La collega e le relazioni indiziarie

Chiacchiere con la collega che dorme nel mio stesso loculo/alloggio. Lei parla, ebbene si. Dice anche cose intelligenti. Ogni tanto si fissa in modalità “paranoia on” ma dopotutto non è male.

Stanotte, prima di andare a dormire e di lasciarmi concentrare sulla mia ora di comunicazione con me stessa, mi ha tenuto un bel po’ a sentire una serie di presunti fatti che in realtà erano sue fantasie.

Tema: gli uomini, o meglio un uomo. Lei ha bisogno di sentirsi appassionata di qualcuno come io ho bisogno di stare fortemente in contatto con me stessa. Si è appassionata di un collega, un tipo così così, simpatico ma niente di eccezionale. Se a lei piace bene così. Lui, almeno per quanto ne so, ha una sua predilezione per altre donne. Tante donne. Praticamente tutte quelle che gli passano davanti.

Ci tiene a mettersi in mostra, a lusingarle, a farle sentire uniche, a provarci insomma. E per il villaggio turistico uno come lui è una gran fortuna perché dal personale in fondo non sperano che una attitudine da gigolò che faccia felici le signore e una “disponibilità” d’animo, diciamo così, da parte delle dipendenti di sesso femminile.

C’è una differenza di genere non da poco in questo perché gli uomini presenti nel villaggio raramente vengono esortati, molestati, o intendono le attenzioni di una donna come indesiderabili. Le donne invece vengono spesso molestate e la massima competenza che si acquisisce in questi posti è quella di dissuadere quanti pensano che tu sia un oggetto di divertimento.

Lui predilige le donne che vagano con lo sguardo malinconico, alla ricerca del flirt da love boat. Le chiama, le invita, le fa ballare. Non ha neanche un grammo del fascino del protagonista di dirty dancing e non è un ballerino ma queste donne, quelle che io vedo qui, non fanno le schizzinose. Vogliono il sogno e lo perseguono ad occhi chiusi, sognando, appunto.

Ma la mia collega di questo non sembra essersi resa conto e dunque mi ha tenuto un tot di tempo a dirmi cose tipo:

“mi ha guardata, non hai visto?”

“no”

“mentre faceva quel gioco con gli ospiti”

“no, non ho visto niente”

“si si, mi ha guardata e mi ha fatto l’occhiolino”

“ma lo fa sempre quando si rivolge al pubblico… acchiappa le signore” – (che tristezza)

“no, sono sicura che l’ha fatto a me”

“ah beh, se sei sicura…”

“secondo me non si fa avanti perché ha paura…”

Ecco. Quando qualcuna mi dice cose di questo genere il mio cervello urla vendetta. Tante donne che sprecano un mare di tempo per alimentare una finzione, un’illusione. Sarà che è tanto più difficile affrontare la realtà ma ci vuole un animo predisposto alle relazioni indiziarie per definire un quadro d’insieme dopo aver immaginato di cogliere un certo numero di presunti segnali.

Sarà che io sono un po’ più terra terra e penso che se uno non ti fila significa che non gli piaci e se invece ti considera tutto è più naturale, spontaneo, soprattutto reciproco, perché mi interessa un tubo a me che lui ha una o più “paure” se non interrogo me stessa per chiarire quali reconditi motivi mi spingono ad apprezzare quell’oscuro personaggio.

“seeeee… ora vuoi vedere che non ti presta attenzione perché ha avuto dei traumi da piccolo?”

“vabbe’, mi prendi in giro… guarda che sono sicura che lui sia interessato a me…”

” ma da cosa l’hai dedotto? non pensi che se uno ha interesse per te fa di tutto per fartelo capire?”

” ma mi guarda…”

“ha gli occhi e ogni tanto tu sei in direzione del suo sguardo… qualcosa di più consistente?”

“…???”

“segnali di fumo? lettere? graffiti? una di quelle giravolte che lui dedica a ogni essere vivente di sesso femminile che respira”

“che c’entra… quello è lavoro… lo fa perché è gentile”

“ah… si chiama così…” – mi trattengo dal dirgli che l’ho visto mostrare “gentilezza” con le mani addosso ad un paio di donne con le quali poi si è inoltrato per spiagge e bungalow.

“con me è diverso…”

“ma diverso come?”

“diverso…”

E si accascia sul letto dichiarando che avrebbe voluto dormire per stanchezza. Non era una scusa. Sono stanca anch’io ma mi è anche sembrata una comoda fuga.

Mi chiedo: chi sono io per sbatterle in faccia la realtà? Ma non è quello che avrei preferito facessero con me quando ne ho avuto bisogno? E se lei non volesse sapere? Semplicemente la ascolto. La ascolto. La ascolto.

Vada per l’ascolto. Per la verità c’è tempo. Mi spiace solo che lei ne sprechi tanto pensando ad un piacione metropolitano.

Crollo dal sonno ed è tardissimo. Domani sarà un altro giorno. Esattamente uguale a quello già trascorso. Stesse stradine, stessa piazzetta, stessi bungalow, stesse facce, stesso tutto. Gli ospiti restano una settimana, due al massimo. Noi invece no. Siamo qui sempre e dobbiamo fare finta ogni volta di essere entusiasti di tutto. Un’idea per rompere la monotonia? Che non sia la droga, naturalmente!

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5 responses to “La collega e le relazioni indiziarie

  • Lorenzo Gasparrini

    Dàje Malafé.
    Mi sono innamorato giocando a tressette dietro un bar. Occhio alla monotonia, può essere sorprendente.

  • Malafemmina

    eh si Lorenzo, so che la monotonia può riservare sorprese ma qui, redimi la vedo durissima. comunque resto in attesa 🙂
    dovesse capitare qualcosa di nuovo sicuramente sarò la prima a notarlo!

  • Crayon

    Scrivi il blog! Adoro la tua ironia: pubblica un libro por favor! 🙂
    Un abbraccio!

  • Elena B.

    Anch’io ho amiche così, della serie “lui ha paura di innamorarsi”… non importa cosa dici loro, non ti ascoltano, vogliono solo essere ascoltate e una conferma, da parte nostra, delle loro illusioni.
    L’ho accettato e ora mi limito ad ascoltarle e fare qualche battutina ogni tanto per sovrastare l’urlo di vendetta del mio cervello.

  • Ho bannato mio padre « Malafemmina

    […] mia collega, quella che con me divide il loculo e che mi regala racconti sulla sua relazione indiziaria, ieri notte era in […]

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