I burqa delle ragazze precarie

“Avresti dovuto avvisarmi subito…” – è il boss capoanimazione che parla. Gli ho appena detto di quello che è successo con l’adolescente dall’ormone straripante.

“E quando? Mentre mi tastava perchè l’hai fatto partecipare ad un gioco scemo? Quando mi ha trascinata via senza darmi il tempo di fiatare? Avrei dovuto urlare? Attirare l’attenzione di tutti?

“no no…”

“Ah ecco, perchè certo, se tutti si rendevano conto che il villaggio non è questa oasi di pace che vuole sembrare e che le animatrici hanno voce, testa e possono anche dire di No finisce l’illusione, non è vero?”

“non esagerare…”

“esagerare? C’è un tipo che mi molesta da due giorni e io esagero?”

“comunque dobbiamo parlarne con il direttore…”

Non so perchè mi viene in mente fantozzi e la sedia in pelle umana. Ufficio enorme, luminosità stile paradiso e cori angelici tutt’attorno.

Il direttore del villaggio turistico non è il proprietario. E’ un dipendente, un dirigente, uno yuppie vestito casual che avevo visto aggirarsi per il bar la sera.

Ci invita ad entrare. Il suo ufficio non è nulla di eccezionale. Lui ha la esse difettosa. Effettivamente qualche volta sputa mentre parla.

Il mio boss gli spiega quello che è successo. Già pregusto il momento in cui il direttore mi dirà che se andassi in giro un po’ più vestita forse non mi molesterebbero, a quel punto gli faccio vedere il contratto dove si dice chiaramente che devo indossare i “costumi di scena” tutti rigorosamente succinti.

Invece non dice niente. Poi sospira.

“Avete fatto bene a venire da me. Se quel ragazzo avesse intenzione di lamentarsi di ciò che è successo sappiamo cosa fare…”

Ho un punto interrogativo in faccia. Il boss gli chiede di spiegarsi.

“tentiamo di rendergli la vacanza più piacevole. lo inseriamo in qualche torneo o che ne so così dimentica tutto e va via felice…”

Non riesco a trattenermi.

“tutto qui?”

“prego?”

“cioè, finisce così? gli diamo un premio perchè mi ha messo le mani addosso? secondo lei questo è il modo per fare capire che le animatrici non sono oggetti?”

“signorina quel ragazzo è un po’ vivace, ha sicuramente sbagliato ma la nostra politica è di soddisfare al meglio ogni desiderio dei clienti e in questo caso dovremo fare qualche sforzo in più…”

“allora dategli in pasto qualche donna, perchè è quello che vuole… avete un giro di prostituzione da queste parti?”

Il boss mi fulmina con un’occhiata. Il direttore sorride.

“lei è un bel tipo, sa? una lingua davvero tagliente… ma non accetto la sua provocazione.”

“la mia non era una provocazione…”

Il boss balbetta qualcosa per giustificarmi.

“vuoi vedere che alla fine lei manderà via me?… perchè sia chiaro sono io il problema e non il gruppo animazione…” – almeno tranquillizzo il boss che gocciola sudore di vigliaccheria da un bel po’.

“io non mando via nessuno. lei è una gran lavoratrice. i genitori sono contenti e chiedono sempre di lei perché fa ridere i bambini. non si lamenta per la fatica e tutti sappiamo che qualche sera fa ha aiutato una nostra dipendente al ristorante…”

Non so che dire. Ci prova con la lusinga. Penso solo che lui sia un gran paraculo.

“ma l’alternativa sarebbe rimborsare i soldi a quel ragazzo e rimandarlo a casa. glielo tolgo di torno, lo consegno agli istruttori. è giovane e sudare gli farà bene e loro sapranno come farlo divertire. avrà meno tempo per bere e, mi creda, la sera sarà così stanco che non avrà voglia di molestare più nessuno.”

Dovrebbe fare il politico. La rigira come vuole per non perdere il consenso. Io vorrei che quel tipo soffrisse e lui mi descrive le torture cinesi. Infine annuisco. Mi sembra un buon compromesso. Lui comincia a guardarmi in modo strano, quasi interessato. Sarà uno di quelli che se gli dici che è uno stronzo ti dice “ancora, ancora”. Classico masochismo dello yuppie abituato ad avere figone che gliela danno ad ogni sospiro.

Il mio boss ringrazia. E’ senza dubbio un parente stretto di fantozzi.

Faccio un cenno di saluto con la testa mentre il “direttore” mi sorride.

Fuori, io e il boss:

“se ti inchinavi di più potevi pulire il pavimento…”

“ma piantala… avresti dovuto ringraziarlo tu. poteva mandarci a casa tutti, lo sai?”

“e sarebbe questa la solidarietà tra precari? tutti uniti a sentirci in colpa se turbiamo l’animo del padrone?”

“non ho voglia di parlarne adesso. comunque è risolto. vedi di stare attenta la prossima volta…”

Corre via. C’è il turno di animazione post-cena. Io rallento il passo. Lo faccio apposta. Non ho fretta di riprendere servizio come un militare qualunque.

A me nessuno dice “mostra il corpo e stai zitta” e se sono io che devo stare attenta vorrà dire che mi mostro quando e come voglio io e nel lavoro mi travestirò in modo da essere più brutta.

Arrivo in piazzetta, il boss è già sul palco. Le altre sono tutte pronte. Le chiamo, arriva anche qualche ragazzo. Propongo di introdurre una variazione all’intrattenimento. Ci travestiamo da befane, brutte e coperte fino alle caviglie. Facciamo un balletto ridarello, più per i bambini, li facciamo divertire e poi saltano fuori gli elfi che gli regalano tante caramelle e finte monete d’oro.

Alcune ragazze non vogliono saperne. Un paio accettano. Accettano anche due ragazzi. Ci travestiamo, invadiamo la scena. Saltiamo su e giù per la piazza per stuzzicare i bambini, ce li portiamo tutti dietro in un girotondo canterino e i genitori ridono. I bimbi devono trovare il tesoro. Una moneta, due monete, una caramella, un cestino di caramelle, tanti coriandoli, tante stelline colorate, e ridono, almeno loro, ridono, si divertono, e sono felici.

Abbiamo rubato la scena alle battute idiote del boss, abbiamo fatto un po’ di confusione, lui dal microfono ha cercato di improvvisare mentre noi ci arrampicavamo ai lati della piazzetta. Poi siamo spariti, velocissimi e il nostro numero si è concluso così.

Io sono tornata nel loculo per un ora decente e lui è ancora lì, assieme agli altri, che tenta di far apparire affascinante un altro dei suoi giochi da dementi per persone deficienti.

Giornata piena, non c’è che dire. E il direttore mi ha sorpreso.

Vi lascio e ora che posso farlo esco un attimo a guardare le stelle. Incantevoli. Per questa notte sono tutte mie.

Annunci

3 responses to “I burqa delle ragazze precarie

  • victoryforeys

    Mi piace molto il tuo blog: sei sincera e schietta…e un po’ mi rivedo in te. Ho letto alcuni post sul lavoro di cameriera e vi ho trovato gli stessi ragionamenti che faccio io quando servo dei cafoni che mi chiamano “ehi tu” o peggio, “bambola”, “patata” (!!!). Per fortuna ci sono anche i clienti educati e gentili, con cui è bello fermarsi a fare quattro chiacchiere e che mi chiedono “allora, come procedono gli studi?”, consapevoli che la mia vita non ruota attorno al loro tavolo.
    La penso come te sui villaggi turistici, di fatti li ho sempre evitati (nemmeno i miei genitori mi ci portavano da piccola, optando per vacanze nelle città d’arte italiane oppure, una volta più grandicella, rinunciando proprio a partire per mandare me a studiare l’inglese nei college britannici… benedetti mamma e papà!) sia da turista che da lavoratrice; tuttavia, quando hai l’acqua alla gola, sei disposta a fare qualsiasi lavoro. Ho fatto l’hostess/promoter: un inferno!
    Ho la fortuna di avere ancora una madre che mi può mantenere (mio padre è deceduto che avevo 16 anni) senza farmi mancare quasi nulla, eppure guardo le mie coetanee che hanno una loro auto perché gliel’hanno regalata i genitori, che non hanno mai lavorato in vita loro perché non ne hanno bisogno, che escono tutti i sabato sera mentre io lavoro, e mi sento frustrata, e mi metto a studiare sodo sapendo che perdere gli occhi sui libri probabilmente non mi servirà a niente, perché alla fine è con le raccomandazioni che si va avanti in Italia… e allora faccio un passo indietro e cerco di non pensarci, di vivere giorno per giorno e godermi le piccole gioie che la vita mi offre.
    Un saluto,
    V.

  • Malafemmina

    Ciao V. 🙂
    Grazie per i complimenti.
    a proposito del lavoro purtroppo non potevo fare a meno di accettarlo ma devo dire che ingenuamente, pur ritenendolo faticoso non pensavo lo fosse così tanto.
    Un abbraccio da sorella

  • Le vite laggiù, la mia linfa vitale! « Malafemmina

    […] “ieri ero un po’ distratta da altre storie“ […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: