Io esisto

Pranzo domenicale in famiglia.

Quando succede devo inventare mille stratagemmi per evitare di parlare della “mia situazione”.

L’atmosfera è della serie “non ne parliamo ma tutti sappiamo come stanno le cose… ma oggi è festa e dunque ti lasciamo in pace… ma prima o poi dovrai mettere la testa a posto…”.

Mi immagino a camminare per i viali mentre gioco a rimbalzo con la mia testa. Biricchina d’una precaria.

Mi viene spesso voglia di prendere la mano di mio padre, guardarlo negli occhi e dirgli “vuoi parlarne sul serio? Parliamone, fino in fondo e vediamo chi è che fugge e rimanda…”.

Perché un po’ mi scoccia pensare che passi l’idea che tra tutti sarei proprio io l’adolescente che evita di affrontare il problema, come se non ci pensassi abbastanza.

Vuoi che ne parliamo, papà? Allora parliamone.

Io della precarietà non so che farmene. Ne ho abbastanza di dover fare i conti con le spese a fine mese. Ne ho abbastanza di sentirmi ricattata dal mio boss del part time al bar che mi chiede di fare qualunque cosa, dall’intrattenere i clienti con conversazioni intelligenti alla pulizia del cesso, tanto lo sa che non posso dirgli di no.

Ne ho abbastanza di trotterellare da un posto all’altro per rispondere ad annunci improbabili che mi chiedono di essere pressappoco perfetta e poi mi propongono cose da denuncia penale.

Ne ho abbastanza di sentire il fiato sul collo dal tizio con cui faccio sesso “perché così dividiamo le spese” e ne ho abbastanza degli sguardi genitoriali, che a tratti somigliano a quelli degli avvoltoi che aspettano che io muoia per poi spolpare la mia carcassa.

Ne ho abbastanza di sentire mia madre che dice che se restassi sotto il vostro stesso tetto tutto sarebbe più semplice, perché così ci si potrebbe aiutare a vicenda.

E se proprio dobbiamo aiutarci non capisco che differenza faccia se resto a disposizione 24 ore su 24 o se nel frattempo rubo un pezzetto di vita per me.

E no, non mi sposo. E no, non mi scoraggio. E no, preferisco fare la sguattera che tornare a casa.

E non c’entra l’affetto. Mannaggia ai pranzi domenicali che si finisce per discutere sempre delle stesse cose. Vi voglio tanto bene. Mi taglierei un braccio per voi.

Vuoi un rene, papà? Eccolo. Vuoi un polmone? Te lo servo a colazione. Vuoi un occhio? Guarda, me lo stacco e te lo metto sul vassoio vicino ai dolcetti.

Ti regalo tutto quello che ti serve ma se anche fossi cieca, zoppa, malata, in fin di vita, vorrei comunque stare per conto mio. E se vuoi aiutarmi devi convincerti che è là che voglio stare.

E non ricominciare con la tiritera che voi avete fatto tanto. Certo che lo so quello che avete fatto per me. Ti risulta che io abbia sprecato un solo momento? Soldi? Possibilità?

Ho studiato, mi sono laureata. Ho tentato sempre di pesare il meno possibile. Tra il resto del mondo e voi ho sempre scelto voi.

E non fare il dispiaciuto. Non volevo proprio ferirti, lo so che sei arrabbiato con il mondo intero, proprio come me, perché alla fine io e te ci somigliamo. Anzi direi che abbiamo più feeling noi due di quanto io non ne abbia mai avuto con la mamma.

Guardala un po’ com’è impegnata a sistemare le stoviglie una sull’altra. I piatti allineati, che se sgarra di un millimetro viene giù il mondo. Ogni cosa al suo posto, perché avere il controllo sulla batteria da cucina le da l’illusione di controllare tutto.

Ecco, le è caduto il coperchio. Succede sempre. Quel coperchio messo là non va bene, mamma, quante volte te lo devo dire? Vuoi sovvertire le leggi della fisica? L’è troppo concavo, ha la circonferenza troppo spessa, non si infila da nessuna parte. Non sta allineato, non si posiziona. Ma lei insiste, come fa con tutto, perchè alla fine le cose devono stare a posto come dice lei.

Riuscirebbe a tenere dritta la torre di Pisa se solo le permettessero di metterci mano. Costruirebbe qualche barricata attorno e quella torre non avrebbe più nessun motivo di piegarsi, perché la vita va incastrata, così non c’è modo che le cose non funzionino.

Prove e riprove. La vedi, papà? Io non voglio andare avanti con i puntelli che mi reggono mentre sto franando. Vorrei semplicemente rimuovere le cause della frana.

Ed è così che anche tu smetti di restare concentrato sul presente chè alla tua età, poi, hai anche diritto a fare pause mentali, perché tanto c’è la mamma che resta sveglia per entrambi. E davvero grazie per questa breve conversazione perché quando torni ad essere vivo mi sento meno sola. Perché non c’è persona che meglio di te capisce mentre spiego il mio disorientamento senza dover nascondere niente. Peccato che tu non regga più di un quarto d’ora.

Il babbo ha piegato la testa da un lato. Già dorme. Ha la digestione pesante.

“Mamma, faccio un caffè….”

“Si, ma non prendere la caffettiera del mobiletto…”

Dimenticavo che se le sposti un attrezzo le crolla il castello di pentole.

“Vabbè, lo prendo a casa, tanto è già tardi e tra un po’ devo andare al lavoro…”

“Che lavoro?”

“Al bar, mamma, al bar…”

Qualche volta ho l’impressione che finga di dimenticare per obbligarmi a ripeterlo tanto per farmi sentire ancora più inadeguata, sfinita, umiliata.

“Ma non hai detto che hai un colloquio lunedì?

“Si, certo, ma non posso permettermi di perdere una giornata di lavoro prima ancora di aver saputo se mi prendono o no.”

“Mi raccomando, non ti stancare…”

“Non ti preoccupare… scappo!”

Non ti preoccupare, mamma. Non ti preoccupare, papà.

Il mio futuro non esiste. La sicurezza economica è un’invenzione. Io stessa non esisto.

Casa, doccia, mi guardo allo specchio, ho urgente voglia di vivere.

Mi accarezzo.

Mi accarezzo.

Mi accarezzo.

Perché io esisto. E basta!

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5 responses to “Io esisto

  • antonella policastrese

    Noi esistiamo in base a quello che abbiamo, a quanto produciamo. Io non esisto

  • Just Laure'

    …sarà che oggi è domenica, e anche io sono reduce dal pranzetto in famiglia… o sarà semplicemente che ci sono giorni in cui mi sento un pò spompata… ma mi sento triste…questo post è amaro…lucidamente amaro, e tremendamente reale. Un abbraccio!

  • konni

    una volta che te ne sei andata non torni più, è questione di orgoglio ma anche di soddisfazione. io esisto, io posso, io devo (per me). 🙂

  • irisilvi

    Esatto.Tu esisti,non dimenticarlo mai.Auguri.

  • Malafemmina

    essere tristemente lucide aiuta a tenere i piedi saldamente a terra. io non so trovare altro modo per vivere. grazie a tutte. credo davvero che questo blog sia stata la migliore idea che io abbia avuto da che sono precaria 🙂

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