Vorrei cambiare il mondo ma sono precaria

Ieri pomeriggio sono stata alla manifestazione contro la guerra. Ebbene si, perché una precaria che fa fatica a tirare avanti, attualmente con due lavori senza prospettive, tra una cosa e l’altra deve pur trovare il tempo per compiere il proprio dovere militante.

Non importa se in piazza incontri tante persone che lavorano stabilmente, che quando gli parli di precarietà neppure capiscono cosa sia, che certe volte la politica la fanno per mestiere, che possono permettersi il lusso di andare nella capitale a manifestare perchè possono pagare il biglietto del treno sempre più caro, che possono permettersi di partecipare a meeting, incontri, momenti di riflessione collettiva, che poi significa che a dettare le parole d’ordine sono quasi sempre quelle persone che hanno più denaro e che quelle come me non hanno neppure il diritto di critica, semmai mi venisse voglia di avanzarne una.

Quelle come me sentono comunque il dovere di non rinunciare alla lotta. E quando ci si parla si tiene saldamente in alto il pugno chiuso per meglio dimostrare la buona volontà. Pazienza se quel pugno, dopo una pessima giornata faticosissima, se ne sta un po’ ripiegato a metà, come se per sostenerlo si avesse bisogno di un tutore. Ecco si, alla prossima manifestazione i manifestanti di ceto superiore dovranno recuperare delle aste da attaccare all’arto dei precari perchè davvero non ci si fa a tenerlo in alto per troppo tempo.

La precarietà è come scrivere un segno + davanti alla forza di gravità. Ti piega la schiena, ti pesa sulle palpebre, ti viene perfino il seno un po’ più basso, un gluteo cadente, tant’è che per sostenere i muscoli noi precari ci vedi in giro in bicicletta, perché siamo giovani e forti e finchè dura e non ci viene un infarto alleniamo i nostri corpi al the day after, quel giorno in cui ci vedrai in tenuta da guerriglia, a raccattare pezzi di roba usata e cibo avanzato, senza mai dimenticare di sorvegliare le carcasse di quelli che non ce l’hanno fatta, perchè gli eroi sono pur sempre eroi.

Se mi chiedi perchè mi interessa quello che avviene nel mondo ti rispondo: e che ci vuoi fare, sono affezionata. Una che non riesce mai a farsi soltanto gli affari propri. Perchè quando hai problemi ti si attiva la solidarietà a 360 gradi. Diventi ipersensibile. Anche un po’ arrabbiata. Almeno così è per me. Poi ci sono quelli che curano solo il proprio giardino e guardano ogni altro essere umano come si guarda un parassita da schiacciare.

La cosa difficile di questi tempi è trovare uno spazio per raccontare qualcosa di se’. Portare in piazza se stessi, le proprie rivendicazioni.

Chi sono io? Chi sei tu? Perchè devo fare finta di essere felice e realizzata anche quando cammino fianco a fianco a qualcuno che dice di comprendere i disagi dell’umanità?

Ma comprendi solo i disagi di quelli che stanno a diecimila chilometri da te o posso raccontarti anche i fatti miei?

Non parliamo poi del fatto che oramai è diventato un problema anche la gratuità della politica. Se vuoi uno spazio lo devi pagare. Se qualcuno lo occupa viene malmenato. Se ti dai appuntamento per strada ti denunciano per adunanza sediziosa. Così tutti ce ne dobbiamo stare a casa o siamo costretti a frequentare posti che neppure ci piacciono e se ci piacciono non abbiamo tempo di viverceli fino in fondo.

Sono andata alla manifestazione, bicicletta al traino, saluti agli amici, pugno-etto-ino per dire che si eccomi sono tanto militante anch’io, ho ricevuto la mia solita collezione di volantini di gente che ho sempre visto in piazza e che ogni anno si presenta con una sigla diversa.

Ci sono tutti i sottoinsiemi del vecchio partito comunista. Volantini di sinistra ecologia e libertà, rifondazione comunista, comunisti italiani, partito comunista dei lavoratori, proletari, marxisti/leninisti, mancano quelli di sinistra critica, c’è un anarchico, tutti, tranne l’ultimo, a contendersi la falce e il martello o il rosso della bandiera che in certi casi è frainteso con una neutra bandiera della pace.

C’è un signore anziano con un microfono che urla slogan che penso risalgano al tempo di mia nonna. Quando recita il suo rosario diventa tutto rosso. Ho il timore che esploda.

C’è il gruppo che comunemente viene chiamato dei “centri sociali”, tanti, forse tutti precari o forse no. Tanti sicuramente ancora studenti e quindi hanno più tempo e voglia di fare quello che fanno.

Un po’ li invidio perchè a me non è rimasto più neppure il tempo per dedicarmi a cose che pure mi interesserebbero. Si fa fatica a essere precarie come me o come qualche mia collega che s’è fatta pure un figlio e se lo deve mantenere senza sapere dove sbattere la testa.

Si fa una tale fatica che il tempo per se stesse, la propria vita, gli affetti, l’intimità, e poi le rivendicazioni, diventano un lusso.

Anche tenere un blog diventa un lusso e io me lo sono imposto perchè per me è un esercizio di narrazione quotidiana. Voglio guardarmi allo specchio, senza dimenticare chi sono, serve a tenere lucida la testa, se volete, come se fosse una sessione di autocoscienza. Serve a dire a me stessa che non voglio essere invisibile.

Ma la domanda che mi frulla in testa è forse banale. Io ve la giro lo stesso. Come fa l’Italia a diventare migliore, a cambiare, se tante persone precarie come me non hanno la forza, la possibilità, di lottare o se il massimo che possono fare è lottare per la propria sopravvivenza?

Annunci

4 responses to “Vorrei cambiare il mondo ma sono precaria

  • Kameo

    Ho fatto del precariato uno stile di vita. E da quando lo decisi, qualche decennio fa ormai, non ho più sofferto di quelle tipiche angoscie che ti assalgono quando pensi al tuo futuro incerto.
    Non ho un ruolo preciso in questa società, non avrò una pensione, ho rinunciato ad avere figli, posso fare a meno del superfluo ma non della mia libertà.
    Essere invisibili può trasformarsi in una qualità positiva.

  • antonella policastrese

    “Come fa l’Italia a diventare migliore, a cambiare, se tante persone precarie come me non hanno la forza, la possibilità, di lottare o se il massimo che possono fare è lottare per la propria sopravvivenza?”
    E’ una domanda che mi sono posta molte volte. Non è facile quando fai fatica persino a respirare: pensare. Ti chiedi tante volte chi sei, dove stai andando e che senso abbia la tua vita. Pur tuttavia cerchi di non farti schiacciare e nei momenti di lucidità, dici a te stessa che non starsene zitti è importante. Importante perchè anche se non direttamente dai il tuo contributo dicendo cosa pensi, cosa si potrebbe fare e non isolarti lasciando che l’arroganza la prepotenza la facciano franca. Molte volte ho sentito il bisogno di manifestare con la mia presenza, trovarmi insieme ad altre donne e uomini che viaggiano sulla mia lunghezza d’onda, ma quando non sai cosa ti porta il giorno e cosa ti aspetta l’altro ancora, è difficile volere. Respingi i tuoi propositi come se fossero cattivi pensieri e l’unica cosa che puoi fare è chiederti :perchè. Questo è un mondo che non gira affatto bene. Non ti offre nessuna possibilità di riscatto. Tutto si muove in funzione di ciò che hai e se non possiedi niente sei fregata. Ti ritrovi con un pugno di mosche in mano, e comincia a farti male vedere che tanti stupidi imbecilli ti stanno davanti ti pestano i piedi e tu devi rimanere zitta. Scrivo per tenermi in vita. Cerco di stare in una realtà che mi ha negato tutto e a volte faccio i conti con la mia infinita tristezza. Evito poi di guardare indietro. Potrei trasformarmi in una statua di sale. E allora faccio finta che domani sarà un bel giorno che chissà forse anche io potrò avere una fetta di un qualcosa che mi è stata chissà perchè negata.

  • Povi

    Mi è piaciuta un sacco: “Perchè quando hai dei problemi ti si attiva la solidarietà a 360 gradi”. E’ vero. Almeno per me.
    E la cosa incredibile è che quando hai problemi non ti incazzi per le tue sfighe ma ti punge altro. E’ altro che ti fa alzare ed andare a manifestare, urlare, sperare.
    Non sono andata a nessuna manifestazione contro il lavoro precario. Sono una merda.
    Il fatto è che probabilmente vado ancora alle manifestazioni per trovare speranza. Dunque non voglio trovarci gente come me. Voglio gente la cui vista mi risollevi di poco la spina dorsale inarcata. Voglio sentirmi parte di qualcosa di meglio, parte di un miglioramento, propositiva.
    Il precariato non dovrebbe esistere perchè noi, come hai scritto a proposito della carta d’identità, non esistiamo. Il precariato non è una filosofia, un credo, un auspicio. Mentre il pacifismo, il femminismo, il comunis… (anche lui?) lo sono.
    Quindi voglio stare in piazze propositive. Se vedo altri come me non è che mi sento meno sola. Mi sento semplicemente più disperata.
    E allora se si tratta di scendere in piazza per il lavoro… chiamatemi quando la guerriglia è pronta, quando il sanpietrini si infiammano e c’è bisogno di far provviste per la battaglia. Quella vera.
    Siamo ad un punto per cui non si può più cercare un tavolo a cui discutere, rivendicare, cercare un confronto. Orgoglio femminile e pari opportunità (Se non ora quando)? D’accordo. Interventi militari e neocolonialismo belligerante? Ok.
    Ma se mi annulli al punto da non farmi sapere più chi sono l’unica risposta è spaccarti la faccia. Per cui…
    Una domanda. Ma oltre alla manifestazione (giusta e adoratissima) non ci siamo ancora inventati un nuovo metodo di protesta che veramente interessi la rosa empirea di governanti intorno a noi? Qualcosa che li colpisca per davvero, insomma.
    Mi angustia questo fatto.
    Un abbraccio e… occhio alle proposte indecenti.
    Pov

  • Malafemmina

    @Povi

    capisco perfettamente quello che dici!

    starò attenta, in questo periodo sono piena di proposte indecenti. sono troppe. 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: