Complice dei bambini

I bambini volano sulla spiaggia. Se il mare è quieto si rincorrono sulla riva, poi si tuffano, poi tornano e poi ancora si rituffano. Quasi che l’acqua fosse vissuta come una trasgressione perché i genitori stanno lì a dire che devono uscire fuori “esci dall’acqua, marco”, “sbrigati a uscire dall’acqua, silvia”, ed esci di qua, sbrigati di là, il mare è la più grande trasgressione che ci sia.

Spesso non è reale preoccupazione perché quando i bimbi sono con me, con la dovuta protezione e sicurezza, stanno in acqua quanto vogliono. E’ che ai genitori fondamentalmente scoccia stare lì a giocare con i figli o non hanno voglia neppure di lanciare uno sguardo nella loro direzione ogni tanto.

Così, per leggere la prima pagina di un fottutissimo quotidiano costringono il figlio o la figlia a restare piantato/a lì accanto a loro, seduti sulla sabbia, ugualmente al sole, vicino le sdraio, possibilmente con il collare e il guinzaglio. Ma potrebbero anche mettere un microchip sottocutaneo così basterebbe che avessero una roba telecomandata per richiamarli all’ovile ogni volta che vogliono. In fondo cosa sono i figli se non robot che devono rispondere alle assurde pretese di adulti irresponsabili?

E non mi ha mai convinto quella cosa del “lo faccio per il suo bene” perché il SUO bene non è sicuramente stare trincerato dietro mille sbarre per fare stare tranquillo l’adulto. “Per evitare che si faccia male”. Ah beh, allora rinchiudeteli, ‘sti figli. Ma sigillateli in una cripta, che dico, seppelliteli anzitempo così vi portate avanti con il lavoro.

E non si chiama apprensione, ansia, tutto quello che volete voi. Per quello che mi riguarda si chiama semplicemente egoismo, perché se non sai tenerti sulle spalle il peso di una responsabilità del genere lasciando libera la tua creatura di crescere senza terrorizzarla in ogni modo allora un figlio non lo fai o lo fai crescere a qualcun altro.

Non è vero che c’è bau bau dietro il cespuglio. Non è vero che c’è l’uomo nero, con tutta la connotazione razzista che questa cosa ha nella nostra cultura. Non è vero che i rom rapiscono i bambini che già ne hanno tanti di suo al punto che qualche nazista vuole sterilizzare le rom per ridurre la specie. Non è vero che il mare ingoia i bambini e che in acqua ci sono mostri con tentacoli giganti. Gli unici mostri qui sono i genitori che per obbligare i bambini a stare fermi usano l’arma della paura, che poi è la stessa arma che usano i potenti per tenere sotto scacco tutti noi.

Attenti allo straniero, attenti al terrorista, attenti all’arabo, attenti al musulmano e invece è dimostrato pare dalle statistiche che le peggiori violenze avvengano in famiglia e che il consorzio delle famiglie è il progetto di governo degli umani più omertoso e violento che ci sia.

Non sono nelle condizioni di poter giudicare. Come ho detto non ho figli e non li ho per scelta ma se ne avessi uno non userei mai queste tecniche di terrorismo di massa per impedirgli di crescere sereno.

E sono tutte cose che i bambini capiscono perché le loro osservazioni sono giuste, perdio, e mi fa rabbia vedere questi genitori che dissimulano, mentono spudoratamente e fanno di tutto per ingannare la percezione onesta, schietta e pulita che i bambini hanno.

Troppi genitori sono dei gran bugiardi e se tu devi avere a che fare con i bambini allora devi dire le bugie anche tu perché la prima regola tra adulti pare sia quella di essere interamente schierati contro i bambini.

Ebbene, io non ci riesco. Piuttosto mi faccio dichiarare mentalmente instabile, ritardati mentali li chiamano quelli che somigliano più ai bambini, no? Come dire che invece gli adulti sarebbero degli accelerati mentali. Accelerati di che. Accelerati di morte precoce dei due neuroni che gli restano.

Si si, lo so che i genitori hanno tanto da fare e che vanno compresi e so anche che la vita è difficile per tutti, so tutto l’abc del sopravvissuto perché sopravvissuta in un certo qual modo lo sono anch’io, ma i bambini, giusto quelli, in tutto ciò che cosa c’entrano? Perché è più facile continuare a fare chiacchiere in spiaggia su vere e proprie sciocchezze che stare con i propri figli?

Quelle creature là sono infinitamente migliori di mille altri umani, sono belle persone, sono dei geni, delle divinità, sono immortali, sono mitici, sono straordinari. Cosa succede agli adulti al punto da fargli chiudere tutte le porte all’ascolto degli esseri più intelligenti che abitano il pianeta?

Perché questa filippica? Perché stamane ho litigato con un genitore.

“Glielo dica che il mare è pericoloso…”

“Perchè dovrei dirglielo se non è vero?”

“Perché altrimenti non viene via…”

“E perché dovrebbe venire via?”

“Perché abbiamo da fare…”

“Qui? Avete da fare in un villaggio turistico? Avete da fare la fila all’anagrafe? Dovete timbrare un cartellino?”

“Insomma signorina faccia il suo lavoro…”

“Guardi che lo sto facendo. Il mio lavoro non è raccontare balle… Dica a suo figlio la verità. Gli dica che dovete andare via perché avete da fare…”

“???”

“Ma si, lo ripeta anche lei ad alta voce… lo vede come suona sciocco tutto ciò? Io non mento ai bambini e non gli metto paura sul mare perché loro in mare si divertono e si fidano di me e la fiducia è importante perché io sappia che loro mi ascoltino e io possa garantire che stiano al sicuro.”

“Va bene signorina, avviserò la direzione della sua scortesia…”

“Avvisi pure, poi però la dettagli la scortesia perché io le sto dicendo tutto ciò in modo molto cortese e cortesia non significa mentire per lei, no?”

“Che c’entra… tra adulti di solito ci si intende…”

“Io non sono complice delle persone perché sono più anagraficamente vicine a me. In questo caso voglio essere complice dei bambini.”

In tutto ciò il figlio stava a sentire.

“Lei sta minando la mia autorità…”

“No, mi sembra sia lei che stia minando quella cosa lì…”  – e se prima o poi qualcuno mi spiega questa cosa del concetto di autorità genitoriale che non deve essere “minata” poi gliene sarei grata.

Non minare l’autorità genitoriale significa che devo lasciargli fare tutte le cazzate che vogliono senza proferire nessuna parola?

Chiedo venia a tutti i genitori del mondo ma io sono nata per minare l’autorità di chiunque, figuriamoci quella dei genitori, specie quelli che invece che parlare con i figli li intimidiscono. Io sono per l’abbattimento di tutti i regimi dittatoriali, a partire da quelli instaurati in famiglia.

Nella società politica una figura così la chiamano terrorista e nella società familista come potrei essere definita?

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6 responses to “Complice dei bambini

  • laurin42

    Come sono contenta di trovare genitori che considerano i figli persone in evoluzione e non proprietà da accudire quando non si ha proprio niente altro da fare.
    Ho avuto la fortuna di avere come esempio una madre così come te!
    Voglio essere banale citando il brano di Kahlil Gibran, che tu sicuramente conosci, ” i figli”…
    Se ti fa piacere il mio ultimo articolo parla dei bambini…in pericolo!
    E dipende da noi adulti!
    Love
    L

  • Paolo1984

    il tuo post mi fa venire in mente il bel film di Danny De Vito Matilda 6 mitica ispirato al romanzo di Roald Dahl.
    Genitori (e insegnanti) più che autorità dovrebbero avere autorevolezza che è un’altra cosa: autorità è dire al bimbo “fai questo perchè è così, io sono grande e ho ragione”, autorevolezza è “mi fido della tua intelligenza e voglio farti capire perchè sarebbe più giusto comportarsi così anzichè cosà

  • fedepone

    Crescere un figlio penso sia l’attività più difficile che esista.
    Non voglio figli proprio perché so di non poterli educare come si deve (etimologicamente educare vuol dire “condurre fuori”, come la maieutica di Socrate: il bambino cresce da sé, ci vuole solo un sostegno ogni tanto) e certe cose o le fai bene o non le fai.

  • santapazienza

    BRAVA bravissima supergalattica. Smak.

  • fedepone

    Sai che pensavo?
    Dire la Verità, soprattutto ai bambini è come essere Prometeo che dona il fuoco agli uomini selvaggi.

  • Trasgressioni precarie « Malafemmina

    […] a fare il mio lavoro, ho fatto le mie ore, riprendo dopo pranzo, continuo ad essere precaria, a preferire incondizionatamente i bambini agli adulti, a continuare ad essere quella di sempre e se non fosse che ci troviamo in una nazione che mi vieta […]

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