Sono precaria. Dirlo fa bene all’anima!

Faccio una pausa per andare giù al bar a prendere qualcosa per il pranzo. Più tardi non potrò scendere perché partecipo al primo meeting in cui finalmente si parlerà del progetto del quale dovrò occuparmi.

“Gertrude, vuoi che prenda qualcosa anche per te? Un caffè?”

“No no grazie!” – sorride, alleluia. “Scendo dopo, quando voi siete in riunione. Prenderò i caffè per tutti…”

Sono in strada, incrocio una ragazza che non vedo da tempo. Non è proprio una amica ma neppure una conoscente. Lei sa abbastanza di me e io so quello che serve sapere di lei.

Mi chiede come sto, da dove vengo, le dico dei miei due lavori, delle corse, la fatica, il senso dell’ironia che mi tiene in piedi. Perché mentire. Perché raccontare di me che sono perfettamente realizzata, faccio cose strabilianti e presto sarò insignita di varie medaglie al valore. Tutte balle. Ce le raccontiamo di tanto in tanto per stare meglio con noi stesse e ne ricaviamo una enorme solitudine oltre alla vergogna e al senso di colpa per ciò che siamo e che facciamo.

Le chiedo come sta e lei butta l’occhio un po’ a destra e un po’ a sinistra. Fa la vaga. Sfugge. Nasconde la sua precarietà. Mi racconta di finti successi. Mi dice che è tutto ok. L’ultima volta si era lasciata andare in una condivisione del suo umore nero e mi aveva parlato di ansia, attacchi di panico, di fobie infinite.

E ora? Perché si vergogna? Perché si vergogna di me? Le ho mica detto di essere la regina dell’universo. Le ho detto che sono solo una che deve correre a prendersi un panino per riuscire a incastrare anche un pasto in una giornata di lavoro precario.

Magari non le va di parlarne, penso, e io non ho davvero tempo di restare a insistere per farle capire che le sono vicina, che lei va benissimo così com’è. Magari dovrei rispettare il suo diritto alla riservatezza. Sono fatti suoi.

Ma le nostre paure, le ansie, tutto quello che è conseguenza del nostro essere precarissime sono davvero solo fatti nostri?

Non è che nascondendo agli altri quello che siamo non finiamo per alimentare altro disagio e altra sofferenza?

Non è che siamo così convinti che la vita vera è quella che vediamo in televisione, dove i personaggi sono tutti perfetti, riusciti, realizzati, dove il disagio non esiste e quando esiste diventa comunque mezzo di lucro, strumento di spettacolo. Abbiamo così paura di mostrarci per quello che siamo, umani, incerti, imperfetti, a tal punto da negare a noi stesse il diritto a comunicare la verità che ci riguarda.

Quello che ci succede non è colpa nostra. La precarietà è un fatto di cui parlare, che causa conseguenze, anche psicologiche, perché a tacerne tutto diventa assolutamente più difficile.

Che generazione può mai essere quella di chi si assume da sola la responsabilità dei fallimenti?

Siamo noi ad aver fallito o c’è qualcuno che ha creato i presupposti affinché la nostra generazione fosse annientata, sconfitta, paralizzata dalla paura per un futuro incerto?

Vorrei abbracciarla, la ragazza che mi sta davanti, dirle che non c’è niente che io guardi in lei come un “difetto”. Dirle che se anche ha perso un lavoro e dopo mille tentativi falliti ha pure smesso di cercarlo non deve sentirsi in colpa perché è umano. Perché servirebbe un decennio per raccontare la fatica di chi vive la precarietà immaginando perfino di averne “colpa”.

Vorrei dirle tante cose, finisco per dirle solo un “ciao” pieno di sottintesi.

“Ti telefono…” – prendo appunti nella mia agenda ad alta voce. Telefonare a…

“Si, bello, dai. Sentiamoci. Mi farà piacere.” – risponde formalmente.

Poi mi viene il sospetto che potrei involontariamente averle causato altra ansia. Se ha paura ad affrontare la questione, il terrore di non riuscire, il mio accenno ad una telefonata la costringerà a tapparsi in casa e a spegnere il cellulare per paura di sentirmi?

Spero di no. Davvero spero di no.

Torno ad essere arrabbiata. Ecco quello che succede. E’ così che la mia generazione resta sotto controllo. In catene. Nella peggiore galera che possa mai essere stata concepita.

Io sono precaria e dirlo fa bene all’anima!

Gli anelli della catena cominciano a rompersi. Uno alla volta…

Uno… due… tre… quattro…

 

Annunci

4 responses to “Sono precaria. Dirlo fa bene all’anima!

  • Povi

    Amici mi hanno talvolta cazziato per la totale schiettezza nell’ammettere che non arrivo a fine mese. Sono panni sporchi privatissimi e non vanno sbandierati anche se non sono io l’inetta ma la situazione nazionale ad aver determinato la cancellazione di intere generazioni.
    Di norma mi fa bene parlare. Parlarne.
    Si analizza, si scaricano le colpe, ci si dice “ci ho provato”.
    Altre volte – e a questo mi ha fatto pensare la tua amica/conoscente – rifuggo colleghi precari come la peste. Perchè sono stanca e svilita. Perchè dal confronto emerge solo frustrazione e mi viene a mancare la speranza.
    E poi… come cazzo si giustifica il fatto che lavoro tra le 12 e le 16 ore al giorno e non ho mai nemmeno 10 euro per concedermi una pizza non programmata?
    Un’ex sessantottino amico di mio padre, dopo una lunga conversazione sui mali del mondo, mi ha detto “Ma basta parlare di cose brutte e avvilenti. Tu che sei giovane… dammi una buona notizia, troviamo qualcosa per cui rallegrarci”. L’ho guardato incazzata e gli ho risposto: “Vuoi una buona notizia? Non sono incinta! Brindiamo!”.
    Il fatto è che a volte il peso è semplicemente troppo pesante. Non ce la fai più a confrontare le sfighe e al contempo non riesci a trovare niente di allegro e leggero con cui sollevare l’altro.
    Ma chi ci solleva a noi?
    Una bella notte di sesso, viene da dire. Quella almeno e gratis. Sempre se non resti incinta.
    Brindiamo!
    Pov

  • FedericaT

    Come sempre leggerti fa bene all’anima e all’umore… condivido il tuo post!

  • Kameo

    Voglio lasciare qui alcune testimonianze da un altro sito che trovo utile al completamento del quadro sulla questione precariato
    http://vitadastreghe.blogspot.com/2011/04/precariato-come-ti-salva-il-matrimonio.html#more

  • Sono precaria. Dirlo fa bene all’anima! « Malafemmina | sanchiricotoday

    […] Sono precaria. Dirlo fa bene all’anima! « Malafemmina. This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink. ← nichi vendola a roma LikeBe the first to like this post. […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: