Lui e l’altro: se vieni con me ti faccio tanti regali!

Stamattina, un mio collega, il ragazzo giovane che fa delle cose belle con i palloncini, un animatore che diverte i bambini, mi ha detto che un ricco signore gli ha offerto dei soldi per stare con lui.

Il mio collega non è gay, o meglio, l’ho sempre visto con tante ragazze attorno, ma in ogni caso non è proprio il tipo da fare il gigolò o le marchette per soddisfare i desideri dei ricconi.

Confesso che questo aspetto mi è abbastanza sconosciuto perché so delle pressioni che ricevono le ragazze carine quando subiscono le molestie di certi uomini ma non so nulla o quasi delle pressioni che possono esercitare uomini su altri uomini.

Mi chiedo perché mai siano abituati ad offrire dei soldi, come sia possibile che un villaggio turistico, dove lavorano persone come me e come il mio collega, tutti precari e mal pagati rispetto alla mole di lavoro da svolgere, possa essere considerato un mercato della carne, una meta di turismo sessuale.

E se qui da noi è più semplice dire di no mi chiedo quanti sono gli uomini come il compratore di corpi (maschili o femminili) di cui stiamo parlando che all’estero possono contare su una maggiore povertà, sul ricatto che ha più presa sulla povera gente.

Chi sono questi individui che pensano di possedere le persone per la propria soddisfazione? Come sono fatti? Come sono fatti dentro, voglio dire? Non si sentono squallidi? Viscidi? Non si sentono delle vere e proprie merde umane?

E in fondo tipi così sono anche più espliciti di quelli che ti invitano a cena fuori e poi pretendono che tu gliela dai, o meglio, gliela vendi, e se tu eri convinta che cena sta per cena e trombata sta per trombata ti rendi conto che per certi uomini tutto quello che ti offrono apparentemente senza interesse è una forma di acquisto.

E i loro regali non sono regali. Quello che ti danno non è gratis. E la questione vale anche per certi che ti sposano e in nome dello status che ti “regalano” pretendono un tot di prestazioni, di servizi resi, di lavoro svolto.

Quando smettiamo di essere mercificati e mercificabili?

Io ho sempre detto che la do gratis e se mi piace. Mi pago la cena, faccio tutto da me, non convivo con nessuno per non essere dipendente economicamente, non voglio essere ricattabile, almeno sul piano privato. Ma vendo ugualmente il mio corpo, altri pezzi del mio corpo, per fare questo brutto lavoro, per fare la cameriera, per fare altri lavori che richiedono maggiore intelligenza e comunque in tutti i casi prostituisco qualcosa, per sopravvivere, per guadagnare quello che mi serve a pagare l’affitto, le bollette, cibo, magari qualche libro.

Non c’è differenza tra una prostituta, una moglie, una operaia, una animatrice di questo mercato delle chiappe che è il villaggio turistico. Non c’è differenza alcuna perché se possiedi un corpo che risulta desiderabile, a seconda dell’uso che intendono farne, dei gusti e dei modelli predominanti, tu sei già una merce.

Sottrarti alla vendita e stabilire regole sulla tua mercificazione (un po’ di braccia si ma la figa no, il cervello si ma la tetta non si tocca) è in generale più una cosa che riguarda la sfera moralista e puritana, che infligge uno stigma a seconda del fatto che tu tieni casto il tuo corpo per un solo maschio (alfa), che una cosa che attiene all’autonomia della tua sessualità e del tuo piacere.

Il mio collega mi ha parlato della sua sessualità, mi ha detto che la proposta indecente del tizio non gli è sembrata neppure così terribile. Perchè forse parlano un linguaggio che li accomuna.

A me sarebbe sembrato un insulto irreparabile perché se io ti dico di no non si capisce perché dovrei cambiare idea se mi offri dei soldi. Per lui invece era tutto abbastanza nella norma.

Che poi mi viene in mente anche che le proposte indecenti che siamo abituati/e a vedere in televisione parlano sempre di uomini virili che mirano ad appropriarsi di una bella donna. Vorrei proprio vedere, televisivamente parlando, se fossero in grado di scoperchiare questa pentola fatta di tabù e di comportamenti machisti nella sfera omosessuale, quanto apparirebbe “virile” un atto di acquisto di un altro essere umano, uomo o donna che sia.

E c’è anche quella componente cripto/gay degli etero che li fa essere così sofferenti rispetto alla vicinanza di un gay ma li fa compiacere, li lusinga quando un altro uomo esibisce una forza muscolare, un atteggiamento che riconoscono, un linguaggio che gli è familiare.

Quante volte avete sentito un amico dire che ha fatto un paio di conquiste tra i gay? E le esibisce come trofei, come se il piacere anche agli uomini fosse un valore aggiunto. Come se fosse un titolo di merito, salvo poi precisare che loro no, a loro piacciono le donne, e non li si può contraddire neppure per dire che il desiderio non è una cosa che puoi dichiarare come fosse una scelta ideologica.

“ma… per curiosità… quanto voleva darti?”

“non l’ha precisato ma mi ha detto che non avrei più avuto bisogno di lavorare al villaggio…”

” ma per una notte soltanto???”

“no, voleva anche che andassi con lui… c’erano gli extra, vestiti, vacanze, auto, non so…”

“insomma ti saresti sistemato… ma guarda che culo!” – rido.

“no, quello non lo vendo. si può tenere tutti i suoi soldi…” – fa come per pararsi da una eventuale sodomia.

“sei pieno di pregiudizi…” – continuo a prenderlo in giro – “dovresti essere più aperto, più moderno, piu trendy…”

“ma sei matta?” – mi spinge con la mano e ride – “e poi era pure brutto…”

“ah certo, perché se invece fosse stato bello…”

E se fosse stata una donna a proporgli l’affare?

Lui fa una pernacchia, mi da un bacio sulla guancia e se ne va.

Non mi dà proprio l’idea di uno che mira ad una forma di esistenza indipendentissima ma questa volta ha resistito. Un punto in più in nome dell’omofobia o dell’intransigenza e della coerenza?

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2 responses to “Lui e l’altro: se vieni con me ti faccio tanti regali!

  • konni

    bellissimo post, fa pensare…

  • sarto82

    “Non c’è differenza tra una prostituta, una moglie, una operaia, una animatrice di questo mercato delle chiappe che è il villaggio turistico. Non c’è differenza alcuna perché se possiedi un corpo che risulta desiderabile, a seconda dell’uso che intendono farne, dei gusti e dei modelli predominanti, tu sei già una merce”.

    Chi sa scrivere come te, è sprecata in un villaggio turistico. Molto brava.
    M.

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