Centro per l’impiego alternativo cercasi

Siccome mi ci sento dentro al Progetto Malafemmina e siccome ho imparato ad amare queste Malafemmine che siamo come sorelle vere, di pelle e carne questa notte mi introduco (un po’ claudicante, lo ammetto) nel nostro spazio perchè ho bisogno di lanciare il nostro grido di guerra, per abbracciare Antonella fortissimo e per sentirmi utile e viva per lei e per tutte/i noi. Vi lascio quello che ho scritto d’istinto.

Questa sera ho due cose in mente.
Da un lato l’ultimo post di Antonella, il suo grido di dolore, l’asfissia di fronte all’ennesima necessità di ricominciare tutto da capo. La mancanza di forze, la stanchezza. Aria che manca. Ma chi ce la fa ogni volta a tirar fuori la grinta per ripartire da zero, mettendoci l’entusiasmo che ti richiedono, il bel sorriso di chi quel nuovo “a progetto” lo stava cercando proprio da una vita (ed è per quello che ha mollato il posto precedente, mica perchè il mondo è precario). Perchè quando ricominci da zero mica puoi essere te stessa. Mica puoi essere quel piccolo rottame che deve pagare l’affitto e le bollette, che si preoccupa per la famiglia, che non ce la fa più a rimettere insieme i cocci di quella speranza che per l’ennesima volta si è rotta. No. Devi averci la grinta di un lottatore di sumo, devi averci il fisico tonico e il sorriso patinato. Far vedere che non è per bisogno ma per passione. E pensa te che passione può mai averci uno per andare a vendere un ambaradan qualsiasi alle porte del vicinato per una provvigione inesistente (perchè questi son gli unici lavori che abbondano).
Comunque. C’ho in mente quell’atmosfera lì. Quell’aria che tante volte ho annusato. Le spalle un po’ più curve. E vorrei far qualcosa.

La seconda cosa che ho in mente è la mia amica Martina. Lei se ne sta espatriata a Barcellona. Bella, di quelle belle che anche noi donne ci innamoriamo di loro. Senza invidie perchè donne così sono bocche di luce. Se n’è andata che nessuna di noi riusciva a capacitarsi ed è arrivata, con il suo bagaglio di artista dalla mano d’oro che però lasciamo perdere chè “mica puoi fare la pittrice nella vita” e di fotografa precaria di cerimonie pagata da un titolare che pure lui aveva lo spirito artistico e la pagava quando voleva lui. Non sapeva nulla di catalano. Nè di spagnolo (il suo più grande vantaggio). E si è messa a fare la cameriera. Come tutte noi ha fatto le ore piccole con il male ai piedi, ha sedato argutamente molestie di avventori ubriachi, ha fatto quadrare un salario che fa ridere. E dopo qualche mese era la più anziana (per carriera) tra le cameriere perchè lì il ricircolo è rapido e si cambia locale e datore di lavoro come ci si cambiano gli slip. E dopo qualche mese… era senza lavoro.
Ora se ne sta là, facendo ancora la cameriera quando la chiamano. Ma non molla. A volte vuole tornare indietro. A volte, quando il tempo vuoto è troppo pesante, si rimette a disegnare.

Ed è così che ho messo insieme i pezzi. Ci stiamo sentendo assiduamente con Martina. Io precarieggio (lavoro è una parola complessa che non mi sento di usare) nell’alimentazione e nella gastronomia. Lei ha iniziato a illustrare ricette. Io le mando dei testi che mi piacciono. Lei butta giù uno schizzo (se vogliamo chiamarlo così visto che sono stupendi). Io le mando suggestioni per vedere se, con quello che ho studiato ed esperito nella mia precarietudine gastronomica, riescono a uscire illustrazioni che profumano di tavola imbandita.
Mi piace perchè da questi scambi escono cose saporose. C’è un’illustrazione in cui una battagliera con stivalacci neri e cresta di ricci incolti se ne sta accucciata davanti al forno con una torta in mano. E quella lì è proprio la cuoca rivoluzionaria che vorrei potesse essere raccontata al mondo.
Martina ed io ci diciamo delle cose. Lei a volte è stanca e non ci crede mica tanto alla sua bravura. Io le scrivo che deve andare avanti, che un giorno metteremo insieme quelle illustrazioni con questa gastronomia (e con certe altre canzoni di altre sorelle e con i racconti e i monologhi delle pazze teatranti con cui ci accompagnamo e con altre cose ancora) e spaccheremo il mondo.
Perchè di queste cose c’è bisogno. Perchè mentre facciamo le cameriere, le call center, le baby sitter e tutte quelle cose lì, siamo anche donne con valore e competenza creativa. Con contenuti e saperi che al mondo, cazzo, prima o poi interesseranno. E se stiamo insieme, se mettiamo insieme quei nostri valori intrinseci, qualcosa di buono uscirà (anche per sopravvivere). Prima o poi, si intende.

Dunque mi è venuta questa idea. Giacchè vorrei aiutarla davvero la mia Antonella. Perchè sicuro mentre sfoglio le offerte di lavoro guarderò anche per lei (così come proposto da Malafemmina per un’altra amica… la nostra rete che inizia ad agire). Ma non basta. Perchè le offerte di lavoro fanno schifo per me, per lei, per tutte quante. E certo non riuscirò a risolverle la vita da qui.
Allora penso che non voglio essere stanca e avvilita. Che lo spazio per nuovi progetti c’è sempre. E anche se ormai sono anni che lavoriamo a idee che ci dovrebbero anche sfamare e alla fine il crollo è stato pesantissimo (se ti fai male da solo è peggio che se te lo fa un datore di lavoro: finisce che ti incazzi con te stesso) non meritiamo di arrenderci. Io non so in cosa sia brava ciascuna di noi Malafemmine Scostumate Disgraziate e chi più ne ha più ne metta. Io so che maneggio gastronomia. Che Martina maneggia arte. Che altre amano fare altre cose ancora.

Perchè dunque queste capacità e questi ipotetici legami progettuali (che durino anche solo lo spazio di un disegno) non ce li mettiamo in rete? Io per esempio non ho il tempo (e non ho la costanza) per gestire un “food blog” ma questo non significa che non mi appassioni a idee e progetti, che non ci investa del mio. Ci sono tante persone così. E se creassimo un’area virtuale dove incontrarci, dove costruire una fucina di idee, intessere relazioni e collaborazioni, realizzare progetti (anche piccoli) che all’interno della piattaforma ottengano un riscontro critico e costruttivo di altre/i come noi?
Antonella ha timore per quello che dovrà scrivere in futuro, noi già sappiamo che qualsiasi parola che voglia scrivere o tacere ci vedrà vicine e sorelle. Ma ci vuole anche qualcosa di creativo per contrastare quell’asfissia, ci vuole un progetto che non distolga dalla ricerca di lavoro (o dal lavoro precario) ma che consenta di andare avanti, di credere che si può far qualcosa di concreto (e forse anche remunerativo). E ci vogliono delle compagne con cui condividerlo, delle compagne da cui attingere energie quando ci mancano.
Troviamoci in quello spazio e facciamo esplodere la rete con le nostre realizzazioni di progetti!
(In questo modo sarà anche più facile venirci in soccorso e procacciare lavori… Insomma… Se mai avessi bisogno di una commercialista e qualcuna di noi lo fosse… perchè non cercarla nella nostra rete? Una rete che non faccia solo informazione ma che sperimenti praticamente nuove forme di incontro “lavorativo”).

Ecco, questo è quanto. Sono convinta che anche voi sentiate nelle viscere quello che sta succedendo ad Antonella e che anche voi avete sbattuto il muso contro mille progetti tra amici che sono diventati qualcosa o che non sono diventati niente. Ma vi sembra che potrebbe esserci utile? Un centro per l’impiego reale, non di ripiego, gestito interamente da noi?

Firmato: Povi (Malafemmina nell’animo e con tanta voglia di urlarlo al mondo).

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44 responses to “Centro per l’impiego alternativo cercasi

  • CRISTINA

    cominciamo col dirci cosa sappiamo fare e di che cosa abbiamo bisogno: mi serve una elettricista e una idraulica nella zona di pistoia. Ci sono?

  • chiara

    Povi mi hai fatta piangere…sarà l’influenza…sarà la disoccupazione, l’equitalia che bussa alla porta di quella casa di cui non si riesce a pagare il mutuo, sarà i 25 anni della mia vita passati a studiare perchè con la laurea hai il lavoro sicuro o gli altri 13 passati a cercare lavoro, inventarlo, fallire, rialzarsi, reinventarsi, ricominciare da capo e cadere…tirare fuori le palle fino che non strusciano a terra e si consumano, sarà che non ce la faccio più e che quando lo dico a qualcuno mi sorride e dice “siamo tutti nella stessa barca” ma non fa nulla per tirarsene fuori…sarà forse in modo terrorizzante un inizio di depressione che scaccio in ogni modo conosciuto e inventato ma grazie per questo tuo post!
    La tua idea mi sembra un faro in un mare in tempesta (come sono poetica 🙂 ) io se mi volete ci sto, non so cosa posso fare …so far tutto…forse niente….ma una mano ce la do volentieri con le ultime forze che mi rimangono per l’ennesima volta provo…ricomincio…e magari insieme, tra donne qualcosa salta fuori!!!
    grazie povi

  • Divide et impera, tutti contro tutti « ariaora!

    […] questo mi sembra molto interessante l’idea di rete proposta da […]

  • Tartibus

    Cara Malefemmina,
    il tuo post é stata una ventata d’ossigeno e sapere che siamo in tante nella stessa situazione é si agghiacciante ma altrettanto positivo per non sentirsi sole nella realizzazione dei propri sogni. Ne post trapela la voglia di fare bene e di fare comune. Credo che sarebbe un ottimo progetto e io stessa potrei offrire il mio contributo con piccole traduzioni. Anch’io come Martina sono un’espatriata e credo che una sana collaborazione tra chi ancora sta in Italia e chi invece ne segue gli eventi da lontano (pur provando una certa nostalgia non tanto per il sistema italia ma per la vicinanza a donne determinate come voi!) sarebbe un progetto importante.
    Quello che peró non dobbiamo mai dimenticarci é continuare a lottare per un reddito e un riconoscimento per i nostri meriti e per le nostre capacità al di la delle fruttuose collaborazioni tra di noi.
    Saluti dal Nord Europa.

  • Povi

    Siamo già in cinque! Cinque operatori nel nostro centro per l’impiego! Cinque con Chiara che, da quello che scrive, ha già sbattuto il muso contro ricostruzioni fallite ma che non si arrende. Cinque con Tartibus che può tradurre. Cinque Cristina che ha già del lavoro, vero, da redistribuire. Ed io che ieri sera ho scritto animata dalla rabbia e dalla necessità di superare i chilometri e aiutare un’amica oggi ho il cervello che scricchiola e fuma pensando a come mettere in piedi tutto questo. Magari con spazi territoriali (per rispondere a esigenze come quelle di Cristina) e con spazi di competenze così che chi cerca le traduzioni di Tartibus le trovI istantaneamente. La nostra partecipazione mi ridà forza e speranza, così come spero le ridia ad Antonella e a tutte/i noi. E me lo vedo già questo spazio virtuale in cui ci diamo lavoro e futuro, ci sentiamo vivi in progetti che costruiscono.
    Andiamo avanti chè siamo bellissimi!
    Povi

  • Silar

    Carissime, non ci conosciamo ma ci sono anch’io… Precaria, precarissima e sempre più nera e fumante di rabbia. Intollerante al sistema, agli uomini del patriarcato perenne, alle frasucole inutili, alle sovrastrutture e impalcature che ci costruiscono intorno per soffocare quelle che vorrebbero solo essere vite pulsanti, piene, libere e degne…
    Mentre la rabbia mi soffoca, per sopravvivere rivolgo me stessa verso tutto ciò che di bello e creativo c’è in giro, proprio come un naufrago che si attacca a del legno giovane che galleggia, e ho trovato queste post.
    Io scrivo, precarizzo me stessa nell’editoria. Ma ci sono tanti argomenti su cui ho una mia competenza, anche se non mi ci vendo come “esperta” che non sono… Fotografia, controculture, spiritualità femminile, manga, cinema, arte, cosmesi biologica fai da te…
    Quante di noi hanno mille saperei da condividere?
    Un abbraccio da un’altra Strega
    Silar

  • ariaora

    C’è un problema: se non ci sono abbastanza soldi in circolazione come si regolano gli scambi?
    Chi non ha soldi come può comprare?

  • Marty (BCN)

    Ed eccomi un po’ spiazzata devo dire, non è cosa da tutti i giorni, svegliarsi e vedere che hanno scritto di te, della tua vita, delle tue continue ricerche e cadute…ero spaventata ed invece notare che non sei stata presa nel mirino dei casi umani ma che stranamente stanno parlando di te per lanciare un grido di incoraggiamento, per poter far venire alla luce la voglia di collaborare (perchè ,sì è vero, sole ce la passiamo bene, ma insieme forse possiamo costruire qualcosa di concreto.)

    Sono giovincella è vero ho 22 anni ma da quando avevo 16 anni ho iniziato a buttarmi in avventure-lavorative (continuando gli studi), spinta più che altro dalla voglia di trovare un posto adatto a me in questo mondo, un posto dove potermi esprimere e dove poter condividere i miei lavori e le mie idee con la gente. Così mi sono ritrovata in questa realtà in cui o sogni o sopravvivi e la verità? no, non è facile.
    Ho mollato tutti i miei progetti mille volte perchè se già di mio convivo con una buona dose d’insicurezza questa realtà spesso ha risposto ai miei stimoli con un NO dimostrandomi che le mie idee per lei erano solo carta straccia.
    Ho provato e desiderato , a volte, di vivere una vita normale con un lavoro e niente più, per trovare una vita “sicura”, ma non ce l’ho fatta, soffro, mi sono ritrovata in uno stato di inquietudine, di malessere e apatia…così ho preso una decisione: il mondo mi offre lavori precari, in nero o che di breve durata e io ne approfitto. Non ho bisogno di grandi cose per sopravvivere, ho bisogno di poter disegnare, fotografare, progettare e poi di un tetto e un po’ di cibo nella dispensa (e quasi dimenticavo, di sigarette!!).
    Così mi ritrovo vivendo o di soldi paradossalmente risparmiati in mesi malpagati da cameriera, o di un part-time o di piccoli lavori trovati qua e là…e cosa ne ho ricavato: una stabilità sicuro no, non faccio progetti a lungo termine perchè non posso permettermelo, ma ho tutto il tempo per dedicarmi ai miei sogni. Io ci spero ancora, chi l’ha detto che non c’è spazio per me. ora il mio obbiettivo è l’illustrazione e quindi le mie energie e il mio sudore vanno tutte lì.

    Una sera di qualche settimana fa mi sono “illuminata d’immenso”.
    Povi “lavora” nel campo della gastronomia!!! Magari insieme…forse potremmo…ma sì potrebbe essere una grande idea…sì… beh almeno ci devo provare. Così ho fatto e abbiamo iniziato a scriverci e adesso dobbiamo solo continuare a progettare e aspettare di vedere se le cose funzioneranno.

    Ah rispondendo ad Ariaora , senza soldi si può , senza sfruttare il lavoro di nessuna naturalmente, ma nelle piccole cose è possibile con il baratto, ieri ero a casa di una ragazza che mi sta aiutando a fare la pagina web, lei è illustratrice per bambini ed è lei che mi ha incoraggiato a buttarmi, non la pago con soldi ma a lei piacerebbe imparare a usare meglio gli acquarelli e poi va matta per i cioccolatini di Torino…è fatta!! io le insegno quello che so e intanto ci mangiamo scatole di cioccolata!!
    Marty
    P.S. grazie Povi

  • Santa Precaria « Meno e Pausa

    […] il mio curriculum che è meglio. Ancora. Di nuovo. E che santa Malafemmina precaria me la mandi buona! Share this:TwitterFacebookLinkedInEmailLike this:LikeBe the first to like this […]

  • ariaora

    @Marty (BCN)
    l’idea del baratto è ottima, è il metodo che usavano le persone prima che fossero inventati i soldi.
    Ma i soldi sono stati inventati proprio perché era difficile scambiare solo con il metodo del baratto.
    Se te fai illustrazioni, hai bisogno di riparare il rubinetto di casa che perde cosa fai? cerchi un idraulico che ha bisogno di illustrazioni?

    Come si risolve?

  • Tartibus

    “Se non provi a spostare l’orizzonte un po’ più in là , i sogni non coincideranno mai con la realtà.” (Meg)
    In Friuli ho visto per la prima volta la Banca del Tempo, idea geniale organizzata da un piccolo Comune in cui i cittadini possono scambiarsi servizi tra loro. Ci si rende disponibili a tagliare l’erba del giardino e si riceve qualche ora di babysitting (non necessariamente dalla stessa persona). Questo ovviamente funziona se vi vive nella stessa città o paese e sono sicura che qualche portiere o vicino/a di casa che ne capisce di tubi si trova (quasi) sempre. Secondo me per noi precarie of the world sarebbe piú utile una piattaforma digitale, magari un forum in cui si offrono le proprie capacità, si cercano aiuto ed ispirazione , si scambiano consigli ecc. Che ne so, un illustrazione, un sito, aiuto a scrivere un testo, un CV, una ricetta, un’ora di conversazione in diverse lingue su Skype, consigli su Dj (possibilmente donne;) per la prossima festa di piazza ecc… Insomma un posto in cui si possa fare network tra persone che, stanche di non vedere cambiamenti reali decide di realizzarsi con l’aiuto di altre nella stessa situazione.

  • Just Laure'

    eee…. ovviamente ci sono pure io! 🙂 Che sono precaria da non mi ricordo quanto tempo e scrivo perchè credo sia l’unica cosa che mi riesce bene. Nel progetto Mala Femmina ci sono da sempre – anche quando non sapevo fosse un progetto – 😀 perciò, eccomi … Felice di non essere sola in questo vortice precario. E vorrei dedicare ad Antonella, a Povi, a tutte le Mala Femmina questi pensieri, parole che ho scritto per una di noi http://justlaure.wordpress.com/2011/11/09/rouge/

  • ariaora

    Anche la banca del tempo è un’ottima idea, ma sembra molto adatta per i servizi (ore di lavoro) per comprare 1 kg. di mele da un contadino come si fa?

  • Marty (BCN)

    @ariaora Tartibus ha azzeccato in pieno, non dico sia facile ma a volte ci facciamo troppi problemi nel chiedere una mano ad amici o conoscenti, se un’amico( vicino, collega, ecc.) ti aggiusta il lavandino tu gli dici di fermarsi a cena, es. per aver sturato un lavandino si ritrova un bel stufato nel piatto. non sarà così che lo ripaghi ma lui sa che se un giorno avesse bisogno tu ci sarai. ogni lavoro è giusto che sia remunirezzato ma questo non toglie che ci si possa dare una mano a vicenda, se solo fossimo più abituati a tutto ciò le cose sarebbero più facili da realizzare.

  • lapovi

    Eccomi, tornata dalla mia faticosa riunione non retribuita con la sorella Marlena. Ma magari in un centro per l’impiego ci si potessero scambiare tutti questi bei pensieri e volontà di partecipazione!
    Mi soffermo un attimo sul baratto. Conosco anche io la Banca del Tempo e Tartibus ne ha dato un’ottima descrizione. Sicuramente uno scambio del genere potrebbe esserci utile così come ha anche raccontato Marty (viva i cioccolatini piemontesi, tra l’altro). Ma credo anche abbia ragione Ariaora: giacchè se devo cambiare le gomme della macchina (o pagare una bolletta o tante altre cose) ho comunque bisogno di soldi. E, benchè forse il capitalismo non piace a nessuno di noi, in qualche modo oggi e domani dobbiamo farci i conti (dopodomani chi lo sa!). Ed è per questo che l’idea del Centro per l’Impiego Alternativo in ogni caso pareva funzionare, almeno secondo la mia sconclusionata esperienza.
    Cerco per una volta di essere schematica e non logorroica:
    1) L’esempio di Cristina è significativo. Lei sta cercando una figura professionale specifica. E magari se le due di Pistoia si incontrassero potrebbero anche mettersi d’accordo per un baratto ma… se così non fosse l’intervento di Cristina mi fa pensare che preferirebbe comunque pagare “uno di noi” piuttosto che qualcun’altro. Perchè, visto che siam tutti nella stessa barca, forse è il caso di darci una mano. A tutti noi capiterà, per lavoro o per sentito dire, di abbisognare di qualche servizio (ad esempio nella mia storia lavorativa mi è capitato di cercare: grafici, suonatori, illustratori, progettisti, architetti, ingegneri, muratori…) e… perchè non cercarlo all’interno della nostra rete? Iniziamo ad aiutarci (e a pagarci) tra noi!
    2) Ognuno di noi ha delle passioni e delle competenze che, così sole e raminghe, il mercato del lavoro ha ignorato. Ma siamo anche nell’era in cui i progetti complessi vengono premiati, anche grazie alla diffusione attraverso internet. Insomma: una mia ricetta – da sola – può valere 10 euro scarsi (ma anche niente, ve lo dico io). Le mie (o le nostre) ricette illustrate raccolte in un pdf o in un libro hanno tutto un altro appeal. E ancora… se quelle ricette avessero un supporto audio, con canzoni a tema. O rientrassero in uno spettacolo teatrale. E se quelle illustrazioni diventassero soggetti per delle magliette… Quanto varrebbe tutto questo? Mgari qualcuno che lo voglia comprare lo troviamo (anche inter nos, tra precarianti della miglior specie). Faccio l’esempio gastronomico ma ci sono mille altri campi.
    In entrambi i casi si parla anche di pecunie e non solo di baratto.
    Che ne pensi Ariaora? Fattibile?
    Ora me ne vo’ a leggere il post di Laurè che merita sempre!

  • ariaora

    E’ molto bello vedere tante iniziative costruittive.

    Il baratto ha parecchie limitazioni, anche la banca del tempo per lo scambio di beni e la valorizzazione si può applicare sono in alcuni casi.
    I soldi sono stati inventati per semplificare e agevolare gli scambi e superare i limiti del baratto. I soldi sono pezzi di carta usati per semplificare gli scambi.

    Faccio un esempio:
    mettiamo il caso che Lapovi abbia urgenza di comprare le gomme per l’auto. Lei realizza siti internet e allora ipotizziamo che Lapovi proponga al gommista di realizzargli un sito internet in cambio delle gomme. Il gommista dice che al momento non ha bisogno del sito, ma che ci penserà e dice di lasciare in sospeso, chiede a Lapovi di scrivere su un foglio di carta il prezzo delle gomme, ipotizziamo €.300, con l’impegno di compensare più avanti, magari facendo un sito internet, e allora le restituirà il foglietto dove ha controfirmato il suo debito.

    E’ fattibile? quanto vale quel foglio di carta rispetto ad un altro uguale su cui non c’è scritto niente?

  • Tartibus

    Io credo che la scelta non sia tra baratto e capitalismo. Tutte noi sappiamo che vivere fuori dalle leggi del capitale é pressoché impossibile baratto o no. Credo che le due filosofie possano convivere nel progetto. Ogniuna di noi conosce la propria situazione, c’é chi ha bisogno dei soldi per l’affitto/cambio gomme ecc (e quindi descriverá il compenso richiesto) e chi di un sito internet in cambio di un logo. Credo che ci possa essere spazio per tutte e due i bisogni. Non credo che sia un’utopia, nei giorni scorsi ho rimediato un sito internet in cambio di una cena italiana e un massaggio ad un’amica. Tutto ció funziona giá benissimo intorno a noi, quello di cui secondo me abbiamo bisogno é un “contenitore” dove raccogliere tutte queste idee.

  • lapovi

    Tarti… certo che no! La scelta non è assolutamente tra le due ipotesi. Vorrei semplicemente mostrare che questa proposta non si limita al baratto ma potrebbe arrivare anche a scambi che riguardano il denaro!
    Se il mio ragionamento vi sembra filare ovviamente!
    Ariaora… quel foglietto ha valore data la relazione di riconscimento tra il gommista e il/la web designer. Sarò un’utopista ma se riconosco sorellanza/fratellanza mi fido della buona fede delle persone con cui sto interagendo. A differenza del costante chi va la di un padrone che poi non paga!

  • ariaora

    infatti sono Lapovi e il gommista che attribuiscono valore al “pezzo di carta” (soldi). E se il gommista cedesse il pezzo di carta con scritto €.300 ad un suo amico (che si fida), per esempio un panettiere che ha bisogno di un sito internet? e il panettiere si presentasse da Lapovi con questo buono di €.300?

  • ariaora

    ovviamente il gommista cederebbe il buono di carta del valore di €.300 al panettiere in cambio di qualcosa, ad esempio una fornitura di pane del valore di €.300

  • ariaora

    In generale, senza moneta non si può sviluppare nessun mercato, se le persone non hanno moneta non può esistere nessuna crescita reale. Se c’è aumento di domanda ma non c’è moneta perché lo Stato non ha più possibilità di emetterla al bisogno come in passato non può esistere crescita.

    Tentativi per liberarsi democraticamente da questa condizione esistono:

    Argentina: dai tango bond alla moneta per battere la crisi
    http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/9/18/FINANZA-Argentina-dai-tango-bond-alla-moneta-per-battere-la-crisi/3/113273/

    Monete complementari:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Monete_complementari

    Monete locali in Grecia contro la crisi
    http://www.climatrix.org/2011/10/grecia-monete-locali-contro-la-crisi.html

    RAI REPORT Wir Bank
    http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-5aac3a3a-aca4-46da-94fa-53bb6449a4ce.html

  • la coniglia

    Grazie a chiunque mi abbia postato questo link nel mio blog!
    L’idea è veramente veramente carina e andrebbe sviluppata… io sono brava a montare video, ho una laurea in comunicazione e so fare la promoter, la segretaria e quant’altro…metto tutto a disposizione!!!
    Credo comunque che questa rete andrebbe suddivisa per zone, perchè ovviamente certi servizi possono esser offerti ed accettati solo se la zona di residenza è vicina, proprio come qualcuno diceva qualche commento più su…comunque è una splendida idea, complimenti!

  • Ha trovato un lavoro e mi chiede un consiglio… « ariaora

    […] centro per l’impiego alternativo Share this:EmailFacebookTwitterLike this:LikeBe the first to like this post. da → Crisi […]

  • lapovi

    Ariaora ha segnalato una di quelle proposte lavorative (ma ancora le chiamiamo così???) che noi dovremmo provare a scardinare: 2,30 euro l’ora non credo rientrino in nessun contratto legale… Qualcuno è informato in questo senso? Da quello che so il minimo sindacale per i lavori di manovalanza è di 5 o 6 euro l’ora. Un contratto a progetto non dovrebbe in ogni caso far riferimento a “qualcosa”?

    Nel nostro centro per l’impiego dovremmo anche avere una base informativa in questo senso, no?

    • ariaora

      Credo che con i contratti a progetto non sia previsto un salario minimo.
      http://it.wikipedia.org/wiki/Salario_minimo

      Una precisazione sul conteggio: il compenso in discussione è di €.650 mese, quindi medio ad ora = 650/21/8= 3.86 €. da cui, conversando per una valutazione complessiva di convenienza si è ipotizzato un netto da spese per il trasporto e il pasto fuori casa.

    • ariaora

      “Legge Biagi” sui contratti a progetto
      D. Lgs. 276 del 2003
      Art. 63.
      […] Corrispettivo
      1. Il compenso corrisposto ai collaboratori a progetto deve essere proporzionato alla quantità e qualità del lavoro eseguito, e deve tenere conto dei compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro autonomo nel luogo di esecuzione del rapporto.[…]

      La legge dice precisamente quanto sopra citato. Adesso, buon divertimento e chi decifra per prima la risposta valida vince un viaggio sulla luna!

  • lapovi

    Siamo all’interpretazione?
    Direi di sì. Speriamo di indovinare la risposta.

    Anzitutto” il corrispettivo deve essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro eseguito.”
    Non so esattamente che tipo di lavoro andrà a svolgere la tua amica ma, visto che la quantità è indicata in 8 ore al giorno, dubito che esista un lavoro che qualitativamente possa essere valutato meno di 4 euro l’ora. A meno che non ritengano la tua amica un’incapace, derivandone il fatto che il suo lavoro possa essere regalato.

    “Il corrispettivo deve tener conto dei compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni”. Non sapendo di quali prestazioni si tratta faccio riferimento al mio precedente datore di lavoro (noto stronzo patentato) che, per il sollevamento degli scatoloni (non so come si definisca) è stato costretto a pagare 5,50 euro l’ora. Per un magazziniere (contratto da commessa un po’ artificioso che ho esperito) so che il minimo è 7 euro l’ora. Per una colf/badante il compenso minimo è di 7 o 8 euro.
    Ho volutamente riportato esempi di lavori mal pagati ma che hanno contratti nazionali cui far riferimento.

    Terza parte, la più divertente per me. “Il corrispettivo deve tenere conto dei compensi corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro AUTONOMO”. L’ho provato sulla mia pelle visto che sono stata indotta ad aprire una Partita Iva per poter ottenere un lavoro. Il lavoro autonomo prevede che tutti gli oneri siano a carico del “professionista”. Ciò significa che nella parcella o nella fattura vengono conteggiati anche la contribuzione, l’eventuale malattia, le ferie ed i costi per la strumentazione (cellulare, pc…), i pasti, il carburante. Con una singola parcella, in proporzione, il “cliente” (e non il datore di lavoro!) paga tutte queste cose direttamente e non attraverso il salario. In maniera artistica i datori di lavoro si sono resi conto che – non essendoci tutele nè contratti nazionali per i “professionisti” – potevano allegramente chiedere ad un disgraziato qualunque come me di emettere fattura (sgravandosi degli oneri) pagando lo stesso corrispettivo – o un corrispettivo inferiore – di quello di un comune dipendente. Ma nel mondo dei non sfruttatori (e dei non babbioni come me) le cose non vanno così: un “professionista” ha un costo minimo che oscilla tra i 15 e i 25 euro l’ora, un “professionista qualificato” (specializzato in una certa cosa… vedi l’idraulico) ha un costo minimo di 40 euro l’ora, un “professionista laureato” ha un costo minimo di 50 euro l’ora. Questi dati sono reali, sono il frutto delle mie ricerche e delle informazioni che ho raccolto quando i 7 euro l’ora che mi venivano dati come Partita Iva sono diventati 2 euro netti all’ora.

    • ariaora

      La tua esperienza @lapovi è molto significativa di una situazione che, se prima era rigida, ormai è da parecchi anni farwest anche grazie a leggi che favoriscono chiaramente gli abusi di posizione dominante.

      La legge-indovinello ha un trabocchetto e c’è da fare molta attenzione, ma proprio molta eh, per notarlo. Soprattutto bisogna scollarsi dal ragionamento logico che in legge conta meno che zero, (a meno che non sia tu a decidere):

      * commisurato alla quantità = a cottimo?

      * commisurato alla qualità = come si può stabilire oggettivamente che si tratta di una qualità da 5 euro e non da 3 euro?

      Attenzione poi alle sorprese della simpatica legge indovinello:

      * deve tenere conto dei compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro autonomo nel luogo di esecuzione del rapporto = N.B !!!! attenzione dice: “nel LUOGO di esecuzione del rapporto”, quale luogo?

      Di fatto, terra bruciata sia come dipendenti che come lavoro autonomo (che pure li ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia).

  • ariaora

    Aggiungo che, secondo me, la legge sui contratti a progetto è incostituzionale. Non so se lo abbiano già fatto, io credo che ci siano i presupposti per sollecitare un intervento della Corte Costituzionale e l’abolizione della legge sui contratti a progetto.

    Art.3 Costituzione della Repubblica Italiana
    […] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.[…]

    La legge sui contratti a progetto favorisce e crea l’abuso di “posizioni dominanti” e quindi non è conforme all’art.3.

  • lidia

    Ciao a tutte
    Da Gennaio proverò a occuparmi di un “ancorapiuttostoapprossimativo” sportello-lavoro in un piccolo comune in provincia di Firenze.
    Volevo affiancarvi anche un piccolo progetto “al femminile”, per il quale le idee son già tante, ma scarsissime le risorse che l’amministrazione comunale riuscirebbe a concedere.
    Parlo in qualità di “volontaria” del servizio civile (25 ore settimanali spalmate su TRE progetti). Riesco a ritagliare a stento una decina di ore a settimana per dedicarmi a quanto su esposto, ma vorrei
    mettere questo poco tempo anche a vostra disposizione, per riuscire a delineare un progetto concreto.
    Vi sarei grata se mi esponeste le vostre idee e tracciassimo insieme dei piccoli passi che possano davvero essere di aiuto a qualcuna, sotto tutti i punti di vista possibili ed estrapolabili.
    Grazie,
    Lidia

    • ariaora

      @Lidia
      cosa differenzia il tuo progetto dai centri per l’impiego già esistenti?

      • lidia

        Un’attenzione particolare al femminile, che, a partire dall’aspetto lavorativo, riesca a spaziare su orizzonti più vasti. Mi piacerebbe fornire anche mezzi conoscitivi e supporto (per quanto mi è possibile) alle donne che hanno sete dei propri diritti.
        Sembra tutto un pò vago e in effetti ancora lo è, sono sincera.
        E’ per questo che mi piacerebbe raccogliere spunti, esperienze personali: non limitarmi a fornire la lista delle offerte di lavoro, ma capire la persona con cui ho a che fare e aiutarla, senza che ciò sia visto come un’intrusione.
        Credo mi possiate capire e spero mi possiate scusare per la mancanza di precisione. Sento questo progetto come una necessità e spero vivamente di avere qualche mezzo a disposizione per attuare qualcosa di concreto: ma è ancora qualcosa allo stato embrionale.

      • ariaora

        @Lidia,
        detto così non sembra per niente un progetto, non ha le caratteristiche essenziali per definirsi progetto.

        Mi verrebbe da farti una domanda un po’ maliziosa, ma forse realista, per il momento non la farò e ti chiedo prima: quanti anni hai? che lavoro fai?

      • lidia

        Bene, allora d’ora in poi userò la parola “bozza di progetto”.
        Credevo si fosse capito che non è una cosa ancora definita. Ripeto che speravo di poter accogliere suggerimenti da chi sicuramente ne sa qualcosa in più di me (che svolgo un semplice servizio civile, come già specificato nel primo post).
        Mentre scrivo mi accorgo che non so per quale motivo ma potrei urtare la sensibilità di qualcuna. Vuoi perchè potrei “rubare” le idee altrui, vuoi perchè non ho vissuto le esperienze altrui. Ma anche io faccio parte del mondo femminile e qualcosa sulla mia pelle l’ho già sperimentata. E se non ho 60 anni e un passato femminista alle spalle non è detto che sia una persona poco realista. Ritengo tralaltro controproducente demoralizzare chi sente come una necessità il rendersi utile alle sue simili: c’è chi, come risposta, potrebbe non aver più voglia di continuare un cammino importante come quello della consapevolezza di genere. Dunque mi scuso e se preferite mi farò nuovamente viva quando avrò avuto modo di costituire un “progetto” che possa essere lui stesso sfruttabile (sperando che da sola, peccando di superbia, riesca a fare qualcosa di decente).
        Ecco i miei dati personali (oltre quello sul servizio civile), che io non ho remore nello svelare: sono una studentessa di Specializzazione (post-laurea, non specialistica! e ho soli 26 anni, o già 26, dipende dai punti di vista).
        Spero che siano dati utili a un giudizio sulla mia persona o sulla mia “bozza” di progetto poco realista.
        Non ho avuto paura nel mettervi al corrente di un mio desiderio, non ho avuto paura nel rispondere a domande che esulavano dal discorso.
        Ho detto il mio nome, la mia età, quello che faccio nella vita. Mi aspetterei trasparenza anche da parte dei miei interlocutori, che sprono a farmi pure tutte le domande che vogliono, anche quelle maliziose 🙂

      • ariaora

        @Lidia
        ellaaaà, ecche coda di paglia che hai? perché mi rispondi dandomi del voi? booooh. Senti, ma se confermi che, appunto, è una “bozza di progetto” (scusa ma io non vedo neanche la bozza, ma solo qualche idea confusa) come mai è già in attuazione con il Comune?

        Hai scritto: “scarsissime le risorse che l’amministrazione comunale riuscirebbe a concedere”
        Che significa? di che risorse si tratta?

        La domanda maliziosa sorta spontanea era: sono in vista elezioni?

      • lidia

        non uso il “voi” che mi ricorda sempre qualcosa di fascista, MA parlavo a tutte le interlocutrici.
        In ogni caso tu, ARIAORA, non mi hai nemmeno detto il motivo stringente delle domande personali rivoltemi.
        Io però continuo a risponderti, fomentare battibecchi non è il mio fine.
        Quello che io so a riguardo delle risorse eventualmente destinabili a un evento/progetto che riguardi le pari opportunità l’ho già detto, non sto complottando niente; sfido chiunque, almeno nella ma posizione (vedi post precedenti!) a capire i meccanismi di un’amministrazione pubblica, e non sono arruolata in vista di elezioni, che credo si tengano nel 2013 (essendo pugliese: ops..un altro dato su di me!!)
        però ora che mi ci fai pensare…nel gergo che usi mi viene da dire: ecchissenefrega se sono in vista elezioni! se si riesce a cavare qualcosa dal buco tanto di guadagnato!
        Per quanto rigaurda la “bozza di progetto”, se preferisci la chiamerò “idea confusa” d’ora in poi. anche se penso che chi non ha pregiudizi abbia capito il senso e la voglia da me espressi.

      • ariaora

        Brava! IDEA CONFUSA è perfetto!
        Le mie domande non sono stringenti, sono domande. Ma tu pare che fai un dono di informazioni personali, ascolta, se svolgi un ruolo di servizio pubblico e chiedi anche aiuto, non credi che avresti dovuto presentarti con nome e cognome.
        E come cacchio funziona la gestione, risorse = soldi, no?

        Le elezioni sono in vista, appunto… Te dici echissenefrega!? e no! chiiii senefrega eccomeee! perché il qualcosa dal buco, se non ricordo male… il ragno… di solito (e qui l’età aiuta) lo lasciano incastrato a metà del buco, ecchecazzarola è molto meglio lasciarlo in santa pace in fondo al buco!!!

      • lidia

        il motivo era stringente, non le domande.
        sul bilancio di una pubblica amministrazione, e dunque sulle risorse assegnabili a un ipotetico progetto, non saprei fare previsioni (dal momento che nemmeno il mio diretto superiore conosce la cifra tangibile in euro!!)
        Sul fatto che sono un esterna e non mi pagano per portare voti, (benchè sia da dimostrare che tutto sia fatto in vista di elezioni future) sono stata chiara.
        sul fatto che ho voglia di fare qualcosa per me e per le mie simili, sono stata chiara.
        sul fatto che è meglio stare immobili piuttosto che rischiare, sebbene dietro il mio di volto, sei stata chiara tu (o “lei” se preferisci sottolineare la maturità anagrafica)
        ripeto: la “bozza” o “idea confusa”, come la si voglia chiamare, parte da questi due punti fermi (l’idea di “partire” rende implicito che questi sono due punti INIZIALI e spero ampliabili):
        1)uno sportello lavoro
        2)un luogo e una cornice che possano raccogliere donne che hanno voglia di conoscere i propri diritti, e di acquisire, insieme a me, alle mie colleghe, e a chiunque voglia aiutarci, strumenti per orientarsi (leggi, opportunità, lettura, scambio esperienze, ri-educazione televisiva, etc, etc, etc [etc sta per: suggerimenti vari ed eventuali]).

        io più chiara di così proprio non posso, non so come spiegarmi, è dal primo post che sottolineo lo stadio iniziale della cosa.
        Probabilmente il discorso delle risorse del comune ha creato confusione: il denaro c’è per un progetto sulle pari opportunità; AD ORA, ripeto, NON SO QUALE POSSA ESSERE LA CIFRA.
        ritengo che esistano le parole “PROGETTO PER LE PARI OPPORTUNITà” solo in quanto voce tra altre voci relative al bilancio comunale. MA IL PROGETTO NON ESISTE: è DA CREARE!
        non so più come dirlo.

        Detto ciò spero che qualcuna comprenda il mio desiderio, o almeno che io sia stata capace di trasmettere che per me questo PROGETTO DA CREARE è una cosa importante.

        NON voglio estorcere idee, suggerimenti o dati (come ad esempio un NOME!!) a nessuno.

        Grazie,
        Ora peferisco impegnarmi a realizzare ciò che ho detto.
        MI accontenterò del valido aiuto delle mie colleghe.

      • ariaora

        Discorsi da asilo. L’età te l’ho chiesta non perché sia una valore, ma per ipotizzare il livello della buona fede (l’ingenuità buona può prevalere in gioventù).
        Il “Lei” fosse per me lo abolirei, e anche l’onorevole.

        Quale sarebbe il motivo stringente che ti infastidisce?
        Sei lì a spendere soldi pubblici.
        Spiega un po’ come funziona.
        Ti sei iscritta ad un progetto ma il progetto non c’è?
        Quali sono le
        “attività operative previste dal progetto”?

        Non si è ancora capito cosa differenzia il progetto dai centri per l’impiego. La RIEDUCAZIONE TELEVISIVA???? E COSA SAREBBE??

        Eventualmente c’è sempre da riconvertire sul jolly “rifacimento segnaletica stradale”, ti piacerebbe a te e alle tue colleghe?

  • Povi

    Lidia, mi sembra un’ottima proposta e direi di riaprire il dibattito in un post dedicato.
    Un abbraccio e grazie per quest’idea di connessione!

  • lidia

    avevo scritto un commento ma non lo vedo.
    In sostanza: mi metto a lavorare.
    Grazie
    ciao

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