Il sole ai piani bassi

Nel villaggio vacanze, come si conviene, ci sono anche le cameriere d’hotel, quelle che rifanno i letti, che raccolgono l’immondizia altrui, che mettendo a posto le camere sanno perfettamente chi c’era e cosa è avvenuto in ogni stanza.

Sono quelle che sanno se ti sei fatto il bidet o no. Se hai fatto sesso, se hai le mestruazioni, se hai svuotato il frigo bar e ti piace bere la notte, se hai dormito da solo o in compagnia, se la sera ti lavi la faccia o se ti schianti sul letto lasciando l’impronta del trucco sul cuscino, se ti sei depilata, se il costume che hai indosso l’hai appena comprato o se ti porti dietro un repertorio di bijotteria presa al mercatino.

Le cameriere raccolgono tutto, svuotano i cestini dell’immondizia, rovistano sotto i letti quando lucidano i pavimenti, cambiano le lenzuola, ti lasciano le asciugamani pulite e sanno qual è l’odore di quelle che hai inzozzato.

Se solo volessero, le cameriere, potrebbero renderti, a te villeggiante, la vita impossibile. Basterebbe davvero poco, piccoli cambiamenti, minuscoli accorgimenti. Ma in realtà non fanno nulla di sbagliato e sono sempre sotto sorveglianza perchè qualunque cosa manchi da una stanza ovviamente è stata la cameriera, se sparisce l’orecchino da bijotteria tamarra, sarà stata la cameriera, e se l’ospite dell’hotel molesta una cameriera è chiaro che è stata sempre lei, solo lei, nessun altro che lei.

La cameriera, l’aggiustacamera, è un mestiere durissimo, pagato pochissimi soldi, con una considerazione di chi svolge quella professione che nella scala sociale è pari a zero eppure la cameriera viene intimidita, minacciata, perennemente sorvegliata. Per fare la cameriera al piano devi aver frequentato un corso da security e 007. Devi giurare fedeltà al vessillo, alla regina e già che ci siamo pure al sacro vincolo della loggia degli albergatori.

Bada che non manchi niente. Bada che sia tutto perfetto. Bada che gli ospiti non si lamentino mai del servizio. Bada a non lasciarti sfuggire mai nulla di ciò che hai visto nelle stanze.

Stasera una delle cameriere al piano mi ha raccontato una serie di peripezie che le sono capitate e poi mi ha detto che tifa per quella cameriera che ha denunciato il riccone, perchè a lei di cose così ne sono capitate e si ricorda come funziona, chi ha torto e chi ha ragione, e nel contesto in cui si muove lei è la cameriera ad avere sempre torto e l’ospite pagante che ha sempre ragione.

Perchè l’industria turistica serve ristoro, divertimento, comodità e se il cliente vuole prendersi anche una dipendente, se lei si lamenta, sarà lei ad essere licenziata. Nulla viene detto al cliente che in quanto pagante è insostituibile, specialmente se è ricco e spende tanto.

La cameriera che mi ha raccontato le sue storie mi ha anche detto che ha trovato una serie di sistemi per punire i clienti molesti. Per esempio mette delle minuscole e invisibili pietruzze sotto il lenzuolo così il cliente dormirà malissimo senza accorgersi di niente. Oppure aumenta di un tot gradi la temperatura così quella camera diventa una specie di forno. Oppure metterà qualche milligrammo di fastidiosissima sabbia dentro le scarpe e altre cose del genere.

Piccole vendette, stratagemmi di sopravvivenza per il mondo degli inferiori, tanta gente che dagli alberghi alle cucine, avrebbe il potere di rendere davvero la vita impossibile a tutti. Invece sono schiavi, solo questo.

La cameriera schiava è piena di creatività e mi ha detto che fa questo lavoro da tanti anni, sempre in posti diversi, e si è stancata. Vorrebbe mollare ma ha detto di non avere alternative e non ha proprio voglia di arrendersi.

Ce ne sono tante di donne, di persone come lei che sono stanche e vanno avanti, con determinazione, con rabbia. E sapete qual è la cosa buffa? Che lei invidia me. Dice che il lavoro che faccio io è più bello e che vorrebbe essere al mio posto.

Come può esistere una graduatoria delle schiavitù? E’ più schiava lei o sono più schiava io? La mia schiavitù è meglio della sua?

La risposta non siamo riuscite a darcela ma in compenso ci siamo fatte un sacco di risate e per la prima volta da che sono qui ho bevuto due drink che mi hanno resa brilla e allegra.

Pleasure mi ha detto che darmi all’alcolismo non è la strada giusta. Quando l’ha detto mi guardava come a volte mi guarda mia madre. Io e la cameriera gli abbiamo riso in faccia. Forti delle nostre ragioni, del fatto che una volta tanto ci stavamo concedendo un momento di allegria.

Che ne sa Pleasure, splendido amante ma studente mantenuto dai suoi, di cosa vuol dire vivere delle proprie forze?

Si è arrabbiato, non ha capito che io e l’altra avevamo stabilito un momento di divertita complicità, un legame tra proletarie, nulla di più, da schiava precaria a schiava precaria, e io sono tornata a dormire nel mio loculo.

In fondo non mi dispiace. Forse lui sta cercando un modo per avere la forza di partire senza rimpianti. Se produce delle fratture adesso gli spiacerà meno andarsene.

Io non posso farci niente. Nel frattempo penso alle persone con cui ho legato qui al villaggio. La cameriera d’hotel, la cameriera del ristorante, aiuto cuochi e lavapiatti, barman e istruttrice, altri colleghi precari e mi ricordo di quello che tempo fa mi diceva mia madre: “se frequenti persone di basso livello tu rimarrai ai piani bassi…”.

Eccomi mamma, mi vedi? Sto ai piani bassi. Dormo in un loculo, me la faccio con gli schiavi, quelli in catene, sto a ridere delle battute di un immigrato che è arrivato qui non so come e che ha buttato nel cesso la sua laurea per scappare dalla sua terra e venire a fare il lavapiatti. Guardami mamma, io sto bene qui, con questa umanità sfinita, senza prospettive, che combatte, che è creativa, che lotta tutti i giorni perchè è viva, viva per davvero.

A me piace questa gente vera, le rughe, le ferite, le cicatrici, il dolore. Non so come sia stato possibile che io fossi così coinvolta dai bassifondi ma accidenti se mi trovo bene in mezzo a queste persone.

Mi piace ascoltare le loro storie, ogni parola mi sfiora la pelle e le emozioni che ne derivano diventano linfa della quale non posso fare a meno.

Vedi mamma? C’è il direttore che vorrebbe portarmi ai piani alti, ma sai cosa succede a quelle dei piani bassi che vengono “favorite” nelle salite? Che poi si ritrovano sole perchè si sono separate dai propri simili ma non stanno neppure con quegli altri. Perchè il mio modo di pensare non può cambiare e perchè il trucco sta nell’essere adeguata a qualunque piano, basso, alto, e attraversarli per scelta continuando ad essere se stesse.

Non voglio salire i gradini per poi essere ributtata giù da chi mi ricatterà e mi terrà stretta ad un patto di riconoscenza per quei diritti che vengono scambiati per favori.

Non voglio sentirmi sola tra gente che continuerà a considerarmi una schiava.

Non so come la pensano altre ragazze ma stare in basso o in alto è solo un punto di vista, una questione di prospettiva. Chi vi dice che non sia il luogo dove sto io che ha il potere di farti vedere più lontano? E se così è allora non è forse vero che sono io a stare in alto mentre quegli altri se ne stanno nei sotterranei?

Mia madre oramai è rassegnata e comunque è abbastanza soddisfatta di me. Si preoccupa, certo, ma sa anche che so cavarmela.

Io però ogni tanto ci penso e poi guardo l’enorme fatica che fanno alcune per somigliare ad altre meglio vestite, meglio truccate, tanto per essere più compatibili con contesti che personalmente mi lasciano abbastanza indifferente.

Il punto vero è che per quanti soldi io potrò mai avere comunque rimarrò di sicuro ai piani bassi.

Li renderò meno umidi e ci porterò il sole, perchè il sole e l’asciutto meritano di stare dove sto io e non dove stanno quegli altri. Quelli che si accaparrano la luce e ogni altro bene comune e poi ti fanno credere che tu non ne hai abbastanza perchè il tuo rango non lo consente.

Tutte palle. E io mi sento soddisfatta di stare dove stò.

Sapete che vi dico? Che questo loculo, alla fine, va benissimo.

Buona notte!

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6 responses to “Il sole ai piani bassi

  • titti

    Direbbe Marx: il privilegio epistemologico dei piani bassi. Tu hai proprio ragione su tutto e lo scrivi molto bene.

  • Laureati/e: il nuovo proletariato che pensa alla rivoluzione! « Malafemmina

    […] Feisal è Feisal. Sta ai piani bassi come noi, come me, e se sei in difficoltà prova ad aiutarti come può. Lo fa perchè è abituato a […]

  • Just Laure'

    Mala è dalla prima volta che ho intercettato un tuo post che ho capito che eravamo non solo compagne precarie di scrittura ma anche compagne precarie di idee! Questo post dice esattamente quello che c’è nella mia testa e nella mia vita adesso. Pur nella mia precarietà, da qualche tempo lavoro a stretto contatto con persone eccesionali, con storie di vita inenarrabili per la difficoltà con cui si sono sviluppate… e sto bene. Sto bene circondata dai loro sorrisi e dalle loro paure. Sto bene in questo pezzetto di mio mondo precario perchè ho trovato un senso a un sacco di cose, a un sacco di idee. E anche se durerà poco (per definizione ciò che è precario prima o poi finisce) … non importa perchè, come dici tu “A me piace questa gente vera, le rughe, le ferite, le cicatrici, il dolore. Non so come sia stato possibile che io fossi così coinvolta dai bassifondi ma accidenti se mi trovo bene in mezzo a queste persone”. 🙂 starò via per qualche giorno e non avrò la connessione, ti prego non scrivere troooooppo! Non voglio perdermi troppi racconti! 😀

  • Ena

    Anch’io mi ci ritrovo. Anche me è stato detto: “se frequenti persone di basso livello tu rimarrai ai piani bassi…”.
    Ma non solo dalla mamma, ma dai colleghi e dai capi.
    Per un mese e mezzo a partire dalla mia assunzione.
    Tutti i santi giorni.
    Dopo di che hanno desistito. Inaspettatamente. Sorprendentemente.
    La mia qualifica mi impone di lavorare ai cosidetti piani alti.
    E il lavoro è lavoro.
    Ma io sono curiosa, voglio conoscere le persone, le loro storie, imparare da loro, e non mi importa il livello.
    Forse la mia carriera non sarà sulla corsia veloce (anche questo è tutto da vedere) ma non mi sveglierò ogni mattina con la voglia di gettarmi in un fosso.

  • Surfando l’onda sessista « Malafemmina

    […] a stare tra la gente come me, quella che sgobba e fatica, che ha tante cose da dire, perché, come già ho scritto da qualche parte, a cercare di risalire la china poi ci si ritrova sole, come la diva, come tante persone che non […]

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