Animazione villaggi: musoni o più intelligenti di chi li gestisce?

Questo è il mio diario e non mi piace sprecarlo per parlare di quello che gli altri tastieristi fanno male. Preferisco parlare di me e della mia condizione di precaria. Ma stamattina ben due delle mie amicizie su facebook mi hanno postato in bacheca questa cosa e allora un paio di cose mi viene da dirle.

Io di inchieste un po’ me ne intendo e questa non è una inchiesta ma è solo un articolo di costume spacciato per alto giornalismo. Poi: mi hanno rubato l’espressione alloggio/loculo (voglio il copyright :P) ed è un modo per dire che questi cosiddetti giornalisti vanno spesso a ravanare per blog per tirare via gratis ispirazione e materiale salvo poi non dedicare neppure una citazione ai blog dai quali saccheggiano tutto.

Una inchiesta sul settore andava fatta parlando con gli animatori e le animatrici e non con i tour operator o con chi ingaggia gli animatori e si lamenta che noi siamo “musoni” perché ogni tanto ci incazziamo dato che non ci pagano quando dovrebbero e dato che la vita quaggiù è un vero schifo. Ma per saperlo basterebbe anche leggere qualche post di questo blog, cosa che sicuramente qualcuno ha fatto tirando la zappa sulla categoria per dire che oh i fessi siamo noi che non ci adattiamo a questa bella vita fatta di miseria, sfruttamento, spettacolini tristi da bagaglino e travestimenti sessisti per idioti.

Forse gli ospiti non sono più così idioti e forse gli animatori non sono più così disposti a farsi sfruttare per niente.

Io lavoro prevalentemente nel miniclub, salvo quando non devo fare la scema per intrattenere gli ospiti in quanto femmina dotata di cose di femmina poggiate qui e là sul mio corpo. Non ho diciotto anni e sfido io ad affidare i bambini ad un diciottenne di belle speranze che per quanto intelligente e dotato non può mai avere il livello di empatia e sensibilità che si acquisisce con l’esperienza e che ti aiuta tanto con questo lavoro.

Ma per il resto, davvero, le inchieste di questo tipo sono solo urli della crisi che attraversa il settore. Cambiano l’oggetto, fingono di parlare di noi quando invece delle nostre difficoltà di precari e di lavoratori sfruttati se ne fregano.

Se vogliono fare una vera inchiesta vadano in giro per villaggi, anche più lussuosi di quello in cui lavoro io, e vadano a verificare le condizioni di lavoro in cui ci fanno vivere.

E poi, un’altra cosa, magari cambiare il modello di accoglienza dei turisti sarebbe un buon modo per rinvigorire il settore perché se ci si ostina a portare avanti una attività commerciale con intrattenimenti che sembrano tirati fuori dalla televisione più sessista, volgare e tamarra, magari la gente sceglie di fare altro per le vacanze, no?

Il problema non sono gli animatori. Il problema sono i gestori dei villaggi e il modo in cui i villaggi sono concepiti.

Divertire la gente non significa rincoglionirla di tette e culi e di battute idiote. La gente si diverte in molti modi e non tutti somigliano a quelli attraverso i quali si diverte la nostra vetusta classe politica e imprenditoriale.

Gli animatori potrebbero fare mille cose buone ma non ce le fanno fare. Nulla che abbia un valore. Alienano pure noi e poi si lamentano se abbiamo rivendicazioni da fare?

Insomma, su un articolo del genere, così stupido e inutile, che sembra uno spot per dire che la crisi delle strutture turistiche devono pagarla quelli come noi, metteteci un’altra dicitura. Non è un’inchiesta. E’ solo una sfilza di parole inutili che di noi non parlano affatto.

Se non fosse chiaro: noi la crisi non la paghiamo!

ps: poi, beh, lo capisco, anche certi giornalisti o presunti tali sono precari e io sono solidale nei confronti di chiunque faccia marchette per sopravvivere. 

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2 responses to “Animazione villaggi: musoni o più intelligenti di chi li gestisce?

  • niccologusso

    Ciao, questo articolo mi costringe a lasciare un commento in quanto anche io sono un animatore e quindi sono inserito nel “settore”. Dal mio punto di vista non è tutto così nero. Cioè, verissimo che gli animatori sono sottopagati, sfruttati e spesso trattati ai limiti del legalmente ed umanamente immaginabile, ma non sono d’accordo sulla tua visione del mestiere legata a “culi, tette, battute idiote” e discorsi filo-politici. Nella mia esperienza personale, l’animazione è intrattenimento e divertimento e mai mi ricordo di aver raggiunto questi due obiettivi nelle modalità di cui tu invece scrivi. Giochi e attività nel diurno, intrattenimento serale con serate ospiti, cabaret, musical e commedie. Questa è la mia esperienza di animatore, evidentemente ti sei trovata in un ambito dove queste caratteristiche forse sono venute meno. Ho letto l’articolo di cui posti il link: tutto vero, ma ricorda che questo lavoro può essere il migliore come il peggiore del mondo. Mi spiego: è duro, durissimo, non solo per i ritmi, ma anche per il dover comportarsi secondo certi canoni, regole e modi di fare. E’ vero, ma è altrettanto vero che non esistono “forzati del sorriso”, “operai del divertimento”. Questo è un mestiere, a maggior ragione per il fatto che è sottopagato, che puoi fare soltanto per passione, solo cogliendo tutti gli aspetti positivi, e credimi ce ne sono tanti, che questa professione ti da. Quanto alla crisi del mondo dell’animazione, io ritengo che la colpa sia delle agenzie, sempre più preoccupate a tutelare i propri interessi senza preoccuparsi dei dipendenti. Ma sai bene che l’animatore non è una “professione” riconosciuta purtroppo, pertanto le società possono comportarsi come vogliono senza avere troppi problemi, mentre noi animatori siamo in preda di decisioni nelle quali abbiamo influenza zero. Quanto alla clientela, cambia con i tempi, e poichè sono anni in cui stanno cambiando molte cose, gli anni della frenesia, io credo che sia compito dell’animatore trovare la “chiave” per far alzare il cliente dal lettino e farlo star bene dal RIsveglio Muscolare la mattina, fino a fine giornata. Il cliente cerca il miniclub? Immagina di avere due sole settimane di ferie e figli a carico, non ti piacerebbe conciliare la vacanza familiare e rilassarti il più possibile? Il miniclub è richiesto per questo. E non è vero che i clienti cercano sempre più “servizi personalizzati, di professionisti”; i clienti cercano una vacanza che li appaghi, considerati soprattutto i prezzi, che con la crisi, sono ulteriormente lievitati. E’ il rapporto Qualità/Prezzo che fa la differenza, se un’equipe in un villaggio è all’altezza, il cliente non vorrà altro che il giorno della partenza non arrivi, te lo dico per esperienza! Comunque splendido intervento, davvero!

    Niccolò

  • Claudio Brovelli

    Questa mattina avevo letto l’articolo in questione. Avevo pensato di scriverti qualcosa, ma poi ho lasciato perdere. Ora arrivo e vedo che ne parli, quindi mi intrometto.
    Ho letto i tuoi scritti e suppongo tu sia la persona giusta per quanto riguarda competenza ed intelligenza. Per questo vorrei parlare con te di una ipotesi di lavoro. Non sono un giornalista ma uno che vorrebbe approcciarsi al mercato del turismo con una idea.
    Gia a usare termini come “approcciare” e “mercato” mi da un pochino di orticaria, ma tant’e’ la lingua di questi tempi e’ questa…
    Non aggiungo altro per non tediarti, puoi contattarmi via facebook o via mail, se pensi che ti possa interessare.
    Claudio Brovelli

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