Il villaggio vacanze e la precaria multitasking

Qualche giorno fa (ho perso la nozione del tempo, qui tutti i giorni sembrano uguali) avevo raccontato della diva che ci avrebbe intrattenuto questo fine settimana.

Beh, è finita che sono io che devo intrattenere lei. In realtà è tutta colpa mia. Un paio di sere fa mi sono seduta a chiacchierare con lei. Le ho proposto – scherzando – di mangiare un gelato invece delle tristissime cose dietetiche. Mi ha detto di no ma abbiamo cominciato a parlare e quella non mi ha più mollata.

Poi mi è scappato di dirle che avevo lavorato come assistente di produzione per una agenzia xy e lei mi ha detto che al villaggio erano tutti molto gentili ma non aveva nessuno al quale rivolgersi per quello che le serviva.

Detto/fatto: ha chiamato il direttore del villaggio, gli ha mollato le mie referenze e il mio curriculum e lui, sempre ambiguo e sornione, con la frasetta sarcastica piazzata nel bel mezzo del discorso (“la nostra Malafemmina, così piena di risorse…” – e senza un quattrino, avrei voluto aggiungere io), mi ha praticamente promossa sul campo e mi ha destinata ad altra mansione giusto per il tempo che sarà necessario.

La prima domanda che mi è venuta in mente è la seguente:

– dato che all’agenzia sulla carta mi pagavano 3000 euro per due mesi di lavoro e qui me ne date 800 al mese (che non ho ancora visto), posso sperare in un aumento? una gratifica? insomma, questa promozione, che poi significa più fatica, più grane, più responsabilità, più tempo da dedicare al lavoro, a me frutta qualcosa o no? Scriviamo un pezzo di carta per rendere tutto ufficiale?

Perchè io di favori non ne faccio a nessuno, neppure alla diva, che è vero, è tanto caruccia e simpatica, umana, che soffre di solitudine, ma se devo spalmarle la crema solare sulla sua divina carne io voglio essere pagata.

E invece niente. Mi sono trovata nella condizione di non poter rifiutare, perché tanto, secondo quel paraculo del direttore, giacchè sono qui e so fare tante belle cose allora tanto vale spremermi come una spugna. E per fortuna non sa che ho fatto un tot di altre cose nella vita altrimenti mi ritroverei praticamente a lavorare ovunque. Diciamo che potrei, teoricamente, salvo per i ruoli specialistici in cucina e all’infermeria (che poi, pure lì, ti mettono un cerotto e via) e per quelli da istruttori di attività varie (voglio immaginare che siano preparati, una istruttrice sicuramente lo è), dunque potrei fare qualunque cosa.

Stamattina mi sono ritrovata a mollare i miei amati bambini (“ma dove vai?” – dicevano i tesori – “ma torni?” e si che torno… spero, accidenti a me!) e mi hanno parcheggiata nella hall dell’hotel ad aspettare la discesa della diva.

Ho avuto tempo per guardicchiarmi le news online, fare bye bye qui e là, ricevere istruzioni perché “tu rappresenti il tramite tra il villaggio turistico e la diva…”, poi la diva si manifestò e così fu che iniziò il mio inferno.

Sudatona in piscina. Mai stata così immobile in un solo punto in tutta la mia vita. Ero lì praticamente a fare conversazione e dopo i primi dieci minuti questa donna mi è apparsa in tutta la sua sconvolgente banalità.

Una specie di furbetta che immagina di fottere il prossimo e viene amabilmente fottuta. Mille inutili parole sulle altre divinità che si rincorrono per raggiungere il podio delle divine di quella specie (che non mi è chiaro quale sia). Un sacco di paranoie su questioni di corpo, estetica, la smagliatura di qua, e le riviste che poi mi fotografano la carne che penzola, e il gossip mi uccide, e bla bla bla (oh bella, ma che ce lo sai che al mondo c’è gente che s’ammazza di fatica e crepa di precarietà?).

Poi ho dato disposizioni per il suo minuscolo pranzo, e poi organizzarle il pomeriggio, fare trecento telefonate per mettere d’accordo il suo manager con l’amministrazione del villaggio perché a lei fossero bonificati i soldi che il villaggio le deve (le hanno già dato una cifra incredibile e devono ancora darle il resto, alla faccia mia e di tutti i precari come me), rispondere al suo telefono per spostare una intervista (ma che c’è da intervistare con una che non ha niente da dire?), accompagnarla per una escursione, il giro della zona (che effettivamente non avevo visto bene neppure io), uh che bello, guarda chi c’è, e mi fa l’autografo, e io ancora non riuscivo a capire come facesse questa donna ad essere così famosa. Cena serale e prima introduzione alla sua performance.

Non ve la racconto perché potrebbe essere chiaro per voi di chi sto parlando ma vi giuro che non mi sono mai annoiata tanto. Vedevo da lontano i bambini che mi facevano ciao ciao con la manina e non vedevo l’ora di mollare la divina per tornare nel mio loculo.

Mi ha tenuto a fare anticamera per un’altra ora e poi, dopo il suo drink (oh ché non ti ingrassa quello? bevessi meno potresti concederti qualche proteina e un carboidrato, anche singolo, al giorno), mi ha licenziata.

Bene dai, puoi andare, grazie di tutto. Ma grazie di che, io voglio il denaro e qui non se ne vede neppure l’ombra. Non sto mica con te per amicizia.

Sono tornata nel mio loculo, non ho ancora capito se questa signora rimarrà per molto tempo o se questa storia dura solo fino a domenica. Io spero sia una cosa breve perché tra tutte le precarietà delle precarietà la cosa che più mi fa arrabbiare è il fatto che nei lavori precari è sempre così: ti assumono per fare una cosa e poi ne fai mille non retribuite. Senza contare il fatto che questo direttore a questo punto penso lo faccia apposta a destabilizzarmi, tra una lusinga e l’assegnazione di cose che non mi piacciono.

Io rivoglio i miei bambini e le mie due piccole certezze, tra tutte le incertezze, che qui mi ero costruita.

Ps: devo ringraziare le persone che nel mio profilo faccialibro fanno il tifo per me. in questo momento rappresentano il mio unico legame con qualcosa che sia fuori da questo villaggio e parli di idee e valori nei quali io credo. 

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2 responses to “Il villaggio vacanze e la precaria multitasking

  • L’orgasmo della diva « Malafemmina

    […] Qualcuno avesse mai letto “Il risveglio del giovin signore” di un tal Giuseppe Parini (ve lo consiglio anche se non è per così dire un’opera recentissima) capirebbe perfettamente quello che avviene in questi momenti di grande fibrillazione per il risveglio della giovane diva. […]

  • Ivan

    Già. In quest’epoca, saper fare molte cose e avere un buon curriculum non porta necessariamente ad ottenere riconoscimento e adeguata retribuzione sul lavoro.
    E’ più probabile che l’avere un buon curriculum e molteplici saperi e capacità porti purtroppo a subire uno sfruttamento moltiplicato (esattamente per il numero dei… propri talenti): quindi la versatilità non è un vantaggio, anzi si rivela una sciagura per il precario…
    E i tanti precari di talento lo sanno bene.
    Le tue pagine dovrebbero essere lette da chi ancora ha bisogno di capire come mai oggi sia urgente un cambiamento radicale del sistema sociale, economico, ecc. (e della cultura che a questi si accompagna e fornisce loro apparenti “pezze giustificative”… proprio “pezze”, non di più).

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