Se le rivendicazioni non si negano l’un l’altra

Oggi a pranzo una turista si è lamentata per il timballo, quella formula tritatutto che contiene i resti del giorno prima ma insaporita di mille odori.

Lei lo ha preso, lo ha assaggiato e se ne è lamentata. Voleva sapere esattamente cosa c’era dentro. Uno sguardo fiero, aria di sfida, determinatissima, non ha mollato la presa e mentre riceveva risposte vaghe lei faceva ancora altre domande.

Voglio parlare con il cuoco, il vicecuoco, il vice capo, il capo in persona. Voleva parlare con tutti.

Se vi è capitato di lavorare nelle cucine sapete che se una cameriera va lì a dire che c’è una donna che chiede informazioni sul contenuto di una pietanza l’intero staff cucina, lavapiatti inclusi, si affaccia dalla porticina che separa le cucine dalla sala perché tutti vogliono vedere esattamente chi è quella rompipalle.

Mi è capitato al bar, in altri posti dove ho lavorato e ora vedo le stesse dinamiche qui. E la cosa mi lascia un po’ perplessa soprattutto perché a chiamare “rompipalle” una donna che vuole sapere giustamente cosa sta mangiando sono gli stessi che vengono chiamati “rompipalle” dall’amministrazione del villaggio perché chiedono lo stipendio.

Sono andata in cucina, ho chiamato Feisal e l’altro ragazzo che sarà probabilmente licenziato tra una settimana, e ho chiesto il perché. Perché mai chiamate rompipalle una donna che esige di mangiare per ciò che paga? Perché voi, che siete schiavi di questo posto, invece di essere solidali e gentili con lei finite per schierarvi come complici dei vostri sfruttatori?

Mi hanno guardato come se gli venisse su una illuminazione divina. Quasi che fossi la madonna. E il ragazzo che sta per essere licenziato è andato dalla signora e le ha spiegato che quel timballo era fatto con i resti del giorno prima. Dopodiché ha aggiunto che se anche lei, la signora, avesse voluto andare a lamentarsi con la direzione e a dire chi le aveva riferito questa cosa poteva farlo perché tanto stanno per licenziarlo.

La signora non ha più voluto chiamare la direzione. Ha preso il suo piatto e ha chiesto un po’ di insalata e una frutta, poi però è andata dal tizio dell’amministrazione a dire che in cucina erano stati molto cortesi con lei perché aveva un problema di stomaco ed era stato gentile soprattutto quel ragazzo lì, lo vede? Si, proprio quello. Ed è una gran fortuna che voi abbiate un dipendente del genere.

E questo è successo perché se le ribellioni solidarizzano invece che scontrarsi o stare stupidamente distanti allora ne viene fuori una forza che sconfigge qualunque sfruttatore di questo mondo.

Non sappiamo se il ragazzo sarà comunque licenziato o meno ma lui sa che c’è una donna sconosciuta che ha fatto qualcosa per lui e lei sa che in questo posto c’è una persona che non ha ignorato la sua rivendicazione, non l’ha offesa con epiteti volgari, non l’ha presa per paranoica, pazza, “isterica”, o rompipalle e che ha dunque riconosciuto che la sua intuizione rispetto al contenuto del timballo era esatta.

Perché il mondo è pieno di gente che insulta le donne  e fa credere loro che ogni intuizione o rivendicazione sia una rottura di palle o una modalità da visionaria, ed è pieno anche di precari e soggetti licenziabili che sanno perfettamente che ci sono sfruttatori che negano i loro bisogni.

Di queste alleanze dovrebbe essere fatta l’umanità. Di queste alleanze io voglio circondarmi.

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8 responses to “Se le rivendicazioni non si negano l’un l’altra

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