Io. Non. Svezzo. Adolescenti! (parte seconda)

Sono qui che mi do martellate sulle ovaie. Per sentire qualcosa. In un luogo che sembra avvolto da una nube di superficialità, dove dimentichi perfino che sei nella merda e che hai l’affitto da pagare, le bollette che ti aspettano, che sarai senza lavoro tra qualche mese.

Tutti cantano e ballano e sorridono e tutti sono malinconici, in fondo tristi, ma si divertono perché questo è il nostro compito, far divertire e per far divertire, dice il boss capoanimazione, dobbiamo essere divertiti e divertenti e dunque eccomi a divertirmi un casino, ah ah ah ah, che risate, sono divertitissima, non vedete quanto mi diverto, ah ah ah ah. Da spararsi qualcosa di fortissimo in vena.

L’adolescente che tentava di accalappiarmi l’altra notte è rispuntato dal nulla. Aveva in mano la solita bottiglia di birra (ecco perchè a sera è ubriaco fradicio) e rideva, rideva, rideva.

Si è candidato a partecipare al gioco pre-pranzo, uno di quelli in cui gli uomini devono indovinare qual è la loro moglie dopo aver toccato un tot di ragazze messe in fila una dietro l’altra.

Uno di quei giochi scemi che dai villaggi poi arrivano direttamente nelle televisioni private.

A me è toccato fare la comparsa, quella da toccare per mischiare un po’ le carte. E si che la moglie di un tizio era facile da beccare dato che aveva un diametro un tantino superiore alla media. Con rispetto parlando si intende, ma mi pare che il marito, occhi bendati, ci marciasse un po’ perchè dopo aver beccato la moglie ha fatto finta di non conoscerla e ha continuato a tastare per godersi una mirabile quando minuscola erezione.

Poi è arrivato il turno del ragazzino che alla fine ha messo in gioco una “amica” (chissà dove l’ha pescata) e si è speso proprio tanto, determinato, con un fiato puzzolente e le mani sudate, per regalare a se stesso quello per cui era venuto in vacanza. Non ha scoperto l’amica ma ha indugiato su alcune tra noi.

Ah Ah Ah Ah Ah. Sempre più divertita. Risatissime. Sto esplodendo dalla gioia.

Fine gioco, il cucciolo mi si avvicina e pensando di aver dato prova di grande virilità ci tiene a farmi sapere che lui con le donne ci sa fare…

“uhhh… eccome. me ne sono accorta!”

Mi trascina per un braccio, vorrei liberarmi brutalmente di lui ma temo si scateni una rissa. Spero di sistemarla in modo discreto. Tanto, vuoi o non vuoi, lo stronzo dirà comunque ai suoi amici che si è fatto l’animatrice. E’ venuto a cumulare punti e fosse per me includerei come atto di saluto del villaggio un certificato “trombate eseguite” come qualifica di avanzamento di carriera. Perché secondo quella mentalità è una roba che fa curriculum a prescindere dal fatto che si tratta di esperimenti andati tutti a male, giocati tra eiaculazioni precoci e classiche incompiute.

Mi porta a conoscere i suoi amici, tutti uno più adolescente dell’altro. Un asilo infantile in piena regola.

“Il mio turno animatrice con i bambini è la mattina…” – dico.

Glissano la battuta e cominciano a dire sciocchezze e a fare gli spacconi.

“hai fatto perdere la testa al nostro amico…” – dice uno dei ragazzetti. Ride.

“magari non ce l’aveva neanche prima…” – lo spengo io, adulta e severa.

“ma dai… non si può neanche scherzare….” – replica un altro. Ostenta una faccia da paraculo.

“si si, scherzate pure… ma tu…” – fulmino il bamboccio con lo sguardo – “molla il mio braccio altrimenti mi metto a urlare”

Pensa sia uno scherzo, finge di non capire, mi dice che molla se gli prometto di incontrarlo più tardi.

“scordatelo. devo lavorare.”

“dai… ti aspetto quando finisci…”

“ho detto di no. di te non me ne faccio niente. non mi piaci. non mi interessi, non me ne frega niente di te.”

Sento chiaramente il fragore di qualcosa che si rompe. Forse il suo orgoglio o i suoi testicoli, magari entrambe le cose, non so. Ci pensa un attimo e dopo, la reazione. Mi si lancia addosso e fa per darmi un bacio, lì, davanti agli amici.

Non sapeva lo stronzetto che da bambina giocavo alla “lotta” con i miei vicini di casa e lì ho imparato a schivare e a mollare calci come nessuno.

Schivata e calcio. Sul ginocchio. Non sono riuscita a mirare ad altro perché stava in zona coperta.

Tripla umiliazione. Ora mi aspetto come minimo che mi aspetti al buio, magari assieme agli amici, per vendicarsi. Tante ragazze sono state violentate per questo.

Mi assicuro che stia bene. Lui finge di stare malissimo. Vuole andare in infermeria. Uno degli amici dice che come minimo io dovrei essere denunciata per aggressione. Il ragazzino che vuole accalappiarmi rivela un sano buon senso, o è tattica, non so. Dice che io ho ragione e che è stata colpa sua.

Lo accompagno in infermeria. Ha un livido. Menomale che indossavo sandali, ma di quelli con i plantari comodi, con la punta rigida targati Birkenstock (presi ad una svendita un paio di anni fa). Comunque niente di rischioso.

Lontano dai suoi amici non ha il coraggio di guardarmi negli occhi. Si è sgonfiato, tanto per dire come incide la dinamica di branco negli stupri di gruppo. Ho capito che lo stronzo del gruppo era quell’altro, uno bruttarello assai che si serviva dell’amico più passabile per infliggere giudizi odiosi contro quelle che non la mollano al primo colpo. Uno che già dalla faccia si vedeva lontano un miglio che aveva preso mille due di picche e che passava tanto tempo con se stesso. Lui, la sua mano e il suo trottolino amoroso, tu tu tu tà tà tà.

“ma perchè non pensi a divertirti e non la smetti con queste prove da maschione?”

Mi guarda. Non capisce. Certe volte parlo immaginando che tutti abbiano gli strumenti per capire. Li sopravvaluto, senza dubbio. Correggo il tiro.

“non è un gioco. io sono qui per lavorare. lasciamo stare e smettila di fare lo scemo. è chiaro?”

“chiaro!”

Abbassa lo sguardo. Ha un livido al ginocchio ma sembra una specie di ferito di guerra. Voleva colonizzare il mio corpo ed è stato sonoramente respinto. Un portatore sano di democrazia in terra di Malafemmina. La democrazia degli sfruttatori di chi ti dice di No e non viene mai preso in considerazione.

Lo riaccompagno in piazzetta, sotto l’ombrellone. Lo riconsegno agli amici. Il brutto tenta di dire qualcosa e il ferito (nell’orgoglio) lo ferma.

“Lascia perdere… lasciala stare…”

Tutto sommato il fanciullo ha una sua dignità. Si è reso abbastanza ridicolo e forse ha capito.

Ora mi tocca fare capire al boss capoanimazione quello che è successo nel caso in cui qualcuno mettesse in giro falsità.

Fortuna che c’erano un sacco di testimoni. Pensate a quelle che sono sole a subire cose del genere o anche di peggio. Quante sono quelle che vengono accusate di dire il falso dopo aver subito una molestia?

Notate come mi diverto? Da matti, proprio!

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11 responses to “Io. Non. Svezzo. Adolescenti! (parte seconda)

  • Cornelia

    Gia’, tanto divertimento!
    Pressappoco come uno che va, con “viva e vibrante soddisfazione” dal proctologo con una emorroide bella grossa e dolorosa.
    Questo articolo dovrebbe essere letto dai soliti personaggi ( gia’ citati), i quali affermano che chi lavora in villaggio “si diverte tantissimo”!
    Tristezza!
    Abbraccio,
    Cornelia.

  • Cornelia

    Ps: a proposito del chiarimento con il boss.
    Se e’ una persona “intelligente” e/o sei “nelle sue grazie”, allora avrai il suo appoggio.
    Qualora, invece, sia dotato di cosiddetti paraocchi e/o tu non sia esattamente il suo occhio dritto, allora ti trattera’ come una schiava/lavoratrice che si e’ permessa non solo di rigirarsi ad un cliente, ma anche di mettergli le mani addosso.
    In quest’ultimo caso, come spesso accade, e’ comunque la vittima (tu) che paga.
    Auguri.
    Cornelia.

  • I burqa delle ragazze precarie « Malafemmina

    […] “Avresti dovuto avvisarmi subito…” – è il boss capoanimazione che parla. Gli ho appena detto di quello che è successo con l’adolescente dall’ormone straripante. […]

  • La società precaria e la figa come droga sociale « Malafemmina

    […] Anche qui abbiamo le telecamere, quelle di sorveglianza, “per sicurezza” dicono. Però le telecamere non ti difendono dalle molestie. Devi farlo da sola. […]

  • roberta

    ciao, sto seguendo la tua vacanza perchè linkata da femminismi su fb. Non credevo fosse così molesto lavorare in un villaggio turistico. tieni duro! complimenti per i post.

  • Drew Falconeer

    Questo scritto e’ folgorante. Eccezionale. Lo sto salvando e lo conservero’ a gutura memoria, e per condividerlo con tante di quelle persone che “non je la fanno” a capire. Probabilmente non capiranno lo stesso, ma a quel punto sapro’ che sono irrecuperabili.

    Grazie per averlo scritto, grazie perche’ combatti per te, e condividendo combatti per tutt*.

  • Malafemmina

    Drew, :)***
    grazie a te per quello che fai per te e per me. Grazie per essere qui e grazie alle fem a sud per avermi permesso di sapere quello che stai facendo.
    ti posso toccare? virtualmente parlando! :DDD

    Un bacio

  • Drew Falconeer

    Non avevo mai letto il tuo blog e sto passando la colpevole mattinata a divorarlo invece di lavorare (ho l’immeritata fortuna di essere un assunto a tempo indeterminato). Lo ritengo straordinario, TI ritengo straordinaria, e spero di poterti abbracciare presto di persona al Feminist Blog Camp, giusto? 🙂

  • Malafemmina

    Si che ci sarò 🙂
    Grazie per i complimenti e per fortuna che almeno tu hai un lavoro con un contratto che io non ho mai visto e penso di non vedere mai. pensavo che i contratti stabili fossero esclusiva di persone come certi ministri. allora un po’ di giustizia sociale c’è 😀

  • Drew Falconeer

    La mia e’ una storia strana, Mala. Cosi’ strana che nessun* se l’immagina. Saro’ felice di raccontartela, non appena avremo occasione. Anche perche’ e’ una storia che merita d’essere raccontata, e una storia che a suo modo riafferma alcune delle cose per cui ci battiamo.

    Il mio posto fisso pero’ ha poco a che fare con la giustizia sociale: e’ solo un colpo di fortuna in mare di colpi di sfortuna che mi investirono negli anni 90.

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