La sordità delle cameriere da bar

Ieri sera il mio boss del lavoro al bar ha organizzato un “divertimento” per i clienti. Quel divertimento eravamo noi. Proprio così.

Ci ha addobbate come alberi di natale, un po’ da spiaggia e un po’ sullo stile hawaii e poi ci ha mandate ai tavoli a continuare il servizio dicendo che quella sarebbe stata una fantastica sorpresa per i clienti.

Il boss non è cattivo, a parte qualche palpatina, che fa parte del suo modo di mostrare attaccamento per le sue donne, come se gestisse un harem di lavoratrici invece che un gruppo di instancabili dipendenti, poi è puntuale sui pagamenti, fa la ronda per sorvegliare che nessuno ci molesti, un po’ come quei padri che si arrabbiano se a picchiarti è un’altra persona ma poi a casa ti ripassano con schiaffi e sculacciate a fin di bene.

Un buon diavolo, comunque una brava persona, un onesto imprenditore, come si direbbe dalle mie parti, che si è fatto da se’, quasi quasi potrebbe candidarsi alla presidenza del consiglio.

Lui sceglie dei temi a seconda dell’intrattenimento che può offrire, qualche concerto, le serate, varie cose che per i clienti sembrano interessanti e per noi diventano un incubo fatto di caos, di clienti scalmanati, di gente che dimenandosi rompe bottiglie e bicchieri, di vari decibel di inquinamento acustico.

Ieri sera gli è saltato un concerto e allora ha ripiegato su una serata a tema con sottofondo musicale etnico e cibi in tinta.

Non possiamo dire di no. Fa parte del lavoro e tutto sommato è anche divertente, se si guarda tutto con ironia.

Poi però incontri quello che è venuto per il concerto e vuole la musica a tutto volume e allora l’inferno ricomincia.

Avete una vaga idea del livello di sordità che si acquisisce in quegli ambienti? Avete presente il momento in cui voi, ignari consumatori, mettete piede dentro un locale e pretendete che la cameriera che pazientemente resta al tavolo per prendere un ordine riesca a recepire ogni vostra parola tra schiamazzi, le vostre risate, rumori dappertutto, la musica altissima e la testa che scoppia?

Ecco, quella è la condizione nella quale spesso lavoro io nei fine settimana. Quando poi il boss ci impone di indossare divise d’ordinanza, qualche volta con i tacchi alti (che io mi rifiuto di indossare), o con i fiori tra i capelli che fa tanto bella stagione, o con la minigonna con il marchio dell’azienda scritto sul culo, o con il completino sullo stile camerierina/colf, che fa tanto immaginario porno, la questione diventa ancora più complicata.

Perchè se io sono vestita come mi pare, mi sento più a mio agio, e se c’è un idiota che mi tiene tre ore al tavolo perchè non sa se prendere una birra scura, chiara, un intruglio alcolico, un panino con o senza salsine (fatale è il momento in cui ti chiedono come sono fatte le salsine perché vogliono sapere se c’è qualcosa al quale sono allergici), un pasto x o y, una patatina croccante o un dessert fatto dalla casa, io posso rispondere rapidamente, con senso dello humour, posso dirgliene quattro con ironia e quello ride pure mentre io almeno mi sono un po’ sfogata.

Se invece sono agghindata per recitare una parte mentre devo faticare per sopravvivere tutto diventa più difficile perché ogni travestimento per me implica una perdita di autorevolezza, io divento un attaccapanni, un oggetto, una specie di robot domestico che in più ha l’uso della parola, una cosa non accreditata ad ogni tipo di interlocuzione.

Sono abilitata solo a dire sissignore, nossignore, cosa desidera signore, quanto ne vuole signore, va bene così signore, e anche se dove lavoro io non si usa il termine “signore” comunque il tono da geisha deve essere quello.

Siamo al vostro servizio, il cliente ha sempre ragione, bisogna essere sempre gentili, sorridenti e trasmettere armonia perché la gente viene per divertirsi e non piace a nessuno una cameriera polemica che ha una testa per pensare e che proprio non ce la fa a passare sopra ai brutti comportamenti.

E davvero non capisco chi abbia inventato questo codice deontologico della ruffianeria con il cliente perché secondo me alcuni clienti godono nel sentirsi trattare male, qualche volta li eccita perfino, ma questa cosa la tengo per me perchè se la dico al boss lui è capacissimo di farci indossare una divisa in pelle nera con frustino al seguito.

Tutto questo per dirvi che comunque anche ieri sera credo di aver perduto qualche grado di udito e per consigliarvi, quando siete in un locale dove le lavoratrici vi ripetono per un paio di volte “come, scusi, può ripetere” di non infierire e di far fare l’ordine alla persona più vicina alla cameriera, perché il cliente in fondo al tavolo, state certi e certe, può contare solo sull’abilità della cameriera di leggere le labbra.

Ricordatemi di raccontarvi qualche volta come funziona il dialogo cameriera/cliente quando il cliente è completamente ubriaco.

Buon fine settimana!

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4 responses to “La sordità delle cameriere da bar

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