Se gli uomini vogliono vincere contro il mare e il vento!

Il mare oggi è molto mosso. Cielo quasi coperto, raggi ultravioletti che filtrano dalle nuvole. Vento lieve. Fine della parentesi metereologica.

In compenso la mia peluria all’inguine è molto cresciuta dall’ultima ceretta, dunque questa è la mia priorità attuale. Non è una cosa fondamentale ma è il tratto distintivo della precaria doc. Quella che si depila per le occasioni di lavoro e poi si lascia crescere un rigoglioso bosco nei momenti di  pausa tra un lavoro e l’altro. Perché che voi ci crediate o no la questione del pelo è molto attinente ai tempi e ai ritmi di vita dettati da un orologio occupazionale che ti dice quando esisti, respiri, appari e quando invece no.

Tu esisti in quanto lavori. Se non lavori non esisti. E noi precarie che lavoriamo un po’ e un altro po’ stiamo alla ricerca di altri contratti in realtà esistiamo solo a metà. Dunque ecco la strategia del pelo disorientato. Che lo togli e poi ricresce e poi dimentichi di toglierlo e poi ti ricresce e poi ti devi pur decidere a darci un taglio netto.

Vai di cesoie, forbici, o lamette, creme o intrugli vari ma quel pelo lì deve proprio sparire.

E se qualcuno prende sul serio quanto ho scritto sopra e si prende anche la briga di commentare, questo dà la misura di quanto avete bisogno di una vacanza. Più di me che in un luogo di vacanza ci lavoro ma che per farmi una vacanza vera andrei volentieri in un posto dove si parla una lingua che io non conosco.

Comunque a proposito di vento e di onde, c’è un modo divertente di sfruttare entrambe le cose. La prima è quella di saltare e vabbè, quella la conoscete tutti, ma la seconda è assai più divertente e si pratica contando su due elementi fondamentali: certa sciocca e inopportuna determinazione degli adulti e la meravigliosa capacità dei bambini di prendere in giro chiunque.

Mi dicevano: porta i bambini a mare ma attenzione a non farli entrare in acqua perché la corrente è forte e le onde potrebbero inghiottirli e bla bla bla. Si si, lo so, ho visto il film dello squalo anch’io e poi ho letto quell’oppiomane di Wordsworth e il suo amico Coleridge che in quanto a mare ne sapevano una più del diavolo.

Abbiamo saltellato per un po’, i bambini ed io, poi però mi guardavano come dire “e ora basta”. Non gli andava di fare castelli, giochi recitativi, nulla di impegnativo. Volevano scherzare. Avevano voglia di ridere. I bambini hanno spesso una gran voglia di ridere ed effettivamente anch’io.

Ho proposto di metterci tutti in fila, sul muretto che separa la spiaggia dall’ingresso del villaggio vacanze e abbiamo cominciato a scommettere il tempo che avrebbe impiegato l’ombrellone a volare via, poi quanto avrebbe impiegato ad accorgersene chi stava steso sotto e quante persone sarebbero andate all’inseguimento per recuperarlo.

Logica vorrebbe che se c’è vento l’ombrellone è l’ultima cosa che dovresti aprire, ma la gente è testarda e se c’è una cosa che persegue tenacemente è il controllo delle condizioni atmosferiche. L’uomo non si adatta al clima ma vorrebbe piegarlo alle sue esigenze e dunque eccoli questi turisti che pretendono il sole e una bella giornata e che non sanno trovare nulla di alternativo da fare (che so, un’escursione?) a parte prendersela perché qualcuno, non si sa chi, gli avrebbe fatto il grande dispetto di spegnere il sole e accendere quel maxi ventilatore che noi comuni mortali chiamiamo vento.

Poi ci sono quelli che in modo ostinato stendono il proprio telo da mare sulla spiaggia e si dispiacciono del fatto che l’acqua, onda dopo onda, arrivi fino a loro, bagnandogli le chiappe e trascinando al largo la loro strafighissima pantofola.

Arriva l’onda. Quanto impiega il mare a risucchiare quell’omino laggiù? Facciamo tre onde. E unooo, dueeee, e treeeeee. Siiiii. Eccolo l’omino alle prese con la potenza della natura e un po’ irritato perché le risate dei bambini non puoi contenerle e se un bambino prevede quando arriverà l’onda che ti si porta via è chiaro che gli adulti dovranno fare un ripassino generale sul proprio modo di stare al mondo.

E’ andata così stamattina, e abbiamo anche fatto un bilancio di morti e feriti (nell’orgoglio) con relativi premi ai più meritevoli (di sfottò). Così ci siamo inventati la medaglia al miglior inseguitore di ombrellone e quella al più tenace spiaggista (o spiaggiarolo, non saprei) che aveva resistito di più prima di farsi espugnare dalla potenza del mare.

Il mare, una gran cosa: mette di buon umore i bambini e rimette a posto l’ego degli adulti. Ci vorrebbe tanto mare, anche in senso metaforico, a travolgere le “certezze”, le decisioni, le imposizioni degli adulti, perché se il loro atteggiamento autoritario si spinge fino a immaginare di avere la meglio sull’onda e sul vento figuriamoci quanto possono osare quando quest’onda è fatta di esseri umani e il vento è fatto delle nostre ragioni, quelle di chi non puoi contenere perché la ribellione è un’onda che non si arresta e la rivoluzione è un vento che porta ossigeno fin dove altrimenti l’aria non arriverebbe mai.

Per fermare le onde puoi mettere lastroni di cemento, inutili frangiflutti, giusto per tenere al riparo la struttura abusiva che tu hai costruito rubando pezzi di spiaggia al mondo. Ma alla fine il mare si riprende quello che gli hai tolto e si riappropria della spiaggia e anche della tua opera abusiva di cemento perché questo è il destino che è riservato a tutti i furti dei beni comuni.

Per fermare la ribellione puoi costruire barricate e mille frontiere armate pensate per uccidere esseri umani ma quelle persone sono un’onda che non si arresta. Che si tratti di migranti o di persone derubate di un diritto, non si fermeranno perché l’onda e il vento non si fermano.

Questo i bambini lo sanno. Gli adulti invece no.

Buona giornata!

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2 responses to “Se gli uomini vogliono vincere contro il mare e il vento!

  • bacherozzo

    Sei un mito!
    Dal pelo inguinale all’elucubrazione filosofica!
    Non posso non continuare a leggerti!

  • Ivan

    Bel post, e bella metafora finale…
    E:
    “L’uomo non si adatta al clima ma vorrebbe piegarlo alle sue esigenze…” (eccetera).
    Splendida descrizione del “versante ottuso” degli esseri umani, che credono di poter piegare ai propri voleri l’universo, come se il concetto di proprietà si potesse estendere all’infinito.
    E poi, che bello spettacolo quando la realtà regala loro brucianti smentite!
    Il guaio è che però non imparano mai, e si rituffano con ardore nel loro versante ottuso.

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