Le vite laggiù, la mia linfa vitale!

Lavori stagionali. La tua vita resta fuori, da un’altra parte. Tutto il tuo mondo è composto da quel minuscolo spazio in cui tutti vivono come se non esistesse nessun altro a parte loro.

Si aspettano i turisti, il nuovo gruppo settimanale o quindicinale, come fossero i re magi, portatori di aria delle città, dei mondi, quelli che a noi mancano.

I turisti arrivano per dimenticare e noi che siamo condannati a restare rintanati qui invece vorremmo che ci parlassero un po’ di come procede la vita altrove.

I nostri ritmi sono sempre uguali, frenetici, non ci permettono di avere un momento per noi. Rubare qualche attimo per scrivere il mio diario significa rinunciare a qualcos’altro.

Ed è un mondo questo, talmente autoreferenziale che si può gioire per niente. Per esempio, stasera l’intrattenimento era tenuto da noi, da un gruppo di patetici ballerini e poi c’era una specie di gruppo gospel.

I ballerini non avevano nessuna sintonia. Andavano ognuno per i cavoli suoi e quello che facevano non era previsto dalla coreografia. Non c’era armonia, in nessun caso. Il gruppo gospel era fatto da quattro elementi, due donne e due uomini. Tutti a urlare per vincere non so quale gara.

Non capisco molto di canto, nel senso che non è la mia professione, ma per quel che ne so il gospel è fatto da un coro a cappella e una voce solista. Se tutti fanno la voce solista chi è che fa il coro?

Avranno stabilito una speciale gara tra loro ma alla fine credo nessuno abbia vinto e comunque sono stati applauditi perché questi turisti, che spendono soldi in sciocchezze ma poi non vanno a vedere un concerto quando sono in città, credo non sappiano distinguere il buon canto dal latrare di un cane.

A loro basta niente: una sosia di una cantante famosa, una showgirl che hanno visto qualche volta in televisione a fare praticamente niente. Poi applaudono anche noi che per volontà del capo gruppo animazione facciamo delle scene che secondo me sono ispirate agli spettacoli delle drag queen, solo che noi non abbiamo la loro classe e non siamo altrettanto bravi.

Ma a proposito di cultura qualche giorno fa ho chiesto come mai qui ci fosse solo un punto acquisto dei quotidiani, in una zona della reception, ma non ci fosse nessuna libreria, un punto vendita, prestiti, sharing book, nulla. E io che ho finito tutto quello che mi ero portata da leggere mi ritrovo a cercare nel web qualcosa che arrivi dal resto del mondo e cerco qualcosa che mi permetta di non congelare il cervello.

Stasera solo uno spettatore era d’accordo con me, a proposito del gruppo gospel. Un musicista, che durante lo spettacolo si tappava gli occhi, poi, in corrispondenza di una stecca paurosa, ha premuto su un orecchio e ha cominciato a ridere.

Mi sono avvicinata e senza bisogno di presentazioni gli ho chiesto che ci facesse al villaggio, come mai fosse venuto in un posto in cui gli ospiti venivano intrattenuti con simili spettacoli.

Ha alzato le spalle e sorridendo mi ha detto: “sono venuto con degli amici… loro venivano qui e io mi sono accodato…”.

Gli ho mollato un “capisco” e lui mi ha offerto un bicchiere di vino.

“E tu? Che ci fai qui?”

“Lavoro…”

“Ah già, vero. Ti ho vista prima sul palco…”

“Terribile, vero?”

“Non così terribile dopotutto, no…” – una mal celata bugia seguita da risata.

Gli ho fatto un sacco di domande. Volevo sapere tutto del suo lavoro, dei concerti, della sua vita altrove, di quella cultura che qui ci è negata. Ho bevuto il vino, abbiamo passeggiato lungo i vialetti, ci siamo seduti sui gradini di un bungalow qualunque, poi abbiamo ancora passeggiato, e nel frattempo lui parlava e io mi nutrivo di tutto, con curiosità inesauribile con una gran voglia di sapere, con un bisogno di linfa vitale che qui mi sta mollando giorno dopo giorno.

Poi qualche convenevole e i saluti.

“per fortuna stasera sei arrivata tu perchè altrimenti avrei archiviato questa serata come la peggiore della mia vita…”

“per fortuna sei arrivato tu perché altrimenti stasera avrei dimenticato che fuori esiste un mondo fatto di persone che hanno interessi un po’ più simili ai miei…”

“io parto domani sera”

“sei qui per il week end?”

“si. sono arrivato ieri.”

“ieri ero un po’ distratta da altre storie

“ci salutiamo qui…”

“si…” – sorrido.

“sono certo che capirai perché non tornerò qui a trovarti”

“certo che lo capirò…” – ridiamo.

“buona notte e grazie”

“buona notte e grazie a te”.

Lui è andato a dormire e io sono venuta qui, nel mio loculo/alloggio, dove posso riflettere e gioire del fatto che finalmente ho trovato un ragazzo che aveva solo il piacere di fare qualche chiacchiera intelligente, uno che non ha scambiato la mia disponibilità per qualcos’altro. Uno che mi ha regalato un po’ di intimità, di preziosi ricordi, di saperi, e lo ha fatto gratis.

Questa dovrebbe essere la normalità, quella in cui posso trascorrere una serata parlando o se voglio stare con qualcuno semplicemente lo dico perchè non ho voglia di essere molestata, perseguitata, insultata, non voglio subire le attenzioni di nessuno. Voglio poter scegliere, la persona, il luogo, il momento, il chi, il cosa, come e quando.

La normalità dovrebbe essere fatta di una donna che vuole scambiare due chiacchiere con qualcuno e di un qualcuno che ha la stessa voglia. Così si realizza uno scambio ben più intenso di un deposito di liquidi, generalmente a senso unico, che segue ad una serie di ipocrisie e comportamenti ridicoli.

Ho fame e sete di quello che succede fuori di qui. Delle vite di laggiù. Raccontatemele, vi prego. Ditemene di più. Ho bisogno di voi. Fatemi sentire per favore che là fuori c’è un mondo che prosegue, nei problemi, nel caos, nella fatica quotidiana.

Buona notte!

Annunci

6 responses to “Le vite laggiù, la mia linfa vitale!

  • Just Laure'

    Mala chiama…. Just Laure’ risponde! Dunque la mia normale vita prevede di farmi passare l’estate (come l’inverno) in città, nella mia caldissima, afosissima città. Non sarò la sola… Posso contare su un nutrito gruppo di amici precari/disoccupati/esauriti, un gruppetto di fanciulli con cui credo che trasformerò l’acqua in birra sera dopo sera… Poi, mercoledì farò un esame, ma le possibilità di superarlo sono pari allo zero, però credo che sarà una giornata divertente da passare fra ignoranti funzionari regionali e vecchi amici resuscitati da qualche tomba di solitudine. Infine, oggi ho detto addio alle zanzare che occupano abusivamente casa mia per trasferirmi a casa dei miei, in quella stanzetta col mio vecchio pianoforte e il poster dei Rancid… in quell’angolo da cui per anni ho osservato il mondo pensando che da qualche parte ci fosse spazio anche per me… ma non so se mi sbagliavo! Tieni duro amica, io ti sono vicina!

  • Crayon

    Anche io lavoro e anche per me quest’anno niente ferie visto che ho vinto una borsa di studio e il contratto iniziava a fine giugno.
    Lavoro in ospedale: al letto 17 c’è un paziente malandato che mi preoccupa parecchio. Al letto 14 una signora cingalese che i miei colleghi si ostinano a definire “srilanchese”….i dottori non leggono molti libri, evidentemente.
    Eccolo qui, uno squarcio sulla mia vita.
    Buona giornata!

  • Ena

    Non voglio perdere l’occasione di parlare a qualcuno della mia vita senza essere interrotta continuamente da quasi sconosciuti che pretendono di saperne più di me sulla mia vita.
    😉 Te la sei cercata.
    Neolaureata, lavoro per un ente a partecipazione pubblica, ergo se resisto per i primi 12 mesi poi sarei teoricamente a posto per la vita.
    Lavoro dalle 7:45 alle 15:23, ma per un’etica mia personale non mi imbosco 20 minuti prima per timbrare appena scatta l’ora, come fanno molti miei colleghi. Di solito finisco il lavoro.
    Il posto di lavoro mi piace, molti colleghi sono simpatici e io sono abbastanza faccia da culo per superare la maggior parte dei problemi quotidiani. Dovrei fare il lavoro dei miei sogni (progettazione), ma per cause di forza maggiore (o scopi arcani che posso solo immaginare) sono stata momentaneamente messa a fare inserimento dati: si aspettano da me che io faccia entrambi i lavori, ma i dati mi prendono tutto il tempo e la voglia di vivere.
    Nel tempo libero sto dando l’esame di stato da ingegnere, tra due giorni l’ultima delle 4 prove. Dormo 4-5 h a notte. Sono stanca.
    Questo esame mi ha rubato metà dei giorni di ferie, ora posso permettermi solo la settimana di ferragosto, che bramo con tutta me stessa.
    Ogni tanto interrompo lo studio per cercare casa (ovviamente in affitto): vado a convivere col ragazzo che ho da 5 anni (il vero precario della coppia, lavorativamente parlando). Abbiamo visto una casina molto carina in pieno centro, perchè siamo ancora giovani, e una birretta a km zero ogni tanto ci sta. In realtà questa è più un’esigenza mia che sua.
    Non vedo l’ora, anche se ho un po’ paura della convivenza, perchè sono un essere umano.
    E perchè, a quanto pare, è convinzione comune che stare con la stessa persona per anni sia una cosa terribile e che tutti rimpiangano l’essere single e liberi e avere spesso avventure sessuali con persone diverse.
    E’ più o meno quello che mi hanno detto tutti, tranne i miei amici che effettivamente convivono o sono sposati.
    Innanzitutto, son tutte cazzate. Secondo di tutto, se la nostra vita si riduce all’eterna ricerca di avventure sessuali con sonosciuti, sballo e approvazione dei pari, allora stiamo facendo un uso ben misero del nostro cervello e del nostro corpo.
    Credo che quest’ultima riflessione potrebbe trovare riscontro nel villaggio turistico.
    Chiedo venia se ho scritto troppo, ma le parole scorrono come un fiume in piena dopo un weekend passato sui libri.

  • Lorenzo Gasparrini

    Quest’anno noi torniamo in Salento, dieci anni dopo la nostra prima vacanza insieme. Adesso ci sono due pupi in più, tutto qui 😀 Sai del mio blog, immagino; è proprio a causa di loro due, due maschietti, che mi è ripresa la voglia di “fare qualcosa”. Non voglio farli crescere con i modelli maschili che ci sono in giro.

    Io rimarrò a lavorare anche la prima settimana di agosto, loro saranno laggiù dal primo (sospiro). Lavoro in una casa editrice dopo aver lasciato l’insegnamento e la ricerca universitaria causa fine fondi (era tutto precariato a contratto, non ho “fatto in tempo” a vincere un concorso…) ma da allora ho almeno ricominciato a studiare e a scrivere come mi pare a me. Condivido volentieri il piacere di una chiacchierata. Quando vuoi, di quello che ti pare, l’email ce l’hai e su FB 8.30-18.00 ci sono sempre (al lavoro 😀 ).

    Dàje Malafé.

  • Malafemmina

    care e cari, non sapete quanto mi sia utile leggervi. Riesco così a tenere la barra dritta, a non farmi stravolgere e travolgere da questo delirio. continuate, vi prego.
    Vi abbraccio tutti/e!
    Grazie!!!

  • La società precaria e la figa come droga sociale « Malafemmina

    […] gli stessi colleghi, per troppo tempo (e per me quasi un mese è già troppo) ha necessità di linfa che viene dall’esterno. Per resistere. Per non morire. Per non farsi risucchiare da deliri che fuori non avrebbero […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: