Precarie e web

La precarietà è quella cosa per cui anche andare a vedere un concerto, una serata a teatro, un cinema, è un lusso.

Quando non ho soldi per le mani non posso andare anche se vorrei. Quando ce li ho non vado per risparmiare. Come me ci sono tante persone che usano il web per vedere quello che si può. Lo streaming aiuta, così come lo sharing del materiale disponibile.

Mi sembra davvero che se c’è una cosa alla quale oggi donne e uomini precari come me non riescono a rinunciare è l’informazione. E poi penso a questa nuova classe di precari. Noi, i nuovi poveri. Quelli che non possono accedere a niente. Che non hanno diritto a nessuna risorsa abitativa pubblica almeno finchè non hanno almeno un marito e tre figli a carico. Che non hanno diritto a chiedere nessuna attenzione perchè in Italia non esiste niente che garantisca sussistenza per chi non ha lavoro.

Perchè le persone come me, che vivono di contratti precari, non hanno diritto a niente. Niente cassa integrazione, niente contributi di disoccupazione. Niente di niente. Finisce il contratto e puff, tu non sei più niente. Se prima questa modalità era dedicata a quelle categorie di libere professioni, per quanto questo accadeva con parcelle molto diverse, oggi è una situazione generalizzata.

Sapete qual è la cosa positiva? Che abbiamo un livello di istruzione superiore alla fascia di precarietà di altre generazioni e che siamo intelligenze in libertà. Pericolosissimo.

Moltiplicate all’infinito le parole che ciascuna di noi può pronunciare qui o in qualunque altro posto. Si ottiene un effetto incredibile. Dovranno pagarci per farci smettere.

Devo dirvelo. In poco tempo il mio umore è cambiato. So di non essere la sola a vivere cose di questo tipo (grazie alle splendide persone che sono venute a trovarmi) e so anche che accidenti non dipende da me.

Sicuramente sapete come ci si sente in colpa nei confronti delle persone che ti stanno vicino o della famiglia, come se la disoccupazione fosse una punizione che ti sei meritata invece che una ingiustizia che subisci da parte di chi ti sfrutta. Perciò l’autostima è una cosa essenziale.

Vado a fare il mio turno di aiuto bar, in nero, del week end. Finirò all’alba ma potrò fare la spesa per una settimana.

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3 responses to “Precarie e web

  • antonella policastrese

    C’è una cosa che condivido. La precarietà fa si di non poter accedere neanche al Web e il web può aiutarti a farsi una ragione di ciò che sei cioè un nulla. Ma quando non riesci a garantirti nemmeno quello, per via di bollette non pagate e insieme a questo diventa anche un lusso respirare ,quando ti accorgi di non sapere se appartieni al genere femminile, che forse sei un surrogato non certo un individuo, cosa senti dentro di te? Rabbia rabbia pura e voglia di non dire niente.Tacere perchè solo quello ti spetta.

  • Malafemmina

    cara antonella,
    per accedere al web non hai bisogno di una bolletta. esiste la connessione prepagata. se hai soldi ce l’hai altrimenti niente. costa quanto una ricarica telefonica e ti dura un mese o anche di più a seconda della opzione che scegli.

  • antonella policastrese

    molte volte ho fatto così….

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