Quanto mi fanno male le donne a cosce chiuse!

Nei quotidiani si parla di donne, di nuovo, e il modo in cui se ne parla tende a schiacciare, a uniformare le opinioni e tutto sembra, ancora, l’ennesima strategia per battere su un chiodo che scatenerà misoginie diffuse e che sarà il pretesto per dare a Repubblica più click di femmine indignate, al Corriere più click di quelle che vogliono leggere com’è bello crescere figlie che restino a cosce strette, alle donne di partito più motivi per fare un documento in cui si dirà che le donne devono scendere in piazza contro le puttane che non solo sono puttane ma se ne vantano pure. E che cazzo!

Mica si può essere puttane e vantarsene. Devi restare affranta, coprirti di un velo nero se decidi di apparire in pubblico, prostrarti di fronte all’inquisizione cattolica e poi prepararti al rogo perché il linciaggio è pronto e tu sei figlia di Eva e devi pagare.

Non mi volevo occupare di questa cosa ma sulla mia bacheca di faccialibro mi è bastato dire che mi annoia a morte leggere di quante donne abbiano attraversato la vita del premier, chi la piglia e chi la dà, che si è scatenato un putiferio.

Ma come, tu, oh Malafemmina, difendi quella puttana lì? Qualcuno interpreta e riassume perfino il “Malafemmina pensiero” che tra un po’ ci scrivono un trattato di sociologia e io mi sento lievemente in imbarazzo ché sono soltanto una Malafemmina che vende braccia, corpo e testa a chi mi dà un lavoro.

Sono precaria, come tante precarie e precari e penso che le fellatio possono essere di molti tipi e dirvi che non ne ho praticate sarebbe una bugia.

Non allargo le cosce al datore di lavoro che me lo chiede ma non giudico male quella che lo fa. Lui, piuttosto, mi sembra uno stronzo sfruttatore, un maiale che qualunque cosa faccia non paga mai, perché il sistema è fatto per proteggerlo e quando qualcuno scopre ciò che fa il sistema connivente sposta la discussione sulla donna che ha allargato le cosce perché sia lapidata, pubblicamente, con mille se e mille ma.

Si fanno dei distinguo tra quelle che allargano le cosce per bisogno e quelle che le allargano per comprarsi la borsetta. Tra quelle che si prostituiscono per strada e quelle che invece lo fanno al caldo. Che di questi tempi averci il riscaldamento mentre la dai via è un lusso. Devi soffrire, devi farci vedere quanto sei dispiaciuta mentre ti vendi, altrimenti poi non possiamo redimerti, non possiamo chiamare il prete tal dei tali per fargli compiere il recupero della puttana e per darti l’opportunità di pentirti e diventare una santa donna.

Chè di queste regole anni ’50 sono sicura ne avrete sentite moltissime, allora non va bene dire che siamo tutti prostituti, che non c’è differenza tra le braccia che io vendo per pulire i cessi al bar e il culo che una puttana vende per guadagnarsi quello che vuole.

Non sto qui a sindacare su quello di cui le donne hanno bisogno, non mi interessa. Per me è importante un libro e per qualcuna la borsetta. Cambia qualcosa? La mia scelta riassume un valore più ampio? Sono io forse più precaria e meritevole di stima di chiunque altra?

Poi, neanche a dirlo, la conosco tutta la storia dell’essere deluse perché tutto ci mortifica dopo anni di studio in cui abbiamo fatto qualunque cosa per tirarci fuori dalla precarietà mentre stiamo ancora qui a dipendere da genitori, partner, datori di lavoro perfidi e sessisti, che in un modo o nell’altro il culo finiscono per toccartelo lo stesso e ti sporcano l’anima e ti massacrano l’autostima e ti dicono che se non ce la fai è per colpa tua e in termini psicologici ti fanno di peggio rispetto a quello che potrebbero farti se si limitassero soltanto a pretendere una prestazione sessuale.

Non mi interessa parlare di puttane perché voglio parlare dei magnaccia, di quelli che campano sulla pelle delle donne, che le usano come merce di scambio e che ci chiedono sempre la “bella presenza” anche per pulire il vomito degli ubriachi al bar, perché per pulire il vomito devi chinarti e se non dai sollazzo all’ubriaco mostrandogli un bel culo non sei una dipendente che può occupare quel ruolo.

Vivo da sempre tra donne e uomini che la danno via, qualunque cosa sia, se c’è una differenza tra i pezzi di corpo che si possono dare via e per me non c’è, qualunque cosa per un lavoro e ho con queste persone un legame autentico, privo di moralismi, in cui non ci si guarda mai per ritrovare esempi di santità ché sappiamo bene non voler neppure possedere.

Io non sono moglie, madre, santa, e se mi impongono una scelta sto con le puttane. Altrimenti sto per cazzi miei e voglio parlare di datori di lavoro che mercificano tutti, uomini e donne, nessuno escluso. Non ho voglia di scendere in piazza contro le puttane. Non ho voglia di dirmi indignata o di ululare in difesa di una “dignità” che secondo alcune, spesso vicine a partiti retti al maschile, sarebbe violata dalle puttane. La mia dignità, semmai, è costantemente violata da chi crea le condizioni affinché tutte/i noi diventiamo ricattabili, mercificabili e questo è il merito della discussione che mi interessa.

Ma se devo parlare di donne diciamo che mi hanno aperto più strade quelle che aprono le cosce che quelle che le tengono strette.

Le donne a cosce aperte mi hanno regalato la libertà di scegliere con chi fare sesso e con chi no. E sottolineo che l’accezione della “puttana” si sposta a seconda dei contesti perché puttana lo sono anch’io e orgogliosa di esserlo, rivendicando la libertà di usare il mio corpo come voglio.

Le donne a cosce strette sono quelle che si sono fatte veicolo della più becera cultura patriarcale, quelle che mi hanno imposto una morale, quelle che dichiarano che io non sono una brava bambina, una donna seria, una femmina da marito, una adeguata a certi ruoli, quelle che decidono che se apro le cosce allora bisogna giochicchiare con i motivi per cui lo faccio, per continuare a tenermi legata, imbrigliata, schiava di contesti che mi allungano le gonne, mi obbligano a indossare burqa e osservano il modo in cui parlo obbligandomi a non tradire la categoria.

Ché io non rappresento categoria alcuna e non mi importa delle vecchie suocere, delle matrone che stanno chiuse dietro i vetri delle case a spiare i movimenti della figlia della vicina per poi riferire e dire ad altre quanto invece è tanto meglio la loro figlia che studia, va a casa e poi c’ha il fidanzato che non la sfiora neppure con un dito.

Le conosco le donne che non aprono le cosce e sono quelle che mi fanno malissimo perché me le trovo nemiche sempre, ogni volta che parlo di me, di masturbazione, di piacere sessuale, di maternità responsabile, di pillola del giorno dopo, di spogliarmi perché mi piace essere io, me, corpo, anima, vita, sangue, pelle, odore, piacere, e di tutto ciò voglio godere.

Lo faccio gratis perché è la mia scelta ma quelle che mi vorrebbero nemica delle puttane chiamano me puttana perché disconoscono le differenze e sanno dividere il mondo soltanto in sante e puttane, donne per bene e donne per male, e mi impongono restrizioni e divisioni tra quelle che mi somigliano per irregimentarmi in uno schema che dovrebbe farmi vedere le fasciste come sorelle, giusto quelle che sorelle non sono e che se io nella mia vita vado a ruota libera mi dicono che devo procedere in fila, per due, possibilmente etero, possibilmente con progetti che coincidono ai loro, ché altrimenti saltano tutte le certezze.

Quelle che trovo a fare obiezione di coscienza sono femmine che non vogliono darmi la pillola del giorno dopo. Quelle che parlano per giudicare altre donne sono persone che reiterano una cultura maschilista facendosi strumento di misoginia e proteggendo lui, il grande assente, colui che crea un sistema e lo impone, con affiliati e affiliate, che a stipendi più o meno alti, fanno il loro tornaconto e procedono per la via tracciata. Ma quelle, certo, non le chiamiamo puttane, perché indossano un cilicio o perché mentre impongono un welfare che parla di conciliazione e maternità obbligatoria si sentono tanto più moralmente superiori di quelle altre che a me non impongono niente.

Sono precaria, mi faccio un culo così per sopravvivere e tentare di mantenere un minimo di indipendenza, lavoro spesso con altre donne di bell’aspetto che lo vendono – quell’aspetto – per guadagnare e io stessa so che se non avessi l’immagine “gradevole” che ho non sarei neppure qui, in questo misero villaggio vacanze.

Preferisco stare con queste donne che all’occorrenza mi prestano dall’assorbente al numero del legale per reagire a una molestia, invece che a quelle che restano trincerate nel mondo dell’ipocrisia e si fanno scudo di me, che prima di passarmi il numero di un legale mi processano perché dicono che avevo una gonna troppo corta e dunque dovevo io evitare la molestia, me che non voglio essere strumentalizzata da nessuno, per mantenere in vita un sistema di partiti che è maschile e fa schifo eppure nessuna delle donne che si dice indignata scende in piazza per detronizzare quei tromboni che nelle conversazioni di corridoio chiamano puttane certe donne (e io lo so per certo!) per poi fare pronunciare le stesse frasi ad altre donne, che è tanto più in stile con “facciamola diventare una questione di genere così noi non possono metterci in discussione”.

Donne complici che proteggono uomini e li mantengono in stato di grazia e di potere portando in piazza altre donne in nome della dignità delle donne.

Vi suggerisco una pagina facebook che già era in vita in occasione del precedente 13 febbraio perché temo ce ne sia ancora bisogno e temo che ci sia bisogno di tutte noi per fare in modo che nessuno strumentalizzi la nostra precarietà per metterci l’una contro l’altra.

Io ho un ombrello rosso piantato sulla schiena, sono una puttana e vendo quello che comprano perché il mercato del lavoro in questo schifoso paese è questo. Datemi un modo diverso per guadagnare o smettetela di strumentalizzare le mie lotte o di mandarmi in piazza militari con i manganelli quando faccio la rivoluzione, o di chiamarmi “violenta” chiedendomi di diventare un numero funzionale al sindacato tal dei tali, o di normalizzarmi a vostro uso e consumo, o di criminalizzare le mie pratiche di lotta, e smetterò di vendermi perché allora e solo allora sarò un soggetto attivo che potrà contribuire a cambiare lo stato delle cose. Ma se tutto quello che mi chiede questo stato, il governo, i politici e le politiche “moralmente” a cosce strette, chiunque occupi una posizione di potere, è di dare il culo e zitta, che se parlo troppo sono botte, sono guai, sono censure, sono embarghi economici, sono insulti, sono disprezzo, sono repressione, sono invisibilità e tutto quello che sapete a me non resta che vendermi. Ché vendermi al sindacato o al partito, al datore di lavoro di merda o a chiunque altro non fa differenza.

La rivoluzione è fatta di piccole cose. Una tra queste è individuare i nemici giusti e io i miei nemici, quelli che mi impediscono di essere persona, autonoma, li conosco tutti.

Perché se hai deciso invece che il tuo nemico è una puttana allora il tuo nemico sono io o forse, diciamolo, sei proprio tu.

Ps: vi prego, datemi il diritto di manifestare una opinione senza dirmi cose tipo “mi hai delusa” o “non puoi pensarla così” o varie manifestazioni di pensiero di chi mi ha eletta a mito. Io sono solo io e non rappresento nessuno. Lasciatemi la libertà di essere persona! Grazie!

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39 responses to “Quanto mi fanno male le donne a cosce chiuse!

  • Umberto

    Mi piace il post, tanto! Percepisco uno sfogo autentico che mi mi è molto familiare. Condivido su tutta la linea eccetto, come avrai capito, su questo:

    [..] se c’è una differenza tra i pezzi di corpo che si possono dare via e per me non c’è [..]

    Niente, non ci arrivo. Sono uno di quelli che crede ancora nell’intimità riguardo a “certe cose”. Vecchio stampo, lo so. Ma di certo non sono un nemico!

    • Malafemmina

      Umberto 🙂
      non ci crederai ma queste stesse parole le ha pronunciate un ragazzo che parlava di lavoro precario e catena di montaggio. I pezzi di corpo in vendita non hanno più o meno valore a seconda di quello che tu gli attribuisci per bollino di appartenenza alle manie sessuofobiche della nostra cultura non laica e bigotta.

    • michele

      Ma che diamine c’entra la libertà di scopare con chi si vuole perché ne abbiamo voglia con la libertà di partecipare a un sistema schifoso e corrotto che diffonde e avalla un’immagine della donna equiparabile, come ha detto qualcuno, a una bistecca da macelleria? Cosa c’entra il sesso libero con il sesso schiavile? Le seratine di Berlusconi sono la cosa più tradizionalista, ipocrita e conservatrice che la storia del costume italiano abbia conosciuto. Qui si fa in buona fede la stessa confusione che in malafede fanno i vari Giuliano Ferrara, quando accusano le ex femministe (quindi quelle che a dir loro hanno garantito a tutte il diritto di essere troie) di neo bigottismo. Dopodiché lo schifo primario è di Berlusconi e dei suoi amici e non delle escort delle sue serate da decadenza dell’Impero, è ovvio. Quelle sono soltanto delle serve. Io, però, solidarizzo con le serve di Berlusconi e Fede quanto con i delatori del nazismo. Senza ovviamente nulla togliere al nazismo. Saluti.

  • rebirth010

    Cara Malafemmina…perché ci dobbiamo sempre schierare per forza, fare di ogni erba un fascio? Fosse così semplice…cosce chiuse contro cosce aperte…mah. Sono donna, non ho bisogno di aprire le cosce per lavorare, sono stata precaria per 16 anni e non l’ho mai fatto neppure allora. I magnaccia mi fanno schifo, le puttane no. Sorellanza, la definirei. Per sorellanza, allora, e in quanto madre di tre figlie (e un maschio) dico alle sorelle, te compresa, che non è il caso di diventare merce di scambio. Meglio la fame, l’impresa di pulizie, il portierato, la precarietà. Apro le cosce per passione, non per il pane, né per la borsa ultima moda,etc…insomma, non facciamoci del male. Ce ne fanno già abbastanza gli altri. Io dico: dignità.

  • tantopercantare

    Troppo lungo il tuo post mi sono fermata a metà, se non va bene chissenefrega. Ormai le donne (quelle di cui parli tu) non hanno più scuse. Tutte “colte”, “laureate”, “competenti” , in grado di fare il ministro, la presentatrice, l’assessore, la giornalista… Ma quali magnaccia? Ma siamo tutte rincitrullite??? Abbiamo rotto il cazzo DICIAMOLO!!!

  • Umberto

    Sto cercando di farmi ammaliare da questo concetto. Riflettendo bene e a lungo (ti giuro, per tutto il pomeriggio durante il lavoro) non vorrei che questa mia visione dipenda dal fatto di vivere in un contesto siciliano notoriamente “conservatore”. Spero di no!

  • Violet Cassandra Perseo

    Le donne a coscie chiuse, quelle convinte che bisogna conformarsi alla realtà dominante per combattere la Norma sessuofobica…
    che dire, auguro loro buon lavoro…

    Ottimo post, condivido ogni riga.

  • Silvano C.

    apprezzo la posizione personale, che non accetta integrazione in un modello vecchio. non capisco però sino in fondo la divisione netta tra due tipologie di donna, quelle a cosce chiuse ed a cosce aperte. la realtà è più complessa, credo. sul fatto che poi alcuni cerchino una morale, non lo trovo negativo, nel senso che ognuno di noi ha bisogno di una sua morale, di una propria linea da seguire. tale linea deriva da pregiudizi e cultura, deriva da riflessioni personali, deriva da esperienze e conquiste faticose sul piano anche della presa di coscienza. non devo tuttavia imporre la mia morale ad altri, se non per quella porzione minima che obbliga gli altri a rispettare la mia libertà.
    non con la chiesa, non con i maschilisti, non con la cultura tribale che rende schiavi, non col rifiuto intransigente e integralista, non con chi fa della sua libertà un sopruso, non con chi usa il suo potere per i propri porci comodi, anche per comprare donne da usare come merce, non col moralismo ipocrita di chi nega l’umano per il divino, non con con chi giustifica ogni abiezione, se imposta a chi non può scegliere.
    cosa sarà l’abiezione quindi? per me è ciò che mi fa vergognare di aver fatto qualcosa, è quello che non vorrei mai ammettere, è il mio lato oscuro. ma è pure quello che non potrei mai fare, perchè la mia coscienza si rifiuta di fare, per un non so quale modello comportamentale mi ritrovo addosso, che non so se innato o appreso.

  • crabarrubia

    Sono precaria anche io, guadagno 830 euro al mese per circa 45-50 ore di lavoro alla settimana. Capisco il tuo punto di vista e sono come te per le donne con le cosce aperte; rivendico la possibilità di scopare chi mi pare, di abortire, di divorziare, di non sposarmi e di tenere la fronte alta.
    Ma non ci si chiede questo secondo me: è lo stravolgimento delle cose ad essere sconvolgente, cioè abbiamo un premier che tratta le donne come bistecche in una macelleria, e io che davvero non ho nulla contro chi decide di darla per soldi chiedo solo perchè io devo essere penalizzata perchè ho deciso di fare un’altra vita e di non darla per soldi..tutto qui credo. Cioè io abito con i miei e non ho nessun futuro, mi sono fatta un culo così…chi la da via per soldi ha un trattamento molto diverso da quello riservato a gente come me…

  • Leonora

    Non è che condivido parola per parola.. di più!!! E questa frase “La mia dignità, semmai, è costantemente violata da chi crea le condizioni affinché tutte/i noi diventiamo ricattabili, mercificabili e questo è il merito della discussione che mi interessa.” riassume davvero il nocciolo della questione. Grazie per aver espresso così bene un pensiero fondamentale.Un abbraccio!

  • Lorenzo

    Sono pienamente d’accordo con te. Solo un cosa: se, come mi pare di capire, tutto il discorso è nato da quella signora che dice “Ma quando sei onesto, non fai il grande business, rimani un piccolo, secondo me, no? Se vuoi aumentare i numeri, devi rischiare, devi rischiare il tuo culo. E’ così, è la legge di mercato. Più in alto vuoi andare, e più devi passare sopra i cadaveri. E’ così, ed è giusto che sia così.”… beh le si può certo riconoscere un’ottima capacità di riassumere in modo chiaro il funzionamento della società contemporanea, ma non credo che possiamo essere d’accordo con lei sul fatto che sia “giusto che sia così”!

  • senzacredercitroppo

    quante parole … quanti pensieri … tutto così ben confuso … di precario ci trovo davvero tanto … spero sia precario e passi presto anche il senso di profondo sconforto che leggerti mi ha provocato …spero che prima o poi nel tuo precario pensiero entri, anche a tempo detrminato (un “progetto di crescita” da portare a termine) il desiderio di non esser governata da donne che hanno come unica qualifica per entrare a far parte di un governo, di una giunta comunale, di un parlamento … degli organi che decidono le sorti di un paese, quella di saper fare pompini, che a pompini si son fottute non il loro … che ti venga il dubbio che sicuramente chi scopa chi non è di alcun interesse se non per chi sta scopando, gratis o a pagamento, salvo quando a pagare la marchetta è un intero paese

    … non rispondermi, ho già perso tempo io … non farlo anche tu

  • Salvo

    Il problema sono i magnaccia, gli sfruttatori.

    Ed in un mondo impregnato di maschilismo, di repressioni psicologiche, del possesso delle cose e delle persone, nasce anche la domanda di prestazioni sessuali.

    Quest’ultimo potrebbe essere un ulteriore problema.

    Sicuramente problema non è l’offerta a questa domanda.

    Malafemmina, condivido tutto il post e la tua replica @ Umberto.

    ‘ I pezzi di corpo in vendita non hanno più o meno valore a seconda di quello che tu gli attribuisci per bollino di appartenenza alle manie sessuofobiche della nostra cultura non laica e bigotta. ‘

    Anch’ io sono un PUTTANO !

  • Natascia Foresti

    Natascia Foresti:…
    Cara Malafemmina…Cari\e Tutti\e…. che avete scritto…perchè definirci puttani\e…e NON più precisamente.. SCHIAVI\E????
    Cioè VOGLIO DIRE…..avere fame e le bollette da pagare….o i Figli da mantenere…ed essere obbligati\e a lavorare ….oggi come oggi
    senza più poter avere i Diritti Umani rispettati.!!!..Secondo me…significa SCHIAVITù…!!! Non prostituzione.!!…
    Disperazione!!…non Libero arbitrio!!!
    Per quanto poi riguarda i vari “pezzi del corpo”…che sarebbero tutti eguali…bè…Noi Esseri Umani…con IL nostro CULO
    ed il nostro UTTERO e la nostra VAGINA…
    ED IL nostro PISELLO…DI SOLITO…(^_^)….
    Doniamo Estasi…Orgasmi…Gioia…Vita……Amore!!!….
    in una Parola sola ….a vagoniiii….(^_^)!!!…
    Durante una Libera Fusione Amorosa!!!….( LIBERA SCOPATA!!!)…..
    NON MI PARE PROPRIO CHE CON UN PIEDE …
    UN CERVELLO…UN GOMITO…O UN GINOCCHIO…
    RIUSCIREMMO A FARE ALTRETTANTO!!!!
    Poi per il resto…riguardo alla violenza mentale….psichica…emotiva..che l’Essere Donna…molte volte ti costringe a subire…un pò in ogni ambito del sociale…
    specie se come me…credi nell’Amore Naturale….
    Vero…..Spontaneo ..Gratuito!!!…Che nasce dal Cuore
    e dal libero arbitrio di una Persona,
    purtroppo è verissimo…capita spesso…
    Alcune Persone ti prendono proprio in odio…appena si accorgono che vivi….pensi e senti queste cose dentro di Te.!!! …
    L’unica soluzione …almeno secondo me…sarebbe di compatirli ed andare oltre! Ciao…!!

  • [R]esistere

    sarebbe bello non aver nemici e dunque non doversi porre in modo antagonista, però, se siamo resistenti ad una logica di sfruttamento, quello (lo sfruttamento) è il nostro nemico e non coloro i/le quali sono vittime tanto quanto noi… grazie per questo post malafemmina, credo però che si debbe scendere in piazza anche con le donne a cosce strette, quantomeno per evitare che prevalga il monopensiero complice e magari per contaminarle un po’… e se nella varietà di quelle a cosce larghe riuscissimo ad indurne alcune a vedere un futuro altrove che nella vanagloria dei piaceri del presidente del consiglio (e relativa corte), sarebbe un buon primo passo…

  • titti

    “Perché se hai deciso invece che il tuo nemico è una puttana allora il tuo nemico sono io o forse, diciamolo, sei proprio tu.”

    Già. dopo aver individuato il nemico bisogna interpellarlo sulle vere questioni e tra queste io non metto il fatto che vada a prostitute. Piuttosto forse, lo interrogherei sul fatto che, nonostante i suoi problemi di prostata, mortifichi la ricerca. Tanto per dirne una di attinente alla questione (che non è nemmeno tanto una provocazione). L’interpellazione corretta è l’unica che mette il potente di turno alle strette e lo obbliga ad essere, gli americani dicono, accountable. A rendere conto. Rendere conto proprio, come dici tu, dello stato di ricattabilità in cui versiamo tutti/e, non di altro. Purtroppo quelli che periodicamente mettono su queste campagne sensazionaliste non interpellerebbero mai B. su queste questioni, perché sullo stato della ricerca, in fondo, si trovano d’accordissimo con lui!!! E allora io diserto le loro campagne moralizzatrici di merda.
    Allo stesso tempo ritengo che sia assurdo pensare di interpellare una escort che ritiene B. l’Imperatore. Non la interpellerei né per chiede ragione di tutto il sistema sessista della politica (non è lei che deve essere accountable) né come possibile alleata. Non è sufficiente che sia una prostituta per renderla mia alleata. I miei alleati, hanno una coscienza di classe come si diceva una volta. Se non l’hai maturata, boh, per me sei semplicemente irrilevante al massimo le tue colpe (quelle che politicamente ritengo essere le tue colpe) sono pari a quelle di chiunque altro/a abbia seguito il pifferaio magico e che fa lavori ritenuti onesti. Del resto è evidente dallo spessore della sua analisi, quella che fa nel video, che esprime né più né meno un sentire comune: il mito della “grande meretrice” lasciamolo alla bibbia, il fatto che sia una prostituta che idolatra il suo cliente non la rende né più né meno significativa di altri/e elettori ed elettrici di Mr B.

  • Silvano C.

    mi sono lasciato prendere dalla emotività, nel mio commento precedente, e non ho usato la testa, bensì la pancia.
    ora voglio solo usare la testa, per dire in modo chiaro che accetto ogni tipo di comportamento, anche contrario a tutte le morali ed i moralismi, ma non i reati o o i comportamenti scorretti dal punto di vista delle finanze.
    quindi non accetto che minorenni siano coinvolte nel giro di prostituzione, voglio che ogni reato legato alla prostituzione sia indivuduato e punito, e che tutti i fondi neri che girano in questo modo, non dichiarati al fisco, vengano alla luce del sole.
    tutto il resto sono discussioni da tempo perso, su chi è a favore della libertà della donna (io lo sono) e chi ha comunque una idea di dignità della donna (e pure questa non mi sembra una cattiva idea).

    ripeto però il concetto chiave. se abbiamo delle leggi facciamole rispettare, oppure cambiamole. e cerchiamo di punire chi può permettersi di avere in nero capitali immmensi da usare con le ragazze mentre altre persone sono costrette ad essere precarie.

    è questo il cancro da denunciare e da estirpare per primo. il resto, poi, seguirà a ruota, senza neppure bisogno di discuterne.

  • pattylafiacca

    Una domanda: ma sinceramente a te che sei notoriamente precaria, ti sei fatta un c… così per studi, masters, dottorati ecc, ti continui a fare un c… così per tirare la carretta e mantenerti dignitosamente e onesatamente ecco, a te non dà fastidio che queste che aprono le gambe vadano a ricoprire ruoli professionali per i quali non sono assolutamente preparate? Dico: ok certo con il tuo corpo ci fai quel che vuoi e se vuoi metterlo a redditto va bene aldilà di ogni pregiudizio morale. Però. Però primo ci paghi le tasse e l’Iva come ogni transazione economica e poi la prestazione deve essere fine a se stessa non che poi mi vai a fare la ministra, la consigliera o a livello privato la capo ufficio o la responsabile di vattelapesca. Questo è anche il motivo per cui ci sono molte ragazze/i nella tua situazione: altamente specializzati ma a spasso , non pensi?!

    • Malafemmina

      @patty, non è questo il motivo per cui io sono a spasso. il problema sono i magnaccia, quelli che impongono un sistema di sfruttamento complessivo che obbliga chiunque ad essere assoggettato a ricatti, imposizioni e altro. non l’altra o l’altro che accetta o meno di fare quello che vuole con il suo corpo. In Italia lavoratori e lavoratrici, più o meno qualificati, semplicemente non contano niente, non hanno potere contrattuale. valutare le conseguenze, puntare il dito contro certe donne o certi uomini che fanno anche di peggio senza analizzarne le cause significa non voler affrontare il problema e spostare la discussione dove non fa male a nessuno tranne che a noi stesse.

      • pattylafiacca

        Sì.Purtroppo però la storia dell’umanità da chè si ha notizia ci riporta il fatto che chi comnda, chi stà “sopra” utilizzerà sempre strumenti di convincimento o di gestione del “basso” a dir poco equivochi.Secondo me, personalissimo parere,l’unica via per uscirne è iniziare a bloccare l’offerta, o perlomeno a renderla un servizio pagato e tassato come un altro (ma allora per questi porci non ci sarebbe il gusto….vabbè, altro discorso)….Non sono ottimista in merito ma è utopistico pensare che i “capi” si autocensurino in nome di una moralità, di un’etica del lavoro o altro.magari.

  • gattospaziale

    Mi associo a Natascia nel sottolineare che di schiavitù si parla e che le parole sono pietre:Malafemmina&c., non usate parole-sintagmi (“puttana”) che ci si ritorcono contro, figlie di un senso che ci fa senso.
    Detto questo, l’analisi di Malafemmina mi trova concorde e, vista l’estrema padronanza del mezzo (la scrittura) le consiglio di fare l’impossibile per praticarlo, lavorativamente parlando.
    Aggiungo un elemento mancate da personcina pratica quale sono: chi richiede la prostituzione sessuale nel contesto lavorativo e chi la accetta, semplicemente droga la competizione. Il giro di pompini&annessi (maschile e femminile: pure gli uomini lo fanno, l’ho constatato…) trucca le regole. Come pure chi ignora i propri diritti sindacali. Etc.,etc. Cioè: se vi aspettate che chi ha il temperino dalla parte del manico rispetti le regole, allora vivete su Orione. Rarissimi i casi di impreditori moralmente ineccepibili. Dunque, se ti prostitusci una volta, lo farai a vita: non lo sapevate? Se ti vendi, tutto/a o in parte, mi togli il pane dalla bocca perchè mi truffi, visto che io non lo faccio (nè fisicamente nè nei miei diritti costituzionale e sindacali: infatti mi crepo di fame alla grandissima, Dio santo! Mi sembra di dovermi morire di consunzione “in nome e per conto” di chi non ha un briciolo di coraggio per farlo…non mi dispiacerebbe per niente un allargamento a macchia d’olio dell’attitudine a vender carissima la pelle: pensate, è la cosa DAVVERO più pratica che esista! Sto qui ancora a chiedermi perchè Malafemmina non abbia dato fuoco al villaggio vacanza in cui lavorava, come se l’ulcera fosse meglio di un anno di prigione). Non è sufficiente puntare il dito contro la cultura, il sistema, l’illegalità, il comune senso dell’ “impudore” senza un istante di esame di coscienza: che cosa permettiamo agli “altri” pur di lavorare? Di nuovo: non scenderà mai dal cielo né un accorgimento funzionale né il rispetto dovuto ad un essere umano. Mai visto che accadesse…Poi ci aggiungi che dalle mie
    parti gli imprenditori atterrati per sempre da Equitalia si suicidano: ma prima, non potrebbero togliersi/ci qualche sassolino dalla scarpa in un modo che non scrivo sennó i carrrramba mi vengono a cercare a casa ma si capisce lo stesso benissimo, vero? Un pó di generosità, per Dio!

    • Ena

      D’accordissimo sul “non mi dispiacerebbe per niente un allargamento a macchia d’olio dell’attitudine a vender carissima la pelle: pensate, è la cosa DAVVERO più pratica che esista!”
      Se ciascuno di noi impedisse agli altri di mancargli di rispetto la situazione migliorerebbe a vista d’occhio.
      Vale in particolare per le donne e la loro situazione. Quelle, come Malafemmina, che non accettano con un mezzo sorriso le battute sessiste passano per strane e rompicoglioni, ma se tutte si rendessero conto di quanto queste cose fanno male e reagissero, anche nelle piccole cose, la situazione cambierebbe in pochissimo tempo e sarebbe un ottimo inizio.
      Lo stesso vale per i propri diritti in tutti gli altri settori.

  • Silvano C.

    sulla tua risposta a pattylafiacca, un mio ricordo nostalgico, data la mia età, questo, un tempio si cantava:
    crumiri col padrone
    son tutti da ……

    detto in altre parole, ognuno di noi fa le sue scelte, e queste scelte, pur libere, condizionano gli altri. io, ad esempio, preferivo i campeggi senza animazione, perchè trovo poco divertente che altri mi debbano organizzare il tempo libero. pare che nessuno li cerchi più, ed infatti non si trovano quasi più

    🙂

    • Malafemmina

      allora sono crumire tutte quelle al servizio di partiti con i segretari uomini che fanno i padroni. e in ogni caso quando c’è da lavorare le categorie sono un po’ cambiate. se io ho da pagare l’affitto e sono precaria si ragiona su come posso fare uno sciopero precario ma nessuno penso mi chiamerebbe crumira se non fossi in grado di mollare quello che sto facendo per sopravvivere. e quello di cui si sta parlando non è una presunta unità sindacale con una sua dignità ma una adesione a principi e valori morali che mi imbrigliano in quanto donna e persona (abbiamo dimenticato che il motivo per cui si scende in piazza è un concetto astratto e platealmente discrezionale quale la “dignità” delle donne – madri, mogli, figlie, – e non il lavoro e la fine della precarietà per tutte/i). la cintura di castità non me la faccio mettere da nessuno, no.

      • Silvano C.

        ho perso da tempo le certezze sui sindacati, anche se ancora sono iscritto ad uno. e non sono certo io che posso darti lezioni, su quasi nulla, visto che hai le palle (qualcuna preferisce dire le ovaie) per fare le tue scelte, e pagare di persona.
        non ho nessuna intenzione di imbrigliarti, di importi cinture di castità o di pesi o di moda.
        la nostalgia mi spinge a pensare che in parte noi possiamo essere artefici del nostro destino, e che se cediamo, ci dividiamo. questo purtroppo è già successo, e sicuramente non per colpa tua. e neppure di mio figlio, pure lui precario, che mi mette in ansia e mi fa cadere nella rabbia più irrazionale per una situazione economica che ci strozza, ci umilia.
        in piazza non si chiede solo una generica ed opinabile ( ma importante) dignità, ma si chiede pure lavoro per i giovani, non solo per le donne. almeno nelle piazze che vedo io e che mi interessano. non ho mai visto donne serie parlare solo di generica dignità senza volere pure il riconoscimento dei diritti essenziali al lavoro ed alla sicurezza sociale (aiuto per i figli, legge 194, parità sul lavoro, garanzie durante la gravidanza, tutela in caso di separazione, pensione rapportata alle condizioni di vita, e non semplicemente portata agli stessi anni degli uomini lasciando tutto il resto come si trova oggi). detto questo, sinceramente, delle cosce chiuse o aperte mi interessa poco.
        ognuna fa le proprie scelte, e pure io faccio le mie.

  • unaltradonna

    per me questo approccio è inaccettabilmente semplificatorio, fuorviante e autolesionista, tanto quanto quello delle “donne normali”.

  • Cornelia

    MI piacciono gli interventi di Natasha e Gattospaziale; mi trovano d’accordo!
    Ora vengo a me.
    Non mi ritengo ne’ a cosce strette, ne’ a cosce divaricate.
    Personalmente, divido la mia intimita’ (chiamiamola cosi’) con chi mi pare e piace, ossia per amore o per divertimento.
    A chi me l’ha chiesta in cambio di benefici economico/lavorativi ho sempre detto: “Vaffanculo anche solo per averci pensato, ma come ti permetti?”. Con costoro uso da sempre la Regola del Dispetto proprio perche’ li considero dei magnaccia che ricattano ulteriormente una persona gia’ esposta, di per se’, alla beffa del ricatto (= Si legga: schiava).
    Gia’ mi prendevano e mi prendono, come dice Mala, cervello, gambe per correre, dignita’ e autostima…ci manca pure il resto!
    Sempre personalmente, sono una combattente per la meritocrazia (in un Paese del genere sono un incrocio tra un’idealista ed un pezzo da museo, lo so!) pertanto le tipe o i tipi che la offrono (l’intimita’) a baratto di una cosa che dovrebbero invece ottenere per merito mi danno fastidio, eccome!
    Non posso accettare, in nome della liberta’- a-tutti-i-costi, una legge di domanda (da parte dei magnaccia) ed offerta (da parte delle/dei put-carrieriste/isti) che danneggia chi i meriti li possiede davvero!
    La vera liberta’ dovrebbe essere un elemento che fa rispettare diritti e doveri senza nuocere ad alcuno; in questo senso potrebbe fare rima con responsabilita’ e rispetto (si’, si’ lo so: vivo nel paese di Utopia…)
    Comunque cerco sempre di giocare secondo le mie regole: a volte vinco a volte perdo.
    Mi rendo conto che la vita e’ fatta di compromessi: io accetto solo quelli per i quali non perdo me stessa (es.un lavoro che non mi piace e “concesso” manco fosse platino, una retribuzione ridicola, lavorare talvolta con persone di merda etc, etc…), che gia’ mi pare abbastanza.
    Per il resto combatto, combatto e non smettero’ mai.
    Come sempre Mala, un post ben scritto, anche se stavolta non condivido tutto, ma proprio tutto.
    Ti stimo comunque e ti ammiro per il coraggio che hai di dire la tua!
    Un abbraccio.
    Cornelia.

  • GiulioL

    Malafemmina,cosa ne pensi del post sul blog comunicazione di genere? il titolo penso sia significativo “Terry De Nicolò e il suo discorso tipico da schiava”. http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2011/09/18/terry-de-nicolo-e-il-suo-discorso-tipico-da-schiava-3/

    “…Il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà” .

  • Paolo1984

    Guarda neanch’io scenderei in piazza contro le prostitute semmai contro i magnaccia, e trovo sbagliato che i mezzi d’informazione si concentrino ossessivamente sulle prostitute senza porsi domande sui clienti, chi si prostituisce non è mio nemico e difenderò sempre il diritto di una persona adulta a fare quello che vuole con il proprio corpo incluse cose che magari non condivido o non mi piacciono…però c’è un però: trovo che nella prostituzione non vi sia niente di immorale se praticata da adulti consenzienti, penso però che sia triste, avvilente per chi paga e per chi si vende quindi non me la sento di dire che è come ogni altro lavoro
    Personalmente se fossi padre insegnerei a mia figlia (e anche a mio figlio,ovviamente) che il sesso va fatto con chi le piace, con chi la attrae (se poi c’è di mezzo quella cosa chiamata amore, tanto meglio) e non con chi magari le fa schifo però la paga, e non potrei mai dirle che non c’è poi tanta differenza fra la prostituzione e qualunque altro lavoro, non potrei mai dirle che fare sesso esclusivamente per denaro è uguale a fare la cameriera o la segretaria o la commessa o l’insegnante ecc.,, non è uguale neanche a fare l’attore/attrice, il/la ballerino/a oil/la modello/a ( professioni dove pure il corpo e l’aspetto fisico è importante ed è in qualche modo “strumento di lavoro”), non è questione di bigottismo, è questione di essere un bravo genitore, a te legittimamente non interessa diventare genitore, io però spesso ci penso a come mi comporterei se lo fossi.

  • stregaribelle

    Ok, sto sempre in un angolo a leggere i tuoi post e i vari commenti. Generalmente non intervengo perchè non amo parlare, mi piace ascoltare e ragionare, intervengo solo quando ho qualcosa da dire. È un pò che l’utero mi gira vorticosamente stile turbina… è un pò che rimugino su questa questione e sento come un’acidità in fondo allo stomaco che preme per uscire e che onestamente non riesco più a tenere.

    Io condivido completamente le tue parole, più volte e in altre sedi ho scritto quanto questa schifosa distinzione sia nel migliore dei casi controproducente. Poco tempo fa ho aggiunto però un piccolo insignificante mattoncino ai miei pensieri… un mattoncino parecchio cattivo forse.

    Per capire di che parlo prima credo sia utile dare un’occhiata a questo link http://donnedellarealta.wordpress.com/2011/09/05/consulta-napolitano-nomina-marta-cartabia/ per chi non lo sapesse la donna citata oltre ad avere una vagina in mezzo alle gambe (unica cosa fondamentale pare) è anche particolarmente vicina alle posizioni di CL (per avere una vaga idea del tipo di persona basta leggere i suoi articoli sui matrimoni omosessuali e sull’eutanasia).

    Non una donna con gambe strette o serrate dunque… ma una che a furia di stringere la ha proprio rientrata….

    Può sembrare un ragionamento che non c’entra molto con il discorso di Malafemmina, però guardiamo un attimo le tag di quel bel sito: spiccano per dimensione Berlusconi, Bunga Bunga, Ruby (a seguire una serie di quotidiani piuttosto sessisti).

    Mi infastidisce parecchio questo finto “essere femministe emancipate” che in realtà nasconde solo tanto moralismo becero e voglia di posizionare il deretano su una poltrona (che non so chi possa pensare che le “quote rosa” soprattutto pensate così, siano una soluzione). Io non credo di avere punti di contatto con certa gente, lo dico con tranquillità, le donne con le gambe aperte sono molto meno dannose di quelle con la vagina rientrante!!! Detto ciò ogniuna lotta come crede, bisogna capire però quali siano gli obbiettivi di ogni discorso no?

    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi Malafemmina.

    Ciao e complimenti per il blog (non sei il mio mito, non amo mitizzare le persone, però il tuo è un blog che mi piace e leggo volentieri)

    Stregaribelle

  • La splendida realtà dei ragazzi normali « Malafemmina

    […] e molte parlano di quel che io dovrei fare per essere ritenuta “normale”. Ebbene io sono così e mi ritengo normale. La cosa che però mi lascia perplessa in tutto ciò è come mai non ci sia […]

  • gianpy

    mah… non ho nulla in contrario con chi mercifica o monetizza il proprio corpo, davvero nulla ma mi piacerebbe fare una piccola considerazione. A me piace il sesso, mi piace molto ma per me deve essere una libera scelta (non parlo di sentimenti ma almeno di attrazione). Il fatto che ci siano persone disposte ad arrampicate sociali anche a cosce aperte non mi fa alcun senso, se non il profondo dispiacere di dover subire un rapporto non voluto non desiderato. Prostituirsi non significa (o almeno molto spesso) avere la libertà di scegliersi i clienti, se lo stile di vita è la prostituzione allora devi lavorare e scoparti anche l’ottaugenario sdendato. Chi si prostituisce per lavoro, e ne so qualcosa, spesso si prostituisce per pochi spiccioli il che lede ancora di più la dignità della persona (maschio o femmina che sia). L’emancipazione della donna non è nell’aprire le cosce a pagamento, questo è mero adattamento alla schiavitù, in un perverso gioco di cominanze dove chi domina viene dominato e viceversa. L’emancipazione credo sia quella di scegliersi tutti i partners che si vogliono in piena libertà.
    La prostituzione per come la vedo intesa nel tuo post non è emancipazione ma solo adeguamento ad uno stato di schiavitù.

  • selvaggia14

    non puoi NON pensarla così. Hai la mia totale stima.

  • slasch16

    Sono in pensione ed ho sempre pensato che il mio lavoro,ben retribuito, fosse la mia forma di prostituzione per garantirmi la sopravvivenza e, quindi, un po’ di libertà rubata al capitalismo che rende tutti schiavi e puttane obbligatoriamente.
    Ne faccio pure una questione di classe, in senso di lotta, le puttane che lo fanno per migliaia di euro escludono la partecipazione democratica a chi deve ricorrere al sesso a pagamento.
    Rispetto molto di più quelle di strada che quelle da salotto, insomma le classiche puttane rispetto alle escort.
    Non ho mai sentito una puttana, come si deve, fare la morale ai poveri, i precari, i disoccupati, come le puttane di alto bordo. Le peggiori.
    Ho vissuto in prima persona la lotta per la liberazione femminile, l’emancipazione e mi è rimasto un refuso di educazione precedente.
    Non giudico chi fa sesso con chi vuole, quando vuole e come vuole, ma non accetto che delle puttane che si vendono al sultano mi facciano la morale. Le parole della Terry De Nicolò, mi pare si chiami così, offendono la dignità umana di qualunque sesso sia. Per chiarezza ce ne sono più di due.
    Più che dimostrati la mia stima, inutile, ti voglio dire il mio disprezzo per il piduista e per tutti quelli che sono come lui, nella testa.
    Ciao.
    Ti metto dai preferiti del mio blog perchè mi sarai di stimolo per diversi post.

  • Silvia Maria Esposito

    Questo articolo mi sorprende…Non credevo che tutte queste discussioni sulle prostitute del premier potesse portare ancora a questo genere di valutazioni. Ho sempre creduto, anche quando ho partecipato alla manifestazione di “Se non ora quando”, che non si trattasse di cercare di capire se sia da stigmatizzare più la puttana o il magnaccia o se le donne debbano aprire o chiudere le cosce. Bisognerebbe secondo me semplicemente restringere il campo della discussione: parlare di cosa sia degno aspettarsi dalla classe politica che ci rappresenta. Tutto qui. Perché sentire sempre il dovere di parlare di cosa sia giusto o non giusto per LE donne? Come se fossimo ANCORA solo e soltanto un genere, da impacchettare e da considerare nel suo insieme. Stigmatizzare un Ministro puttana o le puttane del premier che si vantano del loro mestiere, non può e non DEVE significare glorificare il modello di donna casta e pura. Questo salto dal particolare all’universale si fa solo quando si parla di donne. Io dico basta così! Sono due discorsi che non devono implicarsi a vicenda e che sia detto forte e chiaro. Io semplicemente non voglio puttane al governo, così come non voglio mafiosi, venduti o magnaccia. Voglio persone capaci, che meritino la carica che rivestono. Sarà chiedere troppo?

  • serenainthesky

    Non so. Ti seguo, ma non fino in fondo. Per me, a livello proprio personale, c’è una bella differenza tra vendere il mio lavoro, ciò che so fare, di cui sono capace, e vendere il mio corpo, le parti intime per essere più specifica. In ogni caso credo che arrivare al punto della suddetta Terry sia un puntare verso il basso, piuttosto che un ambire a qualcosa. Ed il problema è che non opporsi a questo, chiamiamolo, modus operandi, equivale a tirarsi dietro il paese, giù, giù nel baratro. Vuoi un’alternativa? Creala, cercala. Già lo fai, sennò non scriveresti così: con passione ed intelligenza. E poi stiamo attente, perchè si rischia il circolo vizioso: se lei non è la nostra nemica allora lo sono quelle che non la vendono. Addirittura. Ma sempre nemiche, per forza? I nemici sono preziosi, bisogna centellinarli. Non è lei la nemica, non sei tu, non sono io. La nemica è l’ignoranza, la scorciatoia, la volgarità, la mediocrità, la cattiveria. Ognuno le combatte a proprio modo: l’intervista della signorina vuol far credere che abbiano già vinto, vuole scoraggiare. Basta non cascarci. se posso permettermi, se ti interessa, puoi leggere qui qualche altro mio pensiero a riguardo. http://scrivoxvizio.wordpress.com/2011/09/18/ce-chi-fa-girare-lenergia-e-chi-la-patonza/ Adesso spio sul resto del blog, mi hai decisamente incuriosito!

  • herato

    Ognuno può fare quello che vuole con il proprio corpo, per carità. E una persona può anche vendersi, in cambio di denaro, di un libro o di una borsetta di Prada.
    Ma se si vende in cambio di una promozione, di un aumento di stipendio o di un esame univeritario, il problema non è morale, ma LEGALE.
    In questo modo, la persona sta danneggiando chi vuole ottenere lo stesso risultato (promozione, aumento, esame) con i mezzi leciti. Comprarsi una promozione/esame con le skopate o con le mazzette è la stessa cosa, un atto profondamente disonesto e che danneggia la società.
    Questo livello di onestà è alla portata di tutti. Quindi, ben venga la stigmatizzazione del magnaccia, ma anche di chi cerca scorciatoie illecite. Come dicevano alcuni magistrati del pool di mani pulite, non ha senso distinguere tra concussione e corruzione, ma il reato è unico.

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