Ultimo giorno al villaggio vacanze

Ieri ero particolarmente felice. Mi hanno dato lo stipendio, compresi gli extra guadagnati in questo villaggio vacanze. Oggi è il mio ultimo giorno. Devo ancora ricevere la metà dei soldi che mi deve l’Agenzia per la quale ho lavorato prima. Andrò a battere cassa di ritorno in città, tanto per fare quadrare i conti.

Con i soldi che mi hanno dato ieri potrò pagare qualche mese di affitto, le bollette, vivere decentemente per un po’ senza troppi lussi.

Domani partiremo tutti assieme, io e gli altri colleghi, ci saluteremo e forse dopo un po’ torneremo a volerci bene, perché i conflitti covati a lungo in un piccolo contesto chiuso sembrano macigni, ma là fuori prenderanno la giusta forma e la giusta misura.

Taglierò i capelli, credo, perché già ne ho eliminate varie ciocche, dato che qui mi servivano a poco e mi facevano perdere tempo. In città però mi servono i capelli, ché d’inverno mi tengono al caldo, ma userò cappello e sciarpa e ridurrò il consumo anche su quello. Di tempo, shampoo, acqua, energia. Fossi abbastanza coraggiosa li raderei a zero ma non lo sono e il mio ciuffo riccio mi conforta come la coperta di Linus o qualunque altro ricordo che ti tiene al caldo nei momenti di necessità.

In città troverò l’autunno, una temperatura meno mite e so già che l’aria inquinata mi stringerà la gola, ché io non posso permettermi il tempo di transizione da rientro metropolitano. Dunque dovrò fare attenzione e poi andrò a bussare alle solite porte.

Il titolare del bar del mio lavoro del week end già mi aspetta e sono contenta che ci sia, che in fondo è una certezza, per quanto in nero e senza alcuna garanzia.

Devo incontrare un tale, al quale avevo mandato il mio curriculum, che chiedeva qualcuno a rinforzo del personale dentro una grossa libreria per il week end. Di giorno in libreria e la sera al bar e per due giorni nel corso della settimana non avrò tempo neppure per respirare.

Poi mi diranno con certezza se e quando inizia un progetto nel quale forse posso essere coinvolta. Una organizzazione umanitaria, con un incarico da operatrice. Dal lunedì al venerdì. Un part time che mi lascia libera mezza giornata. E aspetto che l’Agenzia mi dica se ha ancora bisogno di me. Non rinuncerei ad un contratto di un anno con l’Organizzazione umanitaria per qualche mese incerto con l’Agenzia ma piccole prestazioni occasionali forse posso farle.

Rifletto ad alta voce, prendo appunti e se ci penso sono carica di intenzioni e di speranze e avrei anche diritto a riposare. Ma quando? Posso riposare domani sera, che mi pare improbabile perché verranno a trovarmi amici e amiche. Allora posso riposare giovedì? Si, magari si. Venerdì devo andare dai miei a far vedere che sono viva. Mi sorbirò una predica da mia madre perché sono dimagrita e allora dovrò vestirmi a strati per non far vedere che i pantaloni stanno a malapena. L’altro obiettivo è mangiare. Le mie cose, quelle che scelgo e devo rimettere a posto la mia casa, quindi no, forse niente riposo. C’è da pulire, un po’.

Vi viene mai la voglia di fuggire via per non pensare a niente? 🙂

Ho sete e fame. Tra poco qui si mangia, il nostro solito pasto raccattato al buffet, in questi giorni in cui oramai si riciclano anche le suole delle scarpe. Il tipo della reception mi passa un cioccolattino. Dice che verrà a trovarmi e sarò felice di rivederlo.

Buona giornata!

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