Ho bannato mio padre

La mia collega, quella che con me divide il loculo e che mi regala racconti sulla sua relazione indiziaria, ieri notte era in lacrime.

Avevamo avuto una serata faticosa ma non particolarmente struggente e dunque non capivo. Poi mi mostra faccialibro e mi dice che ha bannato suo padre.

Pensavo scherzasse ma invece no, era tutto vero. Aveva bannato il padre. Pare che lui e la madre siano divorziati e che lui abbia sul groppone una denuncia per violenze in famiglia.

La madre, in particolare, pare – secondo i racconti della mia collega – che sia sopravvissuta ad un tentativo di omicidio e che la mia coinquilina si sia trovata nel bel mezzo di un litigio in cui il padre faceva il lanciatore di coltelli.

Il giudice aveva già intimato a quest’uomo di tenersi lontano dalla famiglia perché è stato anche denunciato per stalking, ma lui ha continuato. Perseguita la madre e perseguita anche la figlia, la quale ha combattuto non poco con se stessa per riprendersi un suo pezzetto di vita, lasciare la madre da sola senza sensi di colpa (perché teme per la sua vita) e venire via per rifugiarsi in un villaggio turistico che a me sembra un delirio assurdo ma per lei è fonte di una specie di rinascita.

Capirete perciò quale shock ha potuto rappresentare per lei vedersi arrivare dei messaggi di suo padre attraverso facebook. Messaggi patetici, richieste di comprensione, parole dure, un po’ schizofreniche, un alternarsi di lusinghe (tu non sei come tua madre) e di giustificazioni (è stata colpa sua… lei riesce a farmi diventare matto).

Bannarlo e dunque non dargli più la possibilità di comunicare con lei attraverso un semplice click è stata la cosa più immediata che ha avuto l’istinto di fare ma questo significa che lui la cercherà ancora e che non basta che lei non gli risponda al telefono, che banni il suo account, che lo tagli fuori dalla sua dimensione virtuale perché lui potrebbe comunque arrivare fin qui e tentare di contattarla.

Perciò la disperazione, perché proprio non voleva saperne, lei, di essere di nuovo costretta ad affrontare la sua realtà. Ha un trauma da superare e voleva solo viversi un pezzo di vita senza porsi il problema.

Così le toccherà informare la direzione, dire che potrebbe arrivare questo padre che però ha un ordine del giudice che gli vieta di avvicinarsi alla figlia, dire che lui è pericoloso e dunque essere costretta forse a presentare le dimissioni perché nel villaggio la realtà piace poco e in questa dimensione dell’illusione piuttosto che perdere un cliente sono capaci di cacciare via una ragazza in difficoltà.

Io non mi sono mai trovata in una situazione così complicata. Molesta si ma così tragica no e non saprei proprio cosa dire a parte il fatto che ho assicurato alla collega che semmai lei dovesse subire conseguenze sul lavoro rispetto a questo fatto io sarò la prima a fare le valigie assieme a lei.

Anzi la accompagnerò quando andrà a parlare con il direttorissimo, dato che io e lui siamo diventati “amici” (sigh!).

A voi è capitato di dover gestire vicende così complicate?

(Qualunque consiglio sarà gradito!)

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3 responses to “Ho bannato mio padre

  • claudia

    Sarebbe meglio rivolgersi a un centro antiviolenza, magari sanno darti qualche consiglio su come agire nell’immediato, non per mettervi paura ma non è una situazione da sottovalutare.
    Ora ti posto questi link (so ch epotevi fcercarli anch eda sola m anon saprei come altro aiutarti )
    http://www.casadonne.it/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=239&Itemid=129

  • Cornelia

    Ciao,
    effettivamente mi interesso piu’ di mobbing che non di stalking, ma provo comunque a darvi una mano come posso.
    Questo e’ un caso di stalking familiare “con tutti i crismi”.
    Ho trovato dei recapiti che potrebbero esservi utili.
    Purtroppo riguardano solo Milano e Roma, ma se chiamate, magari c’e’ possibilita’ che diano consulenze anche da lontano.
    Vi invio i recapiti per esteso:

    A Milano: “Sportello antistalking” (attivo dal 2009), Largo corsia dei servi 11, (zona San Babila). info@stalking.it. Telefono unico nazionale (il prefisso e’ di Roma anche se l’ufficio sta a Milano!) 06 – 44246573

    A Roma: “Sportello A.ST.R.A ” (anti stalking risk assessement), Via Monte delle capre 26. astra.antistalking@gmail.com 06 – 6535499

    I centri citati si propongono anche come asolto e consulenza psicologica, oltre che legale.

    Spero di esservi stata utile.
    Cornelia.

  • caterina

    Purtroppo io ho una zia e due cugine in questa situazione… e si trovano aldilà dell’oceano negli States.
    Per anni mia zia ha sopportato un uomo violento e qualche mese fa finalmente l’ha denunciato, ma lui pur avendo un’ordinanza restrittiva continua a dare fastidio: ha tagliato i fili elettrici che arrivano a casa!
    Le leggi americane paiono essere molto severe, infatti se mia zia dovesse denunciarlo ancora perchè lui ha violato l’ordinanza finirebbe in carcere, ma lei non vuole farlo x via della figlia minore che non sta accettando tutta questa situazione. Per fortuna la maggiore ha fatto quello che penso sia l’unica cosa da fare in queste situazioni: si è trasferita a migliaia di km di distanza e appena venduta la casa anche mia zia la raggiungerà con la figlia più piccola, che le aggradi o no.
    Ci saranno anche le leggi, ma purtroppo credo che l’unico modo per sopravvivere a queste situazioni sia trasferirsi senza lasciare tracce: è ingiusto, ma credo che davanti al rischio di perdere la vita ne valga la pena. Negli States sono famose le organizzazioni che aiutano le donne vittime di violenza a rifarsi una vita, forse anche noi in Italia dovremmo accettare che la legge e le forze dell’ordine possono far poco e trovare soluzioni alternative: un’ordinanza restrittiva, una denuncia per stalking o per violenze servono a ben poco se il lui violento di turno sa dove andare a cercare le sue vittime, e le cronache lo dimostrano… l’unica via, e lo dico molto tristemente, è scappare.
    Caterina

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