Where is Carlotta?

Sono in pausa pranzo. Breve. Oggi ho avuto il badge. L’ho anche timbrato e dunque sanno che sono qui, in ufficio.

Dorotea è passata un paio di volte per darmi istruzioni. Poi è andata via. Gertrude, la segretaria, ogni tanto porta il suo corpo da un altro lato della stanza. Il suo passo si adatta alle marcette militari. Un due, un due, un due, passo. Ogni volta butta l’occhio dalla mia parte per vedere cosa faccio. Evidentemente non basta la telecamera che sta nella stanza.

Ho fatto qualche domanda. Mi hanno detto che è “per sicurezza”. Le telecamere restano sempre accese anche quando il clima è ovattato, come in queste ore pomeridiane, quando tutti sono a pranzo e restano in ufficio soltanto quelli che non possono spendere per un ristorante o sono troppo lontani per tornare a casa.

Io ho trascorso un buon quarto d’ora a masticare il panino guardando la lucina rossa. Ho fatto ogni genere di smorfia. Ridevo da sola. Ci deve pur essere qualcuno dall’altra parte con cui parlare. Penso che ci farò una chiacchierata prima o poi.

L’ambiente diventa comunque sempre più claustrofobico.

Non so se è dovuto alle mie performance in video ma oggi è venuto a trovarmi un impiegato dell’agenzia per dirmi che è un tecnico del computer. Mi ha chiesto se tutto funziona bene. Voleva sapere se ero riuscita a usare i software, a installare tutto e ne ha approfittato per dare un’occhiata alle url dei siti visitati. Per fortuna avevo ripulito tutto quanto, altrimenti avrebbe visto che su faccialibro ho il contatto ufficiale per ragioni di lavoro e anche quell’altro della Malafemmina che sono. Avrebbe visto anche che ho sbirciato il mio blog e questo non va bene per niente.

La mia nuova, precaria, meravigliosa, coloratissima, alla moda, prigione è senza dubbio un esperimento di qualche genere. Io mi sento una cavia, bloccata in questi cubi di cemento che sono le stanze, senza che mai nessuno mi perda di vista.

Oltre a questo mi piacerebbe sapere dove sono nascosti i dati di “quelle che c’erano prima”. Le lavoratrici precarie inghiottite nel nulla a fine contratto. Donne delle quali si omette di pronunciare perfino il nome, giusto perché siano definitivamente dimenticate.

Mi chiedo se ogni volta iniettano uno speciale siero agli altri dipendenti per cancellare la memoria dei mesi precedenti. Deve essere per questo che si trascinano da un punto all’altro apparentemente  efficienti, con sorrisi finti stampati sulle facce, praticamente degli zombies.

Credo che gli altri dipendenti abbiano anche ricevuto istruzioni di non familiarizzare troppo con quelle come me, le precarie di passaggio. Perché altrimenti non si spiega il gelo. E’ il terzo giorno che sono qui e a parte due colleghi, maschi, che mi hanno lanciato occhiate appassionate, poi vedo il clan delle impiegate, Gertrude compresa, che evita accuratamente di rivolgermi la parola, tranne che per questioni formali tipo buongiorno e buonasera, a domani, a più tardi.

A più tardi un accidenti. Mangio un panino da sola da tre giorni e non c’è stato nessuno che mi abbia invitato per andare al bar insieme, per socializzare, per fare due chiacchiere a parte quelle che faccio “per lavoro”.

Penso: Ma come, non siete curiose neanche un po’? Sapete già tutto di me? Se me lo chiedete io vi racconterò gratis mille aneddoti della mia vita in meno di un minuto. Basta solo che mi diciate “ciao” con una percentuale di calore umano superiore allo zero.

Non posso certo dimenticare quello che mi disse il socio che si occupa di amministrazione, Ubaldo, al telefono mentre fissavamo l’appuntamento per il colloquio.

– Cara signorina, deve sapere che lei si inserirà in un ambiente di lavoro giovane , dinamico e armonioso. Perciò noi facciamo molta attenzione ai rapporti umani e scegliamo persone che sappiano lavorare bene in gruppo. Persone che non abbiano difficoltà a inserirsi.

Che tradotto in italiano significa che devi essere stata come minimo abbandonata da piccola, aver superato il trauma dell’abbandono, devi essere abituata a vivere in contesti in cui ti sentirai socialmente orfana senza nessuna smania di attaccamento perché oltre la data di scadenza del contratto c’è il nulla.

Come se le persone non esistessero fuori dall’agenzia. Come se ci fosse una specie di divieto non scritto a familiarizzare e frequentarsi.

Perciò sono sempre più curiosa di sapere che fine hanno fatto “quelle che c’erano prima di me”.

Farò qualche domanda per sapere dov’è lei, per esempio. Si. Dov’è Carlotta?

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4 responses to “Where is Carlotta?

  • Just Laure'

    mmm… il mistero si infittisce… Da domani riguarderò tutte le puntate di Twin Peaks perchè anche lì, seguendo la famosa domanda “Chi ha ucciso Laura Palmer”, si arrivava a delle risposte inaspettate… Continua ad indagare Mala, io voglio saperne di più! T’abbrazzu! 🙂

  • Malafemmina

    yeah 🙂
    Pure io voglio saperne di più. e se comunque non la prendo così penso che non sopravviverò per due mesi. Ti abbraccio anch’io!!! :*

  • Povi

    Allora… c’entra poco con il post ma c’entra sempre. Torno dal mio colloquio formativo e assolutamente preliminare. Quattro ore in uno scantinato puzzolente, umido e freddo nonostante la giornata di sole. Iniziamo (senza sapere per che mansione siamo lì) con un test di cultura generale per cui c’è tempo mezz’ora ma comunque annotano quando consegni perchè qui l’eiaculazione precoce è un pregio. Scopro di sapere molto più di quello che penso di sapere (tra cui anche lo spelling di finestra). Prove successiva, prima individuale e poi di gruppo: organizzare una immaginaria sfilata di moda ordinando in maniera coerente e cronologica le varie fasi partendo dal brain storming, passando per scelta della location, piano economico, contatti con la stampa e recall. Il tutto sotto l’occhio vigile di due psicologi che studiano le nostre pose, il nostro modo di rapportarci agli altri, le scelte concettuali. Poi test psicologico: cosa porteresti su un’isola deserta, come hai reagito all’ultima critica, ti scoperesti tuo padre (questa l’ho aggiunta io). Alla fine, stremati, ci dicono che, in caso di valutazione positiva, ci richiameranno tra 40 giorni per un colloquio di approfondimento (che vogliano anche una visita ginecologica? Dopo questa session sanno più cose di mia madre). Il tutto per… rullo di tamburi… un contratto di due mesi, come apprendista, part time, in orario serale e festivo… come cassiera o magazziniere in un supermercato della grande distribuzione.
    Non ho mai pensato di chiedere alla signora che affetta il prosciutto se ritiene prioritario identificare la location o procedere con lo sviluppo dei contatti e la loro implementazione. Domani vado al supermercato e ci provo. Soprattutto… il Nobel per la Pace il prossimo anno verrà riconosciuto ad una businness developper specializzata in pr e logistic management. Altrimenti detta la cassiera del DiperDì sotto casa.
    Altro che Lampedusa.
    Buona serata Malamica!
    Povi

  • Malafemmina

    @Povi,
    mi hai fatto ricordare di un momento simile. mi hanno coinvolto in questa cosa di gruppo da disoccupati anonimi per un posto di “commessa” per i festivi natalizi in un negozio.
    bisogna parlare anche di questo, si. 🙂
    Buona notte a te, cara!

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