I genitori della precaria

Sono qui a contare i soldi per pagare le ultime bollette e mi rendo conto di quanto sia tragica la situazione. Di questo passo, risparmiando al massimo, riesco a tenermi in piedi per tre mesi e se non trovo subito qualcosa sono costretta a tornare a casa dai miei.

E’ davvero difficile tornare dai propri genitori dopo essere state per tanti anni a condurre una vita in qualche modo indipendente.

Quante sono quelle che come me rischiano di tornare a fare le “figlie” dopo aver vissuto da sole? Secondo me tantissime. E non deve essere una bella cosa.

E’ difficile restare in piedi se sei sola, se hai un figlio da mantenere, se avevi investito tutte le risorse stupidamente in una relazione che è andata in pezzi. Ed è così che tante tornano da mamma e papà, con la vita in mano, con l’idea terribile che da quel momento in poi tutto sarà più difficile, che sarà quasi impossibile tornare a recuperare un po’ di indipendenza.

I genitori non sono una brutta cosa. Sono la “famiglia”. L’ammortizzatore sociale. Come quelle della mia generazione non riusciranno mai ad essere per quelli che verranno dopo.

Però è davvero impensabile per me immaginare di dover smontare tutto, infilare le mie cose dentro gli scatoloni, che finirebbero inevitabilmente dentro un ripostiglio umido e ammuffito, dovermi di nuovo confrontare con le abitudini di due persone adulte delle quali ho profondo rispetto e che non posso modificare neanche volendo, dover rinunciare a piccoli ritagli di autonomia.

Ascoltare la musica che mi piace senza dover indossare una cuffia, cucinare qualcosa senza dover scontrarmi con mia madre che mi sorveglia a vista perchè io non riponga gli utensili in un modo che a lei non piace, fare l’amore quando ne ho voglia e con chi preferisco.

Quanto costa l’indipendenza? Cosa sono costrette a fare le donne precarie di oggi per riuscire a vivere in modo decente? Sposarsi? Cambiare identità? Nascondere i propri desideri? Rinunciare ai propri bisogni?

Per fortuna non ho un padre che mi dice che se devo stare in città a fare la cameriera allora posso tornare a dare una mano in famiglia. Che culo, eh?

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5 responses to “I genitori della precaria

  • antonella policastrese

    C’è chi deve fare ritorno in famiglia. C’è chi ha barattato da tempo la propria indipendenza, rimanendo relegata in uno spazio che non è il proprio,ma ti è ostile e lo devi occupare perchè non sai davvero dove andare. E così anche se quello che avevi costruito aveva la solidità di una roccia e non lo è stato, devi accettare la legge maritale senza nemmeno lamentarti. E questo sarebbe niente se non ti sentissi assalita da problemi economici grandi quanto una voragine che forse non si risolveranno mai e devi convivere con lo spettro della miseria e di quello che avresti voluto essere e non hai potuto essere…. Pensare, creare, muoversi, tutto si traduce in una strada in salita, dove se metti i piedi in fallo rischi di finire nel dirupo. Ti chiedi e ti richiedi cosa ti ha impedito di spiccare il volo e la risposta è quantomai semplice scontata:Mancanza di lavoro.. le condizioni di una realtà tribale non lo hanno permesso. C’è chi deve rientrare all’ovile per un lavoro che ha perso. C’è invece chi ha fatto prima a invecchiare senza poter entrare in un processo produttivo vero. E il peggio è, che tanti giovani saranno costretti a sperare di poter cavalcare un’onda la grande onda ormai diventata solo una maretta piccola, visto lo stato di precarietà al quale noi e loro siamo condannati Lo stato delle cose è pessimo e i racconti le esperienze di ciascuna di noi dovrebbero servire a scoperchiarlo il vaso di Pandora….Fino a quando sarà così?

  • Malafemmina

    @Antonella,
    da quel che vedo andrà avanti così per parecchio tempo e non mi pare che la direzione stia cambiando.
    Io sono ancora dell’idea che voglio stare con qualcuno per amore e non perchè non so dove andare. o sarei dell’idea che una donna adulta dovrebbe poter vivere da sola senza dover dipendere da nessuno. se ci mettono in questa situazione davvero non so come ne usciremo.
    Io sono ottimista. Spero di farcela.

  • antonella policastrese

    @Malafemmina. Quello che dici è molto bello. Lo condivido. La penso esattamente come te. Cerco di essere ottimista anche io per quel che posso, pur se non è facile. Determinarsi è fondamentale per ogni soggetto pensante. Dar vita ai propri sentimenti ancora più importante.Ma ho l’impressione che ognuno di noi senza accorgersene per mancanza di coraggio,a volte rinunci alla parte migliore di sè, facendosi assorbire nella Quantità, fatta di numeri, formule che non ci azzeccano un bel niente con esperienze di vita vissuta. Puntualmente finisci per accorgerti che quel grumo di sensazioni, emozioni, come rabbia, gioia, felicità o infelicità stanno da tutt’altra parte. Anche se parlo così c’è sempre in me il profondo desiderio di seguire la luce in fondo al tunnel, nella speranza di essere presto fuori..

  • Malafemmina

    cara antonella,
    faccio tesoro di quello che mi stai dicendo perchè so bene che rischio di farmi assorbire anch’io dalla quantità invece che dalla qualità.
    tuttavia sono contenta. oggi è il secondo giorno di questo blog e mi sento un po’ meno sola e meno in colpa per questa mia situazione. lo so che non è niente e che si tratta di cose che in concreto non mi cambieranno la vita ma intanto cambiano il mio umore e chissà che questo non mi predisponga a qualcosa di meglio. 🙂
    ti mando un abbraccio. grazie per essere venuta a trovarmi.

  • antonella policastrese

    @malafemmina..Infatti è già importante non sentirsi soli e sapere che il tuo disagio è quello di tante altre donne come te. Questo mi fa sentire meglio. Ecco perchè quando non ho l’opportunità di non potermi collegare vado in tilt. E’ così come dici tu. Sono contenta di essere approdata su questa riva e aver fatto conoscenza con persone come te.

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