La comunità consapevole e la coscienza di classe

Come dicevo ai miei amici e alle mie amiche su faccialibro, ho scoperto che il lavapiatti è talmente esperto in mille cose che può aggiustarmi il computer. Quello che avevo portato dal tecnico dell’internet point, il viscido che solo per come mi ha chiesto di che avevo bisogno mi ha fatto capire che avrei dovuto come minimo pagarlo in natura.

Il mio amico lavapiatti, Feisal, invece lo fa gratis, non vuole niente in cambio, basta che ogni tanto gli porto nelle cucine dove è confinato un ghiacciolo alla menta. Sono così belle le alleanze tra gli “ultimi” della scala sociale.

E non si tratta solo di solidarietà. E’ proprio il riconoscersi in una classe (per chi ha coscienza di classe). E’ fare parte di una comunità consapevole tra tanti stronzi e un discreto numero di inconsapevoli. E io voglio decisamente fare parte di questa comunità.

Volevo dirvi questo, prima di andare a mangiare un boccone, cucinato con pazienza e fatica da chi lavora nelle cucine, presentato bene nel buffet da chi fa la cameriera, sapendo quanto quel boccone è costato a ciascuna delle persone che conosco e apprezzo, sapendo che il mio piatto lo laverà Feisal o chi altro lavora con lui. Sapendo che le mie briciole saranno raccolte da chi sparecchierà e ripulirà la sala nonostante la stanchezza e le cicatrici sui piedi. Sapendo che la tovaglia sulla quale poggerò i miei gomiti sarà stata lavata in lavanderia dove lavorano due ragazze che restano a respirare umidità e vapori e odori di detersivi di ogni genere per tutto il giorno. Sapendo che ogni minuscolo momento della mia giornata costa qualcosa a qualcuno.

Dunque si, voglio fare parte di questa comunità e mi piacerebbe restituire loro qualcosa dato che il mio mestiere attuale, l’animatrice che intrattiene i bambini e ogni tanto gli adulti, non è molto utile agli altri dipendenti del villaggio. E non mi va neppure che il mio boss capoanimazione immagini una performance di intrattenimento degli ospiti paganti con la partecipazione eccezionale delle persone che lavorano nei mondi in cui non batte il sole. Come fossero fenomeni da baraccone, tanto per lusingarli un po’ e dargli qualche gratificazione invece di pagarli il giusto e di conferirgli mille medaglie onore al merito per la dignità con la quale gestiscono la propria schiavitù.

Una cosa da fare per gratificarli per davvero? Una rivoluzione, come ho già scritto. Quella si, penso, li renderebbe tanto felici. 🙂

Buona serata!

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One response to “La comunità consapevole e la coscienza di classe

  • sabrina

    Cara Malafemmina, il tuo blog è il miglior modo di “restituire”, perchè accendi un faro diretto su chi altrimenti scomparirebbe totalmente nei “mondi in cui non batte il sole”. SV

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