Solitudini precarie

Stasera mentre tutti si divertono e molti lavorano per il divertimento altrui io mi sono data alla fuga per qualche attimo. Ho bisogno di prendere fiato. Ho bisogno di ritrovarmi per dire a me stessa che sono qui per una ragione precisa e non perché mi piace.

C’è un sacco di gente e io mi sento in compagnia solo con i colleghi della mia stessa indole, arrabbiati, delusi, stanchi, ribelli.

Non ho voglia di essere allegra, di sorridere sul palcoscenico, di farmi piacere quello che non mi piace. Avrei voglia di essere tenuta stretta da chi mi capisce profondamente. Avrei voglia di sentirmi un po’ voluta bene. E qui, a parte i colleghi che la pensano come me che comunque sono talmente incasinati che pensano solo a se stessi, poi non c’è niente e nessuno che mi ricorda che io conto qualcosa per qualcuno.

Sarà un attimo di tristezza, di quella tristezza che ti viene quando sei circondata da numerose persone di cui però non sai nulla e nulla vuoi sapere. Tutto mi sembra troppo. Tutto mi sembra sufficiente per me, per questa estate di lavoro che sembra non finire mai, per questo tempo in cui ho dovuto sopportare, dissimulare, ridere di cose che in altre circostanze mi avrebbero fatto piangere. Non è nulla di grave, per carità, non sono in fin di vita, non ho fatto traversate da una nazione all’altra rischiando di morire, ma sono così stanca e sono contenta che siamo quasi al 15 agosto perché il 20 settembre questa esperienza è finita e sono sicura che non la ripeterò mai più.

Ho cercato un amico, poi un altro, poi un’amica e poi un’altra, inutile chiamare mia madre, alla fine stasera sono tutti via, in vacanza, dove forse dovrei essere io, e invece io sono qui, insieme ad altri ribelli come me, più soli di quanto lo sia io e non riusciamo a farci compagnia l’un l’altro perché le loro solitudini forse sono perfino più profonde della mia.

Legarsi a qualcuno per la gente come noi che oggi è qui e domani è là diventa un rischio. Meglio non affezionarsi troppo. E non so perché molti la pensano così e considerano i legami umani alla stessa stregua dei lavori precari. Passato uno finiscono anche gli altri. Perché io invece mi lego, tanto, se trovo affinità e stasera ho bisogno di un abbraccio e qui c’è l’uomo della reception che non so bene chi sia, che mi ha regalato un libro che mi piace quando stavo male, che mi porta qualcosa da mangiare quando sono chiusa qui dentro la cabina dell’internet point e mi guarda anche adesso e non è capace di dirmi, forse, che ha bisogno di un abbraccio anche lui, perché certe cose, tra precari, è più facile dirsele con gli occhi.

Siamo tanto arrabbiati, tanto orgogliosi, e così fragili dal punto di vista emotivo e abbiamo bisogno di un approdo, di un luogo caldo in cui stare, di qualcuno che ci abbracci di tanto in tanto e perciò lo vedo, lo guardo, quell’uomo che mi segue con gli occhi senza dirmi niente, come se mi conoscesse, come se sapesse chi sono e cosa penso, come se volesse dirmi mille cose senza averlo mai fatto, come se non si sentisse “all’altezza” di me perché lui è un uomo comune e io non so cosa mai posso sembrargli.

Lo vedo e stasera ho bisogno di un abbraccio e quell’uomo mi sta sorridendo, così ho capito che lui ora sa e questo post è al termine perché vado da lui e glielo vado a chiedere: per favore, mi tieni con te stanotte?

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10 responses to “Solitudini precarie

  • fedepone

    Parole che mi risuonano dentro… è un po’ di tempo che la penso così. Goditi ogni abbraccio che puoi!

  • Francesca

    Concordo, goditi l’abbraccio. A volte una stretta cambia le cose, cambia le persone. Ci fa sentire… meno soli.

  • titti

    Sono le 23.48 e ora spengo il PC. No, non sei sola. Solidarietà.

  • Ruslana Puscovic

    Beh, posso comprendere la tua solitudine, fuori la festa impazza ma io sono in casa, certo sarei potuta uscire, ma quei pochi amici che ho sono partiti, e se di amici ne ho pochi è perchè nessuno riesce a comprendere le mie idee, e poi vedere tutte quelle coppiette di fidanzati che si baciano per me è asfissiante, ti chiederai perchè, la risposta è che io amo le donne e ad ogni bacio etero provo dolore per ciò che a noi in questo stato di cattolici non sarà mai concesso. Beh le nostre storie di solitudine sono tante e disparate, non sei sola, spero tanto che incontrerai molte persone pronte ad abbracciarti

    • Paolo1984

      io sono un etero single, e davanti ai baci etro provo invidia, ma sono solidale con te, Ruslana, l’affettività è la stessa, omo o etero che sia,.
      E ovviamente solidarietà anche a Malafemmina..anch’io sento molto forte il bisogno di un abbraccio

  • meriggiatrice

    Sante parole ! Non c’è parola ke non concordo con te 1 abbraccio

  • gianlux

    ferragosto mi ricorda il 31 dicembre, “obbligatorio” il divertimento a tutti i costi, vietato stare da soli….poi ti accorgi che molti dei forzati del divertimento sono in realta’ tristi e frustrati per gli altri 363 giorni dell’anno. un abbraccio virtuale

  • Manuela

    Vorrei dirti anch’io che non sei sola, che non siamo sole. Ma non ci credo abbastanza per dirtelo. Sono in ufficio il 15 agosto perchè la mia precarietà mi ha portato in un paese civile, dove però il 15 di agosto non è vacanza. Sono qui da poco e solo l’anno scorso questo giorno sarebbe stato un giorno triste come un altro: troppi pochi soldi per essere in ferie a ferragosto e di sicuro tanto lavoro non pagato.
    E sono fortunata, perchè il mio abbraccio quotidiano è venuto via con me, tanto disoccupazion per disoccupazione ha pensato che fosse meglio seguirmi. E così siamo soli in due. Solo che io sono sola due volte: una perchè mi sento in colpa per aver trascinato in questa solitudine isolante anche un’altra persona e la seconda perchè mi trovo a pensare che non vale la pena investire energie per affezionarmi a qualcun altro e poi ripartire e soffrire, di nuovo.

  • anche il caffè

    del resto “agosto è il mese più freddo dell’anno, nell’altro emisfero lo chiamano inverno l’agosto”. mai come in questo mese vengono a galla le solitudini che uno si porta dentro da sempre, in particolar modo nelle serate come quella di ferragosto piene di persone.

  • La responsabilità delle solitudini « Malafemmina

    […] L’uomo della reception mi ha tenuta stretta per tutta la notte. Mi ha raccontato le mille cose belle che aveva intravisto di me. Conosceva a memoria i miei sorrisi, le mie smorfie, mi aveva osservato a lungo e l’altra notte ha continuato ad osservarmi, incredulo, fino a registrare le variazioni del mio respiro, accogliendo la mia richiesta di un lungo, interminabile, caldo abbraccio, che mi facesse sentire meno sola, meno priva di prospettive, meno precaria, senza chiedermi niente. […]

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