Che lavoro fai? L’ansiolitico del boss!

Settimana infernale. Giusto il tempo di guardare faccialibro, di condividere qualche link, di leggere notizie su cose che mi hanno lasciata sgomenta.

Ma la precarietà non lascia tempo per emozionarsi e riflettere. Tutto corre a velocità terribili ed è così difficile a volte trovare il senso delle proprie giornate quando ci sarebbe bisogno di fermarsi a pensare.

Il progetto di cui devo occuparmi ha preso il via. Mi ha travolto come un fiume in piena. Mi trovo sommersa di impegni. Ricevo telefonate a tutte le ore e in ogni momento.

Ho scoperto che Dorotea è una donna ansiosa. Molto ansiosa. Mi chiama cinque volte in tre secondi per essere certa che quella tal cosa è stata fatta.

E mi verrebbe da dire “oh Dorotea, ma se non ti fidi che mi hai assunta a fare?”. Ogni volta mi si presenta con una scusa peggiore della precedente e in un paio di occasioni ho avuto il timore che stesse per avere una crisi di panico.

Capisco che la mia funzione è decisamente estesa alla cura della sua salute psichica e non so da quale parte del mio curriculum abbiano tratto che io potessi assolvere a questa mansione.

Ha bisogno di essere tranquillizzata. Devo badare che non vada fuori di testa e temo che prima o poi si faccia esplodere qualche accessorio siliconato per l’eccesso di tensione.

Me la sono vista davanti l’altro giorno in ufficio, a momenti le schizzava via una tetta, e la sua versione di donna/jukebox era da oscar.

E l’hai mandato il comunicato. Si. E l’hai fatta quella telefonata. Si. E l’hai chiamato quel tizio. Si. E l’hai mandato il comunicato. Siiii, ti ho detto siiii. E mettimi in cc quando mandi le e-mail così non ti stresso con queste domande. Dorotea, tu sei sempre in cc. Sei in cc tu, Ubaldo, il signor C., Gertrude, e tutta la squadra di creativi. Va bene, abbi pazienza. Ma io HO pazienza. Lo sai vero che sei bravissima? Grrrrr…

Poi piagnucola e mi dice che ha avuto una pessima giornata, che se il progetto non funziona perde il finanziamento, che tutto deve andare magnificamente e io continuo a dire a me stessa che questa storia durerà due mesi. Appena due mesi. Comincio a capire dove è finita Carlotta e dove sono finite tutte le altre prima di me. Al manicomio, che se non c’è ne hanno aperto uno apposta per metterci dentro le ex collaboratrici di Dorotea.

In tutto ciò ancora mi sfugge quale sia la funzione del signor C. che a parte il suo nome non mi pare abbia messo altri numeri in questo progetto.

Siamo solo all’inizio e già temo la settimana in cui il progetto concretamente si svolgerà. O forse sarà la settimana in cui mi divertirò a fare su e giù per accompagnare gli artisti e questo, forse, dovrebbe salvarmi dalle ansie del mio boss.

Giusto per aggiornarvi sulla mia vita privata: Virginio è ancora presente all’appello. Non è un grande amore ma mi fa stare bene.

Le ultime serate al bar, il luogo del mio secondo lavoro precario, in confronto a quello che ho fatto durante questa settimana, mi sono sembrate perfino riposanti.

La mia collega rumena mi sta insegnando qualche parola nella sua lingua. E’ una ragazza che mi piace. Ha carattere. Non si lascia intimidire dalle colleghe. Non ha nessuna intenzione di perdere il posto. Ha smesso di essere gentile con tutte e ha tirato fuori una versione rumena dell’ironia che mi era totalmente sconosciuta. So solo che quando risponde ad una provocazione con una battuta le altre restano ammutolite. Io invece rido.

Credo che prima o poi le farò conoscere Dorotea…

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