Il mistero della rubrica scomparsa

Mia madre mi chiama.

“Quante ore hai lavorato?”

“Non la so.”

“Cosa hai fatto?”

“Non la so.”

“Ma… sei andata al lavoro?”

“Si si, questa la so. Certo che ci sono andata.”

“E che hai fatto tutto il giorno?”

Stamattina, come d’accordo, mi presento per il primo giorno di prova da trascorrere al seguito della socia Dorotea. L’altro socio l’ho ribattezzato Ubaldo. Così anche voi riuscite a comprendere il filo del discorso.

E’ un misto tra agenzia di promozione e organizzazione eventi, agenzia pubblicitaria, agenzia e basta. Io sono stata assunta, in prova, per due mesi, per curare un progetto tra i tanti che portano avanti. Se sarò abbastanza schiava da farli innamorare di me forse mi rinnoveranno il contratto.

La prima settimana da passare assieme a Dorotea, una donna molto danarosa che ha un sacco di conoscenze nel bel mondo del jet set e che ha la fama di sapere tutto di tutto. Qualcuno dice che è lei a mandare avanti l’agenzia perché l’Ubaldo in realtà non capisce molto del mestiere che fa e segue la parte amministrativa.

Arrivo in anticipo, perché arrivare in anticipo serve a fare bella figura. Dorotea è una donna di mondo, fa le ore piccole per seguire gli eventi, la immagino a dormire la notte tutta incollata di nastro adesivo per tirare la pelle. Si è presentata alle 11.00.

Sono stata due ore e mezzo a guardare il soffitto, contemplare le scarpe della segretaria, rispondere imbarazzata a quelli che mi chiedevano perché stavo facendo anticamera, in attesa di chi.

Dorotea è arrivata e con uno schiocco di dita mi ha ordinato di seguirla. Mi sono sentita la protagonista del film Il diavolo veste Prada.

Si è seduta dietro la sua scrivania. Continuava a chiacchierare amabilmente al telefonino. Mi impone di accomodarmi di fronte a lei. Nel frattempo le scappa di chiamare la segretaria.

“Hai fatto colazione? Vuoi caffè, thé, qualcosa?”

Cioè, lei si è svegliata appena adesso. Ha avuto il tempo di truccarsi, abbigliarsi, forse fare un ora di sauna e massaggio. Io la domenica notte ho fatto le quattro del mattino a lavorare al bar. Mi sono comunque svegliata alle sette. Sono arrivata al lavoro alle nove meno un quarto perché l’appuntamento era alle nove. E lei, candidamente mi chiede se voglio fare colazione quando per me è già ORA DI PRANZO?

“Si, grazie!” – rispondo mordendomi un labbro. Non posso litigare il primo giorno che sono lì. E’ lei che mi paga e avrà avuto una buona ragione per tardare. Spero. “Un caffè, grazie!”

“DUE CAFFE’ E IL MIO SOLITO BREAK … – scusa caro, si, si, dimmi…”

L’urlo mi massacra un timpano. Il mio udito ne risente per vari minuti. La segretaria era appena a un paio di metri di distanza. Il tizio con cui stava parlando avrà avuto un ottimo motivo per non ribellarsi al trauma.

Dorotea è una di quelle donne che si nutre di niente. Il suo break era un toast e uno strano miscuglio macrobiotico verdastro. Indagherò per dirvi di più.

Finisce la telefonata.

“Allora, carissima, sei contenta di essere qui? Ma che carina che sei…”

Rieccoci con il trattamento da barboncino. E dire che mi ero messa una gonna di flanella, anche abbastanza vecchiotta, la calzamaglia spessa sopra la calza di nylon perché avevo freddo, gli stivali, una felpa con il cappuccio sotto la mia giacca di finta pelle comprata a tre pound al mercatino di Camden nel mio ultimo viaggio a Londra.

Mi racconta un po’ di cose la maggior parte delle quali interessanti come può essere interessante conoscere ogni dettaglio dell’intimità dei lombrichi. La ascolto con finta espressione estasiata. Il sorriso da paresi d’imbarazzo in questi casi mi aiuta moltissimo.

Pettegolezzi su tizia, caio, sempronio, braccobaldo, agrippina, la madonna della ciociaria e pure quella della maremma inbufalita di sua nonna, una serie di altre personalità di cui lei ha ovviamente il numero, ai quali da ovviamente del tu, con i quali ovviamente avrò a che fare anch’io. Ovviamente.

Arrivano i caffè. La segretaria resta paralizzata in attesa dell’ordine successivo.

“Consegnale tutto il necessario…” – Dorotea le intima di far presto, poi rassicura me sul fatto che avrò tutto quello che mi serve.

Arriva un portatile nuovo di zecca, una strameraviglia di ultima generazione con inclusa parolina d’ordine per poter usare la connessione wireless. Una cosa piatta che se non mi dicevano che è un telefonino l’avrei capito tra un anno. Scheda telefonica con bolletta che pagano loro. Così ora ho tre numeri di telefono. Quello che oramai è oggetto di stalking, uno nuovo che darò solo a persone fidate e in ufficio, quello dell’agenzia. Mi consegnano anche un altro affare tecnologico in cui c’è spazio per appunti, rubrica, testi e altre cose così.

Dorotea mi dice che poi passerò dall’amministrazione per firmare. Immagino che se non riporto tutto quanto indietro al termine del contratto mi amputeranno le mani, come minimo.

Così Dorotea mi consegna una specie di tesoro che passa di pr in pr. Una specie di scrigno del tesoro da custodire con la vita. La rubrica telefonica con i numeri privati di una serie di persone che solo immaginare che posso raggiungerli mi vengono i crampi allo stomaco.

Dorotea dice che dovrò digitalizzare tutto perchè la precedente Pr, sempre per ingratitudine, ha cancellato la rubrica. Comincio a sospettare che la persona che mi ha preceduto non sia stata pagata. Temo per il mio affitto. Speriamo non sia così perché io non cancello rubriche. Io vado al sindacato.

Dice anche che dovrò seguire un progetto culturale che partirà la settimana prossima. Perciò è essenziale che io capisca perfettamente cosa fa l’agenzia, qual è il metodo che usa e mi orienti tra le diverse competenze per inserirmi e fare in modo che quella rodata catena di montaggio continui a svolgere il suo lavoro.

In pochissime frasi Dorotea mi anticipa queste cose. Poi mi dice che ha un appuntamento a pranzo e mi dice che non ho ancora una scrivania che però avrò a breve.

Mi guardo attorno e temo che sarà difficile che qualcuno degli altri colleghi e colleghe abbiano voglia di cedere il proprio posto a me.

“Io sarò di ritorno verso le cinque del pomeriggio. Tu puoi usare la mia scrivania. Non rispondere al telefono perchè quello è il compito della segretaria. Se però finisci di digitalizzare la rubrica puoi mandare a tutti una e-mail con un breve comunicato in cui ti presenti, dici che per qualunque cosa dovranno chiedere di te e lasci tutti i tuoi riferimenti. Naturalmente pensa subito a fare account su facebook e skype e passa agli indirizzi anche quello.”

Naturalmente.

Non ho il tempo di dire nulla. Digitalizzare tutta la rubrica in mezza giornata. Neanche fossi wonder woman. Mi chiedo davvero come sia possibile che nessuno abbia i file di almeno una minima percentuale di tutti i contatti. La storia comincia ad assumere le caratteristiche di un giallo. Il mistero della rubrica scomparsa.

Dorotea naturalmente non arriva alle cinque. Io faccio una brevissima pausa pranzo, abbastanza snobbata dai “colleghi”, da sola, con un pessimo panino preso al bar di sotto, continuano a digitalizzare, configurare, risistemare.

Mi chiama verso le sei. Io sono ancora lì. Avrei dovuto finire da un pezzo.

“Carissima, scusami, ma ho avuto un impegno improvviso…” – avevo sentito la segretaria spostare il parrucchiere a quell’ora, ecco qual era l’impegno.

“A che punto sei?”

“Sono ancora alla P… scusa Dorotea ma ho fatto più in fretta che ho potuto…”

“Ma no, cara, va benissimo. Vedi che sei bravissima? Quella che c’era prima ha impiegato una settimana…”

‘Azz, a saperlo. Prima o poi dovrò dare un nome a “quella che c’era prima”.

“A domani, mi raccomando porta tutto con te. Il kit è tuo. Ti hanno consegnato la borsa per gli attrezzi del mestiere?”

“Si si, Dorotea, grazie davvero…”

“No, non ringraziare. Sono strumenti che ti servono così potrai lavorare anche da casa… Ciao a domani.”

Anche? ANCHE? Che vuol dire ANCHE?

Oddio, significa che potrà chiamarmi tutte le volte che vuole e dovrò continuare a digitalizzare oltre l’orario di lavoro?

Ma no no no.

Mia madre: “E che hai fatto tutto il giorno?”

“Sono arrivata alla P…”

“???”

“Non puoi capire, mamma, lascia stare. E’ un lavoro difficilissimo.” – rido.

Riprendo a digitalizzare. Ora sono alla T. Che coerenza, eh?

Faccio una pausa. Stanotte finisco. Vediamo domani che si inventeranno per tenermi impegnata mentre Dorotea va dall’estetista.

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2 responses to “Il mistero della rubrica scomparsa

  • Just Laure'

    …io sto aspettando di sapere cosa s’è inventata oggi Dorotea… 🙂
    se qualcosa dovesse andare storto (come immagino sia avvenuto per “quella che c’era prima”)ricorda che hai diverse opzioni di vendetta (oltre a quella tradizionale del sindacato). Potresti: 1. amputarle i tacchi con un seghetto; 2. versarle sui capelli freschi di parrucchiere il bibitone verde. Già solo questo basterebbe per mandarla al manicomio, ma se tu volessi proprio infierire potresti dirle di guardarti mentre bruci con un comunissimo accendino da 1 euro la rubrica in versione cartacea, e contemporaneamente fai la formattazione rapida del computerino in cui tu hai digitalizzato i numeri delle merde di prima classe.
    In ogni caso, spero davvero che tu non debba ricorrere a tanto! E anche se Dorotea mi sembra una di quelle tipe che regnerebbe nella mia personale classifica delle donne da evitare, spero che non sia poi così stronza! 🙂 .. scrivi presto!

  • Malafemmina

    eh 🙂
    oggi ci si è messa d’impegno.
    appena ho un attimo, scrivo. penso di averne almeno fino alle sette pm.

    a dopo. :**

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