Metamorfosi precarie

Quant’è strana questa ragazza che invece di usare i momenti di pausa per andare al mare ruba una postazione all’internet point e si mette a guardare dove va il mondo.

E’ l’acuta riflessione del tipo che sta alla reception, colui che mi concede qualche minuto in una cabina caldissima in cui è possibile connettersi a internet. Wireless qui è una specie di parolaccia. Quando l’ho chiesto l’hanno scambiato per uno sport e mi hanno detto che volendo potevo fare windsurf.

Ma lui, il tipo alla reception, di cose ne sa parecchie. Ha il sopracciglio consapevole ed è di quelli che normalmente non gli rivolgerei la parola, perché ha la parlata da servo, la posa da servo, riverisce e parla, parla e riverisce, addestrato ad essere gentile, immagino sia devotamente incline ad usare uno speciale altare privato e casalingo per sfanculare tutto lo sfanculabile.

Qui la solitudine è una compagna che ti fa guardare le persone in modo diverso e questo tizio, stempiato, con una faccia anonima, un sorriso fasullo, lo sguardo abbastanza inespressivo, mi sembra quasi interessante.

Quando mi fermo qui mi porge un quotidiano, e due secondi fa, dato che sa che per venire qui devo saltare il pranzo, mi ha portato un piatto misto con vari assaggi, preso non so dove.

E’ attento, e mi viene in mente che dietro quell’andatura servile possa esserci un uomo che ne ha vissute di cotte e di crude.

Ed è a questo punto che devo fermarmi, perché la sindrome da crocerossina ogni tanto ce l’ho anch’io e vorrei evitare. Proprio lo vorrei.

Mi metto in ascolto. Sta parlando al telefono. E’ sicuramente uno del sud. Di colpo cambia parlata. Diventa sciolto, dinamico, allegro, perfino. Parla uno slang che non capisco. Ma ecco che afferro due parole. “…chi t’è muorto…”. Poi si avvicina una delle ospiti dell’hotel e riecco la metamorfosi: “prego, signora, desidera?”

Quanto tempo mi ci vorrà per scoprire chi è tutta questa gente che finge di essere altro per guadagnarsi il pane?

Devo andare. Alle 15.00 in punto abbiamo la canzoncina per la digestione delle ospiti post-pranzo. E’ qualcosa di osceno. E osceni sono i balletti che dobbiamo fare.

A presto!

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3 responses to “Metamorfosi precarie

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