Laureati/e: il nuovo proletariato che pensa alla rivoluzione!

Feisal (non si chiama così ma scelgo un nome arabo che gli somiglia, significa “deciso”), è quello che ha islamizzato le cucine del villaggio vacanze. Ha qualche seguace ma sono tutti di nazionalità diversa dalla sua.

Quelli della lega direbbero che il suo progetto è di islamizzare l”occidente e valutando i suoi metodi è probabile che ci riesca pure. La sua arma segreta? Ti fa ridere.

Lui ti fa sbellicare dalle risate. Islamizza l’occidente con una ironia e un senso dello humour spiccatissimi.

Ti racconta della sua vita piena di sacrifici e dolore come si trattasse di un film di charlie chaplin. Ascolti del momento in cui ha attraversato il deserto e riesce a farti ridere. Ti dice del periodo in cui è stato rinchiuso in una galera dove a furia di botte lo hanno reso quasi sordo da un orecchio e ti fa ridere. Poi ti racconta della traversata in mare e del vomito di chi stava con lui, delle canzoni, il freddo, il pianto di un bambino, la donna sopravvissuta in carcere, lo scafista che gettava un paio di cadaveri i mare, ti racconta l’orrore e ti fa ridere. Perchè lui ha imparato a riderne.

E’ laureato, Feisal. Ha una laurea in una materia complicatissima ma in Italia non se ne fa niente. Il suo obiettivo era quello di andare in paesi del nord europa, dove gli hanno detto c’è un mondo più civile. Poi ha letto i giornali, ha parlato con un po’ di gente che c’era già stata in nord europa e ha dedotto che il vento della discriminazione spira dappertutto. Perciò ha deciso di restare.

Mille disavventure, la clandestinità, l’invisibilità totale, niente assistenza sanitaria. Avrebbe voluto curarsi l’orecchio ma non ha potuto. Poi ha lavorato in nero, ha raccolto ortaggi e frutta, ha costruito case, ha rischiato di morire cadendo da una impalcatura per le scarse norme di sicurezza del cantiere, poi ha beccato un tale che l’ha presentato ad un altro tale e che gli ha detto che nelle cucine del villaggio vacanze c’era un suo connazionale che aveva acquisito potere ed esperienza.

Il connazionale è aiuto cuoco e il suo potere consiste nell’affettare insalate e preparare sughi. Però lavora bene, non si lamenta, è stimatissimo e dunque quando suggerisce il nome di qualcuno per una assunzione viene preso in considerazione.

Feisal così è diventato primo lavapiatti del villaggio. Conosce l’abilità di far sparire macchie dappertutto, sgrassa e lucida, strofina e asciuga, aziona le macchine e le aggiusta quando si rompono, perchè la sua laurea fa proprio comodo quando serve.

Si stanca tantissimo e ti fa ridere. Ha una risata contagiosa, vera, piena. Non come quei risolini ipocriti o di circostanza. Non come quelle risatine tra gentaglia annoiata. Lui ride di gusto e fa ridere anche me.

E’ un po’ sessista, Feisal, e questo non me lo fa amare molto, lo è come il cuoco, il cameriere, il barman, gli istruttori, i miei colleghi animatori, come tre quarti degli ospiti di questo villaggio.

Dovessi stabilire una lettura sociologica della questione direi che Feisal è stato occidentalizzato e che ora riesce a dire battute sessiste come un qualunque italiano stronzo.

Però Feisal è Feisal. Sta ai piani bassi come noi, come me, e se sei in difficoltà prova ad aiutarti come può. Lo fa perchè è abituato a navigare tra persone alla deriva, in mezzo al deserto e nel mare in tempesta. Lo fa perchè conosce bene il valore della condivisione. Sa di essere sopravvissuto perchè qualcuno ha condiviso un po’ d’acqua con lui e che altri sono sopravvissuti perchè lui li ha tenuti in vita.

Lui è Feisal, deciso, e se fossi in difficoltà sarebbe una tra le prime persone alle quali mi rivolgerei, perchè so che mi aiuterebbe.

Stamattina mi ha visto con gli occhi un po’ strizzati, per via della sbronza di ieri sera, e si mette a scherzare per esortare i bambini a imitare la mia espressione. Facciamo il gioco degli occhi strizzati, delle smorfie buffe, della linguaccia di fuori. Usiamo la faccia per dire quello che vogliamo dire.

I bambini e le bambine sono meravigliose/i e mi hanno fatto passare anche il mal di testa.

Feisal è tornato al suo lavoro, a lavare piatti, con la sua laurea in tasca, con le speranze offese, con il suo orecchio che ci sente male e con mille cicatrici dolorose dentro l’anima. Ridendo.

Non so voi, ma io, precaria, lavoratrice in condizioni complicate, senza uno stipendio, finchè magnanimi non scuciranno qualche soldo, non riuscirei mai a dire a Feisal “tu mi rubi il lavoro” (e che lavoro!).

Io vorrei proprio che fosse lui a prendersi il lavoro di quella merda di gente ricca che lascia in eredità l’impiego in una modalità baronale e nepotista, di protezione della casta. Vorrei che Feisal riuscisse a fare il lavoro per cui ha tanto studiato e che io riuscissi a fare il mio.

Vorrei che tutti si rendessero conto che i precari e le precarie di oggi non sono ignoranti e non puoi prenderli in giro. La precarietà oggi è fatta di gente come noi, laureati, colti, gente che pensa e che conosce i propri diritti, gente che lotta e che pure viene tenuta in ostaggio da idioti ignoranti che hanno l’unico vantaggio di essere ricchi.

Vorrei che tutti riuscissero a trovare un lavoro a partire da ciò che sanno fare. Invece lavorano per la maggior parte gli incapaci e i figli di papà che sono quelli che pagheranno sempre mercenari per proteggere il rango.

E poi dicono che non è il caso di fare una rivoluzione del proletariato!

Il proletariato con i titoli di studio in tasca. Perchè noi sappiamo fare tutto. Conosciamo la fatica, il sudore, i sacrifici, e il significato di ciò che facciamo e di ciò che fanno altri.

Se non è questo il momento di fare una rivoluzione allora qual è?

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