Geolocalizzami la precarietà

Dovete leggere il blog della mia amica di rete – pure ella assai precaria – Just Laure’ (che è stata la prima amica in rete in assoluto che mi ha amata ed è riamata perché il primo ammore non si scorda mai :D). Questa settimana scrive delle manie tecnologiche di chi neppure al mare dimentica di portarsi dietro un sacco di aggeggi inutili. E mi lascio ispirare da una sua frase “Sarai tracciabile come i rifiuti pericolosi!” riferito a chi non può rinunciare a dare un segnale di se al mondo neanche mentre sta con il culo per aria in spiaggia.

E come le dicevo è più o meno la stessa cosa che dico io a quelli che si “geoposizionano” su facebook per farsi lanciare missili da qualcuno. Manco fossero della Cia.

Sono al chilometro tot, nel luogo tot, in codesta posizione, a fare questa cosa e domani sarò lì e poi là e poi qua e dopo boh. Peggio che se fossero scortati dalla questura. Notificano gli spostamenti e si fanno monitorare da tutti pensando sia un bene che gli altri violino la privacy e che spiino quello che fanno.

Dopodiché è tutta da dimostrare che i loro spostamenti interessino qualcuno. Posso capire da chi è parecchio popolare e ogni tanto ti dice che guarda un po’ stava là e si è fatta una foto così, poi la condivide e tu pensi di essere parte della vita privata di quella persona mentre stai direttamente conversando con qualcuno che lavora nel suo staff. Ma le persone come me che interesse hanno a notificare i propri spostamenti? A cosa serve?

Voglio dire: se voglio far sapere a qualcuno che io sto qui magari lo chiamo, glielo dico, lo segnalo in modo diretto, non lo comunico su una bacheca (anche in quella personale) dove ci sta la mia amica ma anche l’amica dell’amica e poi la conoscente e quello che ti ha contattato perché andavate all’asilo insieme e l’altro che ti dice che vi siete incontrati là quel giorno – come, dì, non ricordi? e no, proprio non ho idea di chi tu sia! – e poi quelli che ti chiedono l’amicizia e ti dicono che gli piace la tua foto e dopo un po’ ti chiedono di passare alla chat con web cam e poi ti spuntano con un affare in mano e tu dici “buongiorno!” e hai due opzioni possibili: ringraziare chi ha creato l’universo per aver inventato anche quei cosi là o interpretare la faccenda come una specie di intervista. Che si, oh fammi le domande, e magari ti rispondo, che però ‘sto microfono non funziona, ssà ssà uno due tre prova!

Cioè: ‘sta cosa che devo far sapere a tutti dove mi trovo mi sa un pochino di megalomania o forse è solo che ovunque la gente si trovi si sente parecchio sola e allora deve lanciare segnali di fumo (tecnologici) per sentirsi parte di qualcosa. Che lo sappiamo che le vacanze per molte persone sono peggio che la vita normale perché durante la routine di ogni giorno hai da lavorare e hai tanto da fare e invece in vacanza sei solo/a con te stesso/a e proprio non vuoi starci con te e dunque ecco quella cosa spersonalizzante che ti allontana da un libro e ti allontana dal mondo, da nuove occasioni di socializzazione e ti allontana da te.

In fondo, dai confessa, lo sappiamo che quella cosa lì, la geocosalocalizzata, la vuoi lanciare proprio al tipo che ti ha mostrato il birdy videofilmato e allora chattalo e digli:

senti, bell’omo, se proprio c’hai tutta ‘sta voglia e vuoi fare una cosa de visu, face to face, sex to sex, allora io mi geolocalizzo per te, ti do via, numero civico, luogo, stato, regione, numero di telefono, mi ti posiziono subito pronta all’uso e quando arrivi planami in corso d’opera e continuiamo l’intervista e allora vedrai che per fare ssà ssà pronto prova non ci sarà più bisogno del fonico.

Sapete che c’è? Che fondamentalmente quelli che ti vogliono fare l’intervista anonima in realtà sono dei gran codardi.

Invito gli intervistatori a smettere di usare la tecnologia per materializzarsi nell’impianto visivo oculare delle donne e forse le donne (ma anche gli uomini) non avranno bisogno di geolocalizzarsi ovunque.

Ma tutto ciò, come sempre, è solo un gioco. Di vero c’è che mi hanno pagato uno stipendio, a me e agli altri e che il ragazzo delle cucine che è stato umiliato la settimana scorsa non sarà licenziato. Di questo deve ringraziare una sensibilità diversa sortita in un giorno qualunque grazie allo scambio tra due persone qualunque.

Buona notte!

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One response to “Geolocalizzami la precarietà

  • Just Laure'

    .. il problema è che l’Esercito delle Falangette Impazzite arruola ogni giorno nuova gente… (Quello che mi ha intristito più di ogni altra cosa, quando ero in spiaggia, era vedere dei bimbi a giocherellare da soli mentre i loro genitori sgommavano con le dita su questi supporti tenologici! Un giorno ho organizzato una sessione di “un, due, tre stella” ed è stato un momento bellissimo nella routine facebookiana della spiaggia…. Almeno io e i bimbi ci siamo parecchio divertiti!!!). 🙂

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