Telefono precario

Non posso spegnere il telefono perché aspetto la telefonata della segretaria della mia nuova datrice di lavoro, Dorotea, che mi chiederà notizie che servono all’amministrazione.

Questo comporta che non mi riesce di trovare un angolo di mondo in cui posso evitare gli squilli di Ernesto e le telefonate di mia madre.

A mia madre devo rispondere perché il tono delle sue chiamate è sempre di chi mi sta comunicando la fine del mondo. Mi fa venire l’ansia anche se so che semplicemente vorrà la conferma che sono andata in quel tal negozio per prenderle quella cosa che piace tanto a lei.

Mia madre è una collezionista di vestaglie. Se le compra, le regala a natale, e dato che è convinta che io resti a non fare niente allora mi affida questi incarichi per avere l’alibi di chiamarmi tre volte al giorno.

C’è una ricorrenza che riguarda una parente. Mia madre le regala la vestaglia. Oramai in famiglia la invitano quando c’è da rinnovare il corredo di biancheria intima.

A Ernesto potrei non rispondere perché so perfettamente cosa vuole. E’ diventato opprimente e più cerco di allontanarlo più si avvinghia come l’edera.

Gli ho detto “pronto”, mi ha risposto “volevo sentirti”, gli ho detto “mi hai sentito”, mi ha risposto “aspetta, ho qualcosa da dirti”.

Gli ho detto “Ernesto, se avevo ancora il vago desiderio di frequentarti, me l’hai fatto passare del tutto”. Mi ha risposto “No no, sono io che non voglio più frequentarti. Te lo volevo dire nel caso pensassi di chiamarmi…”

Gli ho detto “Ah ok, allora è perfetto. Buona vita!”. Mi ha risposto “sei troppo problematica, con te non mi diverto più…”. Gli ho detto “Si ok, sono felice per te.”. Mi ha risposto “volevo dirtelo, sai, perché così non ho l’impressione che ci sia qualcosa in sospeso.”. Gli ho detto “è tutto chiarissimo. Vai con dio, tranquillo.”.

Mi ha risposto “click”. Gli ho detto “click”.

Dopo cinque minuti ha squillato il mio numero. Era ancora Ernesto. Non ha ancora finito la sua dose di rancore acido. Gli concedo il verde, lascio il cellulare sul letto, così lui può parlare e dire quello che vuole.

Ho indossato la mia sciarpa colorata, il mio giacchetto di finta pelle nera. Preso la borsa fatta a mano che mi piace tanto. Esco. Sto uscendo. Sono uscita. Già non ti sento più.

Al primo negozio per telefoni cellulari compro un’altra scheda. Ci sono momenti in cui bisogna cambiare numero. Perché nelle vite precarie anche i numeri di telefono sono precari.

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2 responses to “Telefono precario

  • konni

    troppa gente è convinta che tutto gli è dovuto, anche la nostra anima! mi piace come affronti le cose, a volte per educazione ci incastriamo in meccanismi che poi non riusciamo più a sbarazzarci. ciao konni

  • Cornelia

    Mia madre, anziche’ avere il tono da fine del mondo, ha quello da “dichiarazione – di – guerra – nelle – mani – del – primo – ministro- inglese”, stile Mussolini e con le mani sui fianchi anche se non la vedo!
    Un caro saluto,
    Cornelia.

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