La precarietà ti spezza la schiena

Stasera è una brutta sera. Di quelle che neppure avresti voglia di parlare. Tante persone sono andate in spiaggia a vedere le stelle cadenti, io di stelle che un giorno brillano e l’attimo dopo si frantumano giù ne vedo cadere tante. Belle persone, precarie, forti, poi fragili.

Vedo tutto abbastanza nero ed è grazie ad una persona che conosco appena, una specie di stura/depressione, che poi di depressione neppure si tratta, che mi presta il suo tempo per darmi un appiglio fuori da questo circo di anime in pena e che mi ha strappato battuta dopo battuta, una parola dopo l’altra, così rimetto mano alla tastiera per raccontare una delle giornate più tristi che io abbia mai vissuto qui.

Non si tratta di depressione. E’ invece un senso di impotenza, rabbia che non trova modo di svelarsi, esprimersi e ho bisogno di tempo per capire e analizzare, prendere consapevolezza e poi restituire a me stessa un significato di quello che ho visto che io possa riutilizzare in modo diverso.

Stasera un ragazzo delle cucine ha affrontato un tizio che lavora all’amministrazione per chiedergli lo stipendio. Lui è un immigrato, lavora con questa gente da parecchi mesi e fino ad ora gli sono stati dati soldi solo per due mensilità. Ha bisogno di denaro e mi sembra anche comprensibile. Ma qui se sei un immigrato e dunque ancora più ricattabile diventi l’ultimo anello della catena ed è per questo, probabilmente, che il ragioniere, sentendosi messo con le spalle al muro, avendo fatto una gran figura di merda davanti ai villeggianti ha deciso che la strada migliore era quella di umiliarlo in pubblico.

“eccoteli i soldi, prendi tutto quello che ho, prenditi pure il portafoglio” e ha tirato fuori alcune banconote da cento euro e le ha buttate per terra per costringere il ragazzo a piegarsi e raccoglierli.

Continuava a dargli del pezzente e il ragazzo stava per chinarsi e a quel punto non ho potuto fare altro che andare a sostenerlo e abbassarmi al posto suo. Mi sono inginocchiata per raccogliere due banconote che erano finite sotto il banco bar e poi le ho date al ragazzo invitandolo a stare a “schiena dritta… tieni quella cazzo di schiena dritta, capito?”.

Credo che nessuno da queste parti mi abbia mai vista così arrabbiata, con un nodo in gola e una espressione che aveva perso ogni ombra di ironia e allegria.

Il ragazzo ha raddrizzato la schiena e io ho spezzato la mia. Lui ha riacquistato la sua posa piena di dignità. Stringeva quei soldi in mano e si è allontanato sapendo di avere ragione. Il ragioniere mi ha guardata come per dirmi “povera scema, perché non ti fai gli affari tuoi?”.

E forse scema lo sono davvero perché resto qui a beccarmi queste scene di pubblica umiliazione delle persone che stanno peggio di me, tra l’indifferenza generale e un atteggiamento di omertà e complicità di quegli altri che in fondo sperano comunque di essere trattati con un minimo di riguardo solo perchè stanno al posto loro e non danno fastidio a nessuno.

Prima o poi accadrà anche a me, lo so, io andrò a chiedere i miei soldi e forse li getteranno in terra e chissà se qualcuno li raccoglierà per me.

Quello che so è che dopo questo lavoro ne troverò un altro uguale e tra umiliazioni e piccole azioni di solidarietà perdo sempre più fiducia nella gente. Questa gente che non agisce e non reagisce, che lascia morire chi chiede aiuto e che continua a farsi i cazzi propri mentre il mondo tutto attorno sta crollando.

Ecco, ora sono arrabbiata nel modo giusto, non so se riuscirò a sopportare di restare qui ad espormi a queste situazioni ancora per un mese ma so che non mi farò rubare l’umanità da questa gente di merda.

Buona notte!

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6 responses to “La precarietà ti spezza la schiena

  • albino

    Ecco, gente come questa e’ precisamente il motivo per cui ho lasciato l’Italia!
    Sei forte a sopportare certe cose.

  • fausto / fardiconto

    Anche dalle mie parti (università) si smobilita; molti precari sono finiti a spasso. Nel mentre i corsi collassano, o sono retti da anziani baroni inadatti ad introdurre gli studenti a materie nate quando loro erano già prossimi all’età di pensionamento di una persona normale.

    Stiamo affondando, e credo che nei prossimi mesi i nostri padroni si produrranno in una pirotecnica esibizione di tutte le pazzie che ci hanno portati fin qui. Sarà catartico?

  • arcodiluce

    Stand up, in the jail of life

    Cercando un’uscita di prigione
    m’abbraccio un po’ le sbarre, braccia penzoloni,
    poggio il volto sul freddo cuore metallico, alle porte
    e senza una ragione poi, sollevo gli occhi
    tendo lo sguardo verso un cielo, che ricordo
    ma che non vedo ormai da tempo.

    Era forse grigio o indaco, viola mi pare a volte
    il nero più assoluto, con un sole arancio e nuvole
    che accarezzavano i pensieri, dipingendo intorno
    le immagini sbiadite dei sogni miei di ieri.

    Ed è così che piano, mi stendo un po’ sul letto
    mi allontano e nella cella
    abbasso gli occhi, al pavimento, alla terra
    sempre uguale, fuori o dentro, che si viva
    o che si sogni, che si ami o che si odi.
    La realtà annulla ogni differenza e rende
    tutto senza divergenze:
    lineare, semplice.

    Carceriere, ho fame del tuo egoismo, sempre
    carceriere, ho sete delle tue illusioni, di inganni,
    di stupidi trucchetti, a cui non credo più.

  • Ivan

    Certo, siamo ridotti malissimo, se un lavoratore – che magari si spacca la schiena dalla fatica tutto il santo giorno – viene trattato con disprezzo e definito “pezzente” solo perché chiede il giusto compenso del suo lavoro.
    L’arroganza degli “abbienti” che utilizzano ormai cinicamente il loro vantaggio strategico sul piano degli “averi” per trattare come schiave persone spesso migliori di loro, colpevoli solo di non avere i loro stessi mezzi economici, è uno spettacolo indecente. Talmente indecente che dovrebbe essere considerato alla stregua di “atti osceni in luogo pubblico”. E pure “in luogo privato”, se è il caso…
    Non mollare! Pensa al fatto che la tua abilità nel comunicare attraverso la scrittura è un dono che ti consente di far conoscere nella giusta luce certe squallide ingiustizie, certe miserie umane.

  • Il divo avariato « Malafemmina

    […] su quanto è successo ieri: il ragazzo che ha chiesto il suo stipendio e che è stato umiliato in pubblico forse sarà […]

  • sara

    ciao malafemmina, sono pienamente solidale con te. Figurati, in questo momento io manco precaria sono… nulla, vivo così, alla giornata, e di umiliazini ne subisco e ne vedo subire tutti i giorni, così come vedo tutti i giorni gente compiacersi della propria “furbizia” perché è stata capace di mantenersi il posto “regalando” qualche voto durante le elezioni, facendo piccoli favori personali al proprio datore di lavoro (“perché in fondo è lui che ci da il pane”!), o facendo qualche ora di straordinario a settimana non pagate (“se funziona l’azienda è meglio per tutti”)… ne ho viste, ne ho sentite… e tutto rimane invariato, il povero scemo o la povera scema sei tu che non accetti il sistema, no? E questa è la nostra società!
    Sei stata davvero brava con il ragazzo della cucina, e dico sul serio, l’hai salvato, per quello che hai potuto, da una umiliazine più grande. So che è sciocco, ma sento forte il desiderio di dirti GRAZIE, perché anch’io, in alcuni casi, avrei avuto bisogno di una MALAFEMMINA come te al mio fianco…

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