Tra il dire e il fare

Se c’è una cosa che qui al villaggio vacanze si può apprezzare è che di tutta la retorica dei lutti intercontinentali non gliene frega niente a nessuno.

Certo, da oggi temiamo che anche qui arrivi il papa a dirci due o tre cosette delle sue. Che per il padrone del Villaggio sarebbe una gran fortuna e allora mi chiedo come potremmo convertire le nostre attività di animatori e animatrici per  essere all’altezza della sua venuta.

All’accoglienza villeggianti un coro di alleluia e una distribuzione di simboli sacri con annessa benedizione all’acqua santa. Poi il boss capo animazione farà uno sketch di barzellette sugli apostoli e per lo spettacolo serale una serie di messe e qualche miracolo, che so, ciechi che tornano a vedere, disabili che ricominciano a camminare, in più qualcuno tra noi, perfino io, per esempio, potremmo dirci in preda a visioni mistiche e dopo aver parlato un paio di minuti con un punto vuoto tra la piscina e il buffet tiriamo fuori uno ad uno tutti i segreti in previsione delle catastrofi dei prossimi trent’anni. Roba allegra, di quelle che ti diverti solo a pensarci.

Potrei prevedere un paio di tsunami, e quella è facile, che con il buco nell’ozono e lo scioglimento dei ghiacci, di tsunami se ne creano finché ne vuoi. Poi qualche terremoto, e basta dare un’occhiata alla posizione delle faglie, e una triplice terremoto/tsunami/catastrofe nucleare, che l’abbiamo già avuta ma non è detto che non si ripresenti. Il calcolo delle probabilità è favorevole e posso sempre dire che saranno gravi devastazioni che dipenderanno dall’incuria dell’uomo perché l’uomo dovrà tornare a credere e quando crederà potrà fermare le catastrofi e resistere alle radiazioni manco fosse l’omino michelin formato hulk.

Non so se mai una visione papale passerà da qui ma possiamo già portarci avanti col lavoro e per adesso comincio coi battesimi. Bimbi del miniclub tutti i fila e vai col primo tuffo e poi il secondo e il terzo. “Che mi posso ribattezzare, signora Malafemmina?”, ma certo che puoi. Già che siamo in ballo battezziamoci tutti quanti, io battezzo te e tu battezzi me e insieme facciamo la battaglia con l’acqua e in men che non si dica sono inzuppata dalla testa ai piedi, ho il ciuffo attaccato alla faccia, le scarpe da tennis rovinosamente inzuppate di acqua e cloro e così posso dire di poter mettere a curriculum pure questa, che forse può servirmi per beccare un’opportunità in sede curiale.

Sia chiaro, io le mutande dei preti non le lavo e sul mio utero non ci metto l’ipoteca. Per il resto, disponete di me come volete.

Attendo vostre soluzioni alla precarietà, sto già a mani giunte e a pregare.

Mater nostra, fammiti chiamare per il contratto di un anno, che due mesi sono un delirio e non ci pago l’affitto, fammi trovare oggi al buffet qualcosa che non sia lo scarto di ieri o l’altro ieri, affetta le mani di quelli che mettono annunci di lavoro dove richiedono bellerrima presenza e magnifica disponibilità per incarichi vecchi quanto il mondo, dammi oggi quel pezzo di pane quotidiano, con annesse proteine, please, perché i carboidrati senza proteine non fanno sopravvivere a lungo, e poi digli a quelli che non vogliono che io mi liberi dal “male” di rimettere a posto i manganelli, che qui abbiamo da fare una rivoluzione e non possiamo permetterci altre apparizioni a un euro l’ora di connessione intersatellitare. La prossima volta però, chiami tu, eh? Che nelle relazioni è bella la reciprocità.

Ah, volessi per cortesia trovare il modo per fare andare il mio amico Feisal a Londra, che altrimenti quelli là non lo vogliono fare passare che dicono che è brutto, piccolo, nero e straniero, non so, una specie di teletrasporto santificato con carta di immunità diplomatica delle cose tue, sarebbe buono.

Anzi, fai così, dato che il tuo Stato effettivamente vuole contare tra le superpotenze, dai cittadinanza a tutti gli stranieri che vengono ributtati a mare ogni volta che tentano di sbarcare qui da noi, perché parlare a ruota libera, così in generale, sugli immigrati e sui precari e su tutti i problemi del mondo, siam bravi tutti. Il difficile, poi, è farle le cose.

Dai, si, e falle queste cose. Stipendio più tredicesima, quattordicesima e pensione. Ci conto. E va bene così.

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