Sesso precario (che aspira a contratti di stabilità!)

Il mondo è veramente piccolo.

Ernesto. Lo trovo fuori dal bar.

– Ti devo assolutamente parlare!

– E che mi devi dire?

– Fermati due minuti e ne parliamo.

Virginio. E’ a due metri da Ernesto. Anche lui mi aspettava alla fine del mio turno.

– Ti aspetto in macchina così ti do un passaggio.

– Si, arrivo!

Ernesto. Fa la faccia scura. Malafemmina. Non me lo dice ma lo pensa. Lo so che lo pensa.

– Quello chi è?

– Un amico.

– Un amico come me?

– Un amico e basta. Ernesto, devo andare. Sono stanca.

– Ho provato a chiamarti. Hai sempre il telefono staccato. Tua madre mi ha detto che hai un altro numero.

– Hai chiamato mia madre?

– Avevo paura che ti fosse successo qualcosa…

– Ma vedi di finirla. Sei in piena crisi di astinenza. A chi vuoi darla a bere? E’ chiusa. Anzi, non è mai iniziata. Fattene una ragione.

– Non ne hai il diritto.

– Prego?

– Voglio dire che non pensi a quello che sto provando.

– Lo capisco. Ma il punto non sei tu. Il punto è che questa è la mia scelta. Per un po’ abbiamo fatto sesso. Ci è piaciuto. Sei diventato assillante, ossessivo. Ora mi fai pure la posta fuori dal lavoro. Non cambio idea. Rassegnati.

Virginio.

– Tutto bene?

– Si si, sto arrivando…

Ernesto.

– Posso accompagnarti a casa io.

– Ma non ci penso nemmeno. E poi… non avevi detto che stavi a posto così, che non volevi sentirmi, che era tutta una figata?

E’ nervoso. E’ anche triste.

– Ernesto, devo andare. Per favore non chiamare più mia madre. Non chiamarmi più. Pensa alla tua vita, sii felice e lasciami in pace.

Gli volto le spalle e mi dirigo verso Virginio. Ernesto si affanna a raggiungermi e mi abbraccia. Forte. Non respiro. Divento di ghiaccio. Non riesco a essere comprensiva nei confronti di chi non rispetta una mia scelta. Mi infastidiva la sua invadenza. Mi opprime ancora adesso.

Quella freddezza è inequivocabile. Ha rovinato anche quel po’ di amicizia che c’era. Sempre peggio. Sempre peggio. Si sta cacciando in un vortice che trascinerà giù lui e me.

– Oh Ernesto, ripigliati! Reagisci. E’ andata così. Non rovinarti la vita per questo e non rovinarla a me. Smettila con questa ossessione. Se mi cerchi di nuovo io ti denuncio.

Apro la portiera. Salgo in macchina. Virginio mette in moto. Parte.

Non mi chiede niente. Non gli dico niente. Lo conosco a malapena. Apprezzo che non abbia fatto il macho-man.

Apro lo zaino. Tiro fuori dentifricio, spazzolino, colluttorio.

– Vuoi venire da me?

Ride. E’ un si.

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