Le donne-cubo

Tra le animatrici ci sono quelle che vengono comunemente chiamate “ballerine”. In realtà animano lo spazio disco-pub con movimenti pelvici e scuotimenti di culo parecchio decisi.

Oscillano di un bene che non vi dico e questa oscillazione ipnotizza tutti i dementi che si piazzano sotto le cosce di ciascuna per veder risorgere i loro cosi mosci la cui resurrezione è accompagnata da urletti di sommo giubilo e da frasi intelligenti del tipo “che bella gnocca che sei”.

Belle sono belle, senza dubbio, e se avessi la loro capacità oscillatoria penso che avrei potuto raggiungere vette molto più alte di quelle che occupo attualmente (ovviamente scherzo! :P). Ma quello che gli idioti ipnotizzati non sanno è che oltre ad essere belle sono anche intelligenti. Due di loro sono stra-laureate e come me non sanno che pesci prendere nonostante abbiano tentato in tutti i modi di fare lavori attinenti ai loro titoli di studio. Una sta per laurearsi ed è un genio in una materia scientifica a tal punto che quell’oscillazione corporea lei è in grado di preventivarla e definirla in una formula matematica.

Se ne stanno là sopra, separate dal resto del mondo, a fare quello che il mondo chiede loro, e mostrano distacco, ma credetemi, il loro è autentico disprezzo, perché ciò che dominano non le corrisponde. Il bamboccio che se ne sta a rimirare la coscia e sbava sulla natica di una di loro non sortirà mai alcun effetto. Perché la bava, notoriamente, non seduce.

Quando non sono troppo stanca, dopo aver lavorato tutto il giorno fino a sera, mi piace andare lì e stare con loro, così divento anch’io una donna cubo, non curatissima in tutti i dettagli come loro ma a coscia scoperta faccio la mia porca figura e se tanto mi da tanto allora qui questa può essere l’unica ambizione della mia vita.

La cosa divertente è che poi, alla fine della sessione ipnotica, li vedi andare in giro questi maniaci della figa che ripetutamente gli viene sbattuta in faccia e dimenticano l’alfabeto, le parole, i modi per relazionarsi con le persone e soprattutto con le donne in modo decente.

Quello che le ragazze cubo vendono è la loro dimensione di oggetti perché di oggetti hanno bisogno i maschi paganti. E i clienti, si sa, hanno sempre ragione.

Non c’è un solo luogo, o quasi, nel quale io abbia lavorato che non ritiene di dover soddisfare mediamente questa esigenza di oggettivizzazione del femminile che viene dalla richiesta di certi uomini. Ma, mi chiedo, quando arriveranno gli uomini che capiscono che dietro una ragazza che si fa oggetto per l’illusione altrui c’è anche una donna che fatica e lavora per guadagnare quello che le serve?

Quando arriveranno gli uomini che cominceranno a boicottare i posti in cui le donne vengono vendute come oggetti? Perché è questione di domanda e offerta. E’ arrivato prima l’uovo o la gallina? Non è forse l’uomo che ha ideato i suoi divertimenti per sollecitare gli istinti che ama tanto coccolare di se’? Perché mai la reazione scomposta di certe persone contro donne che fanno lavori del genere diventa di colpevolizzazione, di demonizzazione?

Le donne lavorano, fanno ogni genere di lavoro, e tutte hanno dignità da vendere perché portano avanti le proprie professioni senza mai perdere un giorno, in salute, con la febbre, con il sole o la pioggia, loro vanno, sono puntuali, sono serissime e se vedeste la serietà dello scuotimento corporeo delle ragazze/cubo vi rendereste conto di quanto poco di divertente in tutto ciò per loro ci sia. E’ lavoro, nulla più che lavoro, come fare l’operaia, la barista, la cameriera, però si stancano in altro modo.

Provate voi a stare per un tot di ore a dimenarvi su un cubo con dei tacchi chilometrici. Io c’ho provato e non ci sono riuscita. Ballo quasi sempre a piedi nudi perché per me il ballo è divertimento e non esibizione per il piacere altrui. Non ci crederete ma chi mi vede ballare pensa che anch’io sia un oggetto. Perché la deformazione sta in chi ti vede e non in chi esiste e mostra di se’ quello che vuole.

Perché se ti piace ballare e in giro ci sono dei deficienti non possono fare a meno di molestarti. E’ puro mercato, loro sono gli acquirenti e tu sei solo merce e alla merce non è consentito divertirsi.

Con le ragazze abbiamo deciso di andare a ballare fuori dal villaggio  alla prima serata libera. Perché mentre tutti le guardano neppure loro si divertono.

Si diverte forse un operaio mentre sta alla catena di montaggio quando i clienti attendono la produzione di un oggetto di mercato?

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4 responses to “Le donne-cubo

  • sdrammaturgo

    Hai dato un geniale suggerimento agli impresari delle discoteche più esclusive: per la prossima stagione, l’innovativa attrazione saranno dei metalmeccanici su un cubo al centro della pista che saldano scocche di alluminio mentre intorno la gente balla e i capitalisti danzerini li squadrano con acquolina in bocca e testosterone finanziario a mille.
    L’operaio-immagine: una nuova figura professionale che rivoluzionerà la movida d’élite.

  • Paolo1984

    niente da eccepire (anche se definire ballerine le cubiste mi pare improprio, il ballo è un’altra cosa, per come la vedo io), solo una cosa: per chi ne fa una professione la danza è anche esibizione davanti ad un pubblico, come recitare e cantare. se stai su un palcoscenico l’esibizionismo è un pregio.
    per il resto neanch’io capisco perchè considerare “oggetto” le cubiste, le spogliarelliste (e discorso analogo potrei farlo per gli spogliarellisti), per quanto mi riguarda se sono adulti consenzienti va tutto bene, non giudico.
    però devo confessare che se o quando avrò una figlia non sarei proprio felicissimo di vederla fare la cubista (e le ragazze di cui parli, mi par di capire, hanno ambizioni molto diverse, per fortuna) ma credo e spero che saprei rispettare le sue decisioni qualunque siano

    Ciao

  • Ivan

    Bel post anche questo.
    “Non c’è un solo luogo, o quasi, nel quale io abbia lavorato che non ritiene di dover soddisfare mediamente questa esigenza di oggettivizzazione del femminile che viene dalla richiesta di certi uomini.”
    Sì, il problema è la riduzione di tutti i rapporti umani a una sorta di mercato, e quindi delle persone a merci; che tutto debba essere governato dalla “legge della domanda e dell’offerta” è, in fondo, uno spettacolo avvilente.
    Tutti/e dovremmo ribellarci, e boicottare l’invadenza (voluta) di questa “legge” che si appropria voracemente di quasi tutti i nostri comportamenti, delle nostre aspettative verso il prossimo, persino del nostro modo di “organizzare” i sentimenti.
    Cominciamo a sottrarci a questa indebita voracità!

  • Infine, ballo anch’io « Malafemmina

    […] è stata una notte di lavoro infinito, stasera mi concedo di andare a ridere e volare assieme alle donne/cubo. Chissà che con loro non si riesca al meglio di prendere in giro il mondo […]

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