Gertrude

Non ho ancora scoperto nulla di Carlotta, “quella che c’era prima” e che svolgeva le mie stesse mansioni. Però ho saputo qualcosa di più di Gertrude, la segretaria.

Dorotea mi ha consegnata a lei per meglio interpretare tutto quello che c’è nella cartella “comunicazione” perché su alcune cose ho inciampato senza pietà. La colpa, neanche a dirlo, è di “quella che c’era prima” e se qualcosa andrà storta in futuro la colpa sarà sicuramente mia.

Penso di aver parlato al telefono con decine di manager e un tot di personaggi più o meno popolari. Mi si è aperto, anzi spalancato, anche il mondo delle figuranti alla moda che fanno comparse qui e là e poi guadagnano cifre altissime in serate organizzate nelle discoteche. Sono pur sempre delle testimonial d’eccezione, ma soprattutto sono tra le comparse più ambite per le presentazioni di party di lancio di una campagna di promozione perchè si portano dietro un codazzo di paparazzi mai visto e quando il giornale tal dei tali pubblicherà della tizia che è stata sorpresa a grattarsi le natiche nel party bla e bla saranno costretti anche a dire dove, come e quando e questa è pubblicità indiretta.

A parte questi trucchi del mestiere e a parte il fatto che nel 50% dei casi ho dovuto fare attente ricerche su internet per sapere chi fossero queste persone che a me erano assolutamente sconosciute, in quella cartella della quale mi sono servita per essere assolutamente “spontanea”, come se ci conoscessimo da sempre, come se io fossi nata e cresciuta in quell’ufficio, c’erano incongruenze non da poco. Date sbagliate, curriculum da aggiornare, notizie azzardate. Tutto da ricontrollare.

Non vi dico come è stata contenta Dorotea mentre le facevo notare tutti gli errori. Mi guardava trasognata. Poi si è rivolta all’Ubaldo, l’altro socio, e gli dice “questa ragazza la portiamo con noi… è perfetta…”.

Ubaldo annuiva e Dorotea sorrideva. Io invece niente. Mi sentivo un po’ presa in giro ma pazienza. Le prime due settimane di lusinghe da parte di boss da lavori precari sono prevedibili. Bisogna metterle in conto sapendo anche che quando ci si avvicina alla scadenza del contratto, nel momento in cui non c’è più bisogno di motivarti a fare bene il tuo lavoro, ogni lusinga lascia il posto al ricatto. Un contratto precario bimestrale è meglio che niente e se non fai quello che ti viene chiesto perdi anche il poco che hai.

Gertrude è la memoria storica dell’ufficio. Il suo trucco fa pendant con l’arredamento. Gelida nel temperamento. Antipatica nei modi. Forse è così che diventano i medici che devono restare insensibili anche dopo la morte dei loro pazienti.

Lei è quella che vede chi viene e chi va. Fa la ragioniera della situazione. Rimette a posto tutto quanto. E’ l’unica che sa esattamente quanto guadagna ciascuno di noi perché è anche quella che ha uno scambio di buste paga dal commercialista all’ufficio e viceversa.

Lei sicuramente sa dov’è finita Carlotta. Bisogna che me la faccia amica perchè ha la chiave del buco nero in cui finiscono tutte quelle come me.

Gertrude è secca, intendo magrissima di disponibilità umana. Mentre eravamo costrette a condividere la stessa scrivania, dietro una mole infinita di documenti, lei procedeva all’archiviazione e io commentavo divertita.

Non ci crederete ma sono riuscita a strapparle un sorriso. Non si è sciolto il ghiaccio in cima alla montagna ma si è aperto uno spiraglio. Piccolo piccolo.

Mi ha raccontato di aver visto la tal dei tali in una serata organizzata assieme ad un altro tal dei tali, entrambi popolari così come si intende la popolarità oggi. Io avrei fatto la radiografia dei due cercando di beccare tutti i loro tic e le loro caratteristiche più strane, lei invece è rimasta sorpresa perché lei aveva un vestito tutto storto, fatto male.

Per mezz’ora è stata a dirmi:

“Se io fossi stata invitata a partecipare a una serata del genere avrei messo un abito giusto e non quella cosa orrenda… ”

Mi ha dedicato uno sguardo di intesa, come se stessimo dicendo e pensando le stesse cose. Poi ha continuato a raccontarmi che in certi casi lei, Gertrude, era perfino più bella dell’ospite, perchè si veste meglio, si trucca meglio e bla bla bla.

In fondo questa donna è profondamente invidiosa, immagina di avere delle qualità che potrebbe spendere in quel mondo. Se ne resta dietro le quinte sperando che qualcuno prima o poi la noti e nel frattempo fa la radiografia di tutte le altre. Sarà per questo che osserva le donne con quell’aria glaciale. Sarà per questo che si è sciolta un pochino con me, perché io non competo certamente con questo splendore di donna. Non aspiro a quel ruolo. Io sono niente. Sono solo una che il fine settimana si fa un culo così in un bar e che dal lunedì al venerdì riprende una vita pseudo/normale sperando di poter costruire qualcosa di diverso. Sono solo una che si sveglia la mattina, un po’ stanca, indossa la prima cosa che le capita, raccoglie i capelli come può e con un pizzico di lucida labbra che fa tanto glamour si presenta nel bel mondo in cui deve fingere di portare rispetto ad un mondo di finte star.

“Perché non fai un tentativo?”

Non so perché gliel’ho detto ma mi è sembrato gentile essere solidale e incoraggiarla nella sua aspirazione. D’altronde chi sono io per giudicare i desideri delle donne. Ciascuna può fare quello che vuole purché sia felice.

Lei per un attimo si è sentita apprezzata e da quel momento alla fine dell’orario d’ufficio la nostra collaborazione è stata assolutamente divina.

Abbiamo chiarito i nostri ruoli. Lei sarà una star e io un buco nero. Nient’altro da dire.

Mi ha salutato con un sorriso timido.

In fondo dietro al ghiaccio c’è spesso tanta insicurezza. E’ una persona fragile. Non ho niente in comune con lei ma le fragilità sono il mio pane quotidiano. Non faccio altro che tentare di capirci di più per non restare basita di fronte a tutte le ingiustizie sociali che vedo tutti i giorni.

Sono precaria e sono così. Al mondo c’è posto per tutti. Gertrude farà la parte di Gertrude e Malafemmina farà la Malafemmina. E forse domani potremo bere un caffè insieme.

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