Due righe fuori curriculum

Antonella è andata in sindacato. Come sempre andarci “per intero” è difficile. E’ successo a tutte: chi vuole solo gli ultimi soldi (dovuti) per tirare il fiato fintanto che si cerca altro; chi vuole quello che le spetta. Compreso qualche chiarimento su un contratto che così corretto non era.

Molti di noi hanno le braccia che ormai strisciano per terra. Alcuni non ne possono più e allora raccolgono le briciole. Altri non ne possono più e proprio per questo vogliono tutto.

Ariaora racconta di un’amica a cui hanno proposto un contratto a progetto per tre mesi. Tre euro e ottantasei centesimi l’ora (lo scrivo tutto, in lettere, perchè vale la pena soffermarsi su ciascun segno grafico così da dargli il tempo di entrare nel nostro cervello, nella nostra rabbia).

La mia malafemmitudine è della categoria del voglio tutto. Voglio il contratto, qualunque contratto sia. E voglio leggermelo. Voglio farlo leggere da qualcuno di cui mi fido. E poi voglio che ciò che quel contratto prevede per legge venga applicato nei minimi dettagli. Voglio ciò che è giusto altrimenti te ne puoi anche andare a “fare un progetto” in tutta solitudine e amenità. Tre euro e ottantasei centesimi (stesso discorso di prima) sono inaccettabili. Sono sfruttamento illegalizzato e voglio proprio sapere chi è il consulente del lavoro che ti ha redatto questo schifo perchè gli faccio una telefonatina e gli ricordo il mio nome: Malafemmina.

Sono stanca. Lo siamo tutti. E so che anche la vostra malafemmitudine è come la mia ma a volte il bisogno è troppo grande e si accetta pure l’inaccettabile. In qualche modo bisogna mettere del pane sotto i denti. Avere un tetto sopra la testa. Di questo si tratta. Questa è la nostra fonte di ricatto, la più bassa possibile, il bisogno primario.

Vivo di rinunce. Rinunce a profferte del genere. Contratti (quando ci sono) che esistono solo perchè non abbiamo la possibilità di accartocciarglieli in faccia, di denunciare tutti quelli che andrebbero denunciati. Se devo vendermi lo faccio alle mie condizioni, come piace a me, per le persone che mi piacciono.

Mi son tornati in mente tutti i colloqui che ho affrontato. Gli sguardi laidi di chi voleva tutto. Un bel culo (in primis), un gran cervello, disponibilità illimitata, contatti in grado di arricchire l’azienda, competenze tecniche e linguistiche, capacità relazionali, nessuna famiglia a cui rendere conto e che potesse limitare il mio tempo in azienda, una laurea, autovettura di proprietà per spostamenti a mio carico. “Signorina, lei ha un’ottima capacità locutoria”, mi han detto una volta e ancora mi chiedo se per loro sarà un bene o un male.

Per un posto da cassiera in un supermercato ho fatto tre colloqui. Ho parlato con psicologi e sociologi (forse anche con andrologi). Ho sostenuto un esame scritto. Un esame orale (in cui avrei dovuto organizzare un evento disponendo nel corretto ordine le varie fasi, dal brain storming, al sopralluogo, dalla scelta della location all’elaborazione del piano economico fino al recall e ai rapporti con la stampa). Ho dovuto scegliere cosa portare su un’isola deserta e indicare qual è il fiume più lungo d’Europa.

Tutto questo per un part time a 550 euro al mese. Tutto questo per un contratto a progetto (poi mi spiegano quale sia il progetto di una commessa) a 4,50 euro l’ora (e mi è pure andata bene!). Tutto questo per le domeniche in azienda. Tutto questo per… “le ore straordinarie segna che poi ci aggiustiamo in nero”. Tutto questo per “siamo in difficoltà economiche, paghiamo appena pagano noi” (la speranza è l’ultima a morire). Tutto questo per “tre mesi o poco più”. Tutto questo per “nessuna possibilità di carriera” (trad: non pensare di poter mutare la tua condizione di invisibilità).

Ma lo sapete meglio di me.

Fino a che non ho detto basta. Non mi presto più.

Perchè in un colloquio vorrei dirti che parlo 4 lingue ma anzitutto so usare propriamente l’italiano, a differenza tua che ti riempi la bocca di business (che è sempre core), managment, location, cash flow e altre stronzate per nascondere il nulla. Perchè in un colloquio vorrei raccontarti di quanto valga la mia capacità di “far le nozze coi fichi secchi” e di come questo possa essere utile alla tua azienda in crisi (chè le crisi le risolve chi le fronteggia da tutta la vita). Perchè in un colloquio vorrei spiegarti che sì, non ho famiglia a carico ma questo non vuol dire che io non abbia diritto al riposo, a tempi e spazi miei, per vedere le amiche o dedicarmi all’autoerotismo. Perchè in un colloquio vorrei spiegarti come è bello quando non hai niente avere almeno te stessa. Vorrei raccontarti del frigo vuoto che regala sempre ottimi pranzetti (basta averci la fantasia, un pizzico di voglia e la competenza necessaria). Vorrei spiegarti che l’ultima vacanza che ho fatto è stata anche la mia prima da adolescente ma che non ci ho mica rinunciato: prima o poi gradirei partire.

Il precariato ha reso dinamico pure il mio cervello e so fare collegamenti che nemmeno il tuo computer all’ultimo grido si sognerebbe. Il mio core business è il multitasking. Imparo in fretta e per ciò a cui non arrivo supplisce la testardaggine che trova vie traverse. Non mi vergogno a fare nulla. Mi sporco le mani e ne vado fiera. I tailleur mi stanno da Dio ma so come si lavano i bicchieri e come caricare il peso delle casse sulle mie braccia da donnicciuola.

E questa non è che la minima parte di me. Sarebbe utile che tu la indagassi prima di volermi fregare.

Voglio un posto che sappia mettere a frutto tutto questo. E voglio che a beneficiarne siamo noi e non qualche squalo ignorante. Avete voglia di iniziare a scrivere i vostri curriculum alternativi? Le cose che vorreste raccontare ad un colloquio con il bagaglio di competenze vere e passioni che siete disposti condividere con gli altri?

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6 responses to “Due righe fuori curriculum

  • Sara

    sempre meravigliosa…

    per sopravvivere (e sempre con l’aiuto di mamma e papà) faccio compagnia ad una persona anziana e cieca. Forse mi daranno 400 euro al mese… forse. Tutto senza contratto, tutto senza regole precise… Perché ho accettato? perché altro non si trova, nella speranza di iniziare a fare un lavoro più “serio”…
    Non conosco 4 lingue, non sono mai stata una ragazza brillante, e non voglio vantare la mia misera laurea per pretendere chissà che cosa, penso che mi basterebbe aver garantita la mia dignità di persona e di poter arrivare a fine mese senza dover ricorrere al portafoglio del padre pensionato. E’ chiedere troppo?

  • lapovi

    Carissima Sara, nel tuo commento quello che mi colpisce come un pugno nello stomaco è leggere che “non sei mai stata una ragazza brillante” e che ti basterebbe “non dover ricorrere al portafoglio di un padre pensionato”. Ti capisco e questo fa male.
    Siamo tutti arrivati al punto del “non importa purchè sia un lavoro”, purchè ci sia qualcosa che ci porti via dalla condizione di dipendenza. So con che spirito e con che dolore si arrivi a fare affermazioni del genere in cui la scelta è una non scelta ma una costrizione sulla base del bisogno primario di crescere, di essere autonomi (poverissimi ma autonomi).
    E questo avvilimento porta alla sottovalutazione. La concorrenza con altri sempre qualificatissimi e disponibilissimi per un posto disgraziato genera lotte tra poveri (che invece dovrebbero essere uniti) oppure la svalutazione. Quando dici che non sei mai stata brillante… mi dispiace ma non ci credo. Con quelle parole celi tutto il buono che c’è in te e – credimi – non sono le quattro lingue o altre fringuellate del genere a renderti speciale (a renderci speciali). Ci chiedono questo e noi glielo diamo (la tua misera laurea… che con “misera” svilisce la fatica economica e personale patita per conseguirla) ma noi siamo altro. Per questo ho messo l’accento su altre abilità che nessuno certifica ma che abbiamo misurato sul campo della nostra difficoltà quotidiana.
    Sara, è anche per persone come te (come Antonella, come me…) che è importante provare a realizzare questa balzana idea di un Centro per l’Impiego alternativo. Per smettere di accettare qualunque cosa e per ricordarci chi siamo e qual’è il nostro valore.
    Scrivi chi sei. Scrivi quello che ami fare, quello che ti riesce facile.
    Stare accanto ad un anziano non è cosa da tutti ed io che ho un papà che non vede più potrei avere bisogno dei tuoi consigli, delle tue esperienze. Non facciamoci imbambolare dalle richieste di chi cerca il professionista tuttofare per pagarlo una miseria, il nostro valore è incommensurabile!
    Aspetto il tuo curriculum alternativo, scrivilo come più ti piace, bastano poche righe o una favola intera. Nessun formato europeo per favore.
    Un abbraccio.

  • Un* de* tant*

    sisi, sono delle bellissime parole.

    ma finché quelli che propongono 3.86 l’ora non avranno PAURA di farlo perché potrebbero *farsi male* ho idea che non cambierà nulla.

    Tutto quello che abbiamo è il numero. Siamo tant*, bisogna prendere coscienza che possiamo essere anche forti e fare PAURA. Temo che sia tutto quello che ci rimane. L’azione diretta, cose così.

    Perché abbiamo visto che nessun governo verrà a salvarci imponendo il salario minimo (che poi bisognerebbe far rispettare), nessun sindacato ci tutelerà e nessuna istituzione ci garantirà neanche il diritto alla sopravvivenza.

    Dobbiamo fare da noi.

    Io sogno le casse di mutuo soccorso, l’autoriduzione delle tariffe, gli espropri e l’azione diretta contro chi *materialmente* ci opprime. Sogno una solidarietà tra gli sfruttati che non si esprima mandando le foto a repubblica e neanche mettendo le tende nelle piazze, ma operando *concretamente* per cambiare le condizioni di vita dei nostri simili.

    Si può fare, l’abbiamo già fatto nel passato e ci sono strumenti per rifarlo ancora.

    Un abbraccio a tutte le malefemmine (e pure i maluomini).

    • ariaora

      @Un* de* tant*
      In verità chi applica la legge non ti opprime, la applica. Ci sono tanti casi diversi e non si può generalizzare. In alcuni casi può accadere che non ci sia scelta tra chiudere l’attività o assumere a quei prezzi – ad esempio, per vincere un appalto, l’azienda dovrà offrire il prezzo più basso; è sufficiente che una sola azienda applichi quello che la legge le consente e tutte le altre (volenti o nolenti) saranno costrette a seguirla (con il tempo è probabile che apriranno nuove attività solo persone prive di scrupoli)

      – Te, per esempio, quando scegli di acquistare un oggetto cosa fai? lo acquisti dove costa più o dove costa meno?
      – Se hai bisogno di un idraulico, chiami quello più costoso o quello che ti fa spendere di meno?

      La legge sui contratti a progetto crea e favorisce situazioni di concorrenza squilibrate e abusi di posizione dominante, è incostituzionale (art.3), sarebbe il caso di chiedere l’intervento della Corte Costituzionale.

  • Cornelia

    A forza di precariato e rabbia, ho sviluppato disturbi fisici cronici che se non curo cambiando stile di vita potrebbero divenire piu’ seri.
    Per cosa?
    Per niente!
    Questo e’ il mio “fuori curriculum”.
    Fantastico!

  • Precaria? Depressa? Toccati di più! « Meno e Pausa

    […] modalità “i don’t like” e mollarla davanti a quelli che vi sfruttano. Comporre un curriculum che vi somigli. Partecipare ad un progetto militante. Debellare tutti i punti neri che avete in faccia. Imparare […]

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