Ecco perchè (non) mi piace il Natale

A me piace il Natale. Perchè avercela con il Natale?
A Natale c’è sempre tanto lavoro ed io corro come una pazza, stando lontana dalle notizie squallide che avrei la tentazione di non sentire. Tutti sono indaffarati a Natale ed io seguo questa scia e mi affanno come gli altri: porto a casa la mia pagnotta approfittando del desiderio di pagnotta altrui.
Questa è una storia vera, la storia di una ragazza come tante, di una precaria come tante. La chiameremo Malafemmina, per comodità.
A Natale Malafemmina, libera professionista dei miei stivali, prepara cibo per tutti. Non per belli e brutti ma tendenzialmente per ricchi che, in barba alla crisi, hanno deciso di permettersi un qualche buffet benaugurale. E questi ricchi – cui piace dar sfoggio di sè presso amici o dipendenti di fascia alta – sono bravi a scegliere il servizio più sofisticato ed attento al miglior prezzo possibile. Hanno buon fiuto per gli affari e, anche se spesso Malafemmina cade nell’equivoco ruffiano del “come piace il mio lavoro!” scambiandolo per riconoscimento personal-professionale, quei clienti lì san bene di poter pretendere il mondo in cambio di una miseria. E’ per loro che Malafemmina lavora.
Quest’anno Malafemmina ha messo a segno X lavori per una cifra Y (non facciamo i conti in tasca alla gente che non sta bene). Mentre lei lavorava, sempre sulla base di accordi verbali giacchè le piace lo stile informale, ha sviluppato un certo prepotentissimo mal di schiena. Malafemmina ha fatto finta di nulla perchè il lavoro è tanto e non si può star dietro a certe quisquillie. Dopo una settimana di sonni mancati però ha deciso che in un mondo precario poche cose son importanti come la salute ed è finita da un dottore che per una cifra Z le ha diagnosticato lo spostamento di tre vertebre cervicali. Questo è ciò che lei ha capito in virtù delle sue conoscenze nell’interpretazione del linguaggio medico.

Il professionista, sempre per la cifra Z le ha anche spiegato che detto spostamento, è stato causato dal reiterarsi di sforzi fisici di un certo calibro. “Ha spostato pesi signorina?”.
“Ma certo che sì, caro dottore. Mi vanto di aver spostato chili e chili di cibo, cassette di frutta, cartoni di vino e ogni altro ben di Dio diverse volte al dì nell’ultimo mese. Ho poi protratto il lavoro per circa 15 ore consecutive nei giorni di servizio, senza concedermi soste così da garantire valente professionalità”.
E fu così che il suddetto dottore, scuotendo la testa con aria saccente, prescrisse riposo e N incontri con il suddetto medesimo – alla cifra ZxN – al fine di ripristinare la situazione. Non potendo indulgere nel riposo si concordò per euro ZxN.
Malafemmina pensava infatti che quel corpo le sarebbe servito anche per futuri Natali ed era bene investire al fine di conservare la prestanza fisica e l’abilità al lavoro. La nostra amica contava altresì sui pagamenti Y concordati con i ricchi benefattori del Natale per poter saldare il debito con il signor dottore. Un pari e patta insomma, senza piangere sul latte versato.
Tra una cifra Z e l’altra, sempre in attesa del pagamento Y, giunsero per Malafemmina altre spese: la revisione di un mezzo usato per trasportare chili e chili di cibo, cassette di frutta, cartoni di vino e ogni altro ben di Dio, un pit stop con cambio gomme per poter passare la revisione e altre amenità. Ma lei era serena, poteva contare su Y che, come un prode indomito, l’avrebbe tirata fuori dai guai. In fondo… se l’era meritato.

Aspetta che ti aspetta Malafemmina si fa vecchia e, soprattutto, non ha di che pagare le bollette (altro che regali del Natale farlocco!). E veniamo alle dolenti note di questa storia vera, giacchè sino ad ora si è scherzato sulla salute di una precaria e fin qui tutto è accettabile, è un già sentito. Incidenti di un mestiere che non esiste.
Ma la cifra Y, il grande deus ex machina della Malafemmina in questione, giungerà pare… a babbo morto. E Malafemmina è qui che si chiede se con questa espressione si usi far riferimento a Babbo Natale o al suo ormai vecchierello pater familiae cui lei, tutto sommato, vuol bene e cui augura ancora tanti giorni felici. Le giustificazioni son sempre le stesse: pagheremo quando pagheranno noi, stiamo aspettando il finanziamento (per il cenone???), dacci un po’ d’aria, fammi respirare, come faccio a pagarti se non ce li ho neppure io i soldi…

Finisce che Malafemmina a volte si senta proprio una grandissima stronza (scusate il francesismo): non le piace andare a chiedere i soldi a chi non ce li ha. Da un lato interpreta la padrona aguzzina, un esattore delle tasse come quelli dei cartoni animati con un velo di patriarcale immaginifico anti-marxista; dall’altro le sembra di implorare e cazzo, l’orgoglio, è una delle poche cose che le resta intatto (anche se un po’ spostato con le vertebre cervicali). Fa finta di niente allora, fa finta di non avere bisogno. Aspetta. Ma ogni tanto si chiede perchè, gira che ti rigira, i precari finiscono sempre a fare “recupero crediti”: non gonfi guitti da film ma umili disgraziati che si vergognano di chiedere (e non pretendere) quanto a loro spetta.

Ahhhh, ma a me piace il Natale. Tutta la gente ride e tanto lavoro per me. Quando vado a dormire poi, a parte il mal di schiena che è l’età che avanza (mica altro), mi sogno pure l’alfabeto ed è bellissimo. E’ un sogno bambino: A come albero, X come le cose che ho fatto e che ancora devo fare, ZxN come quello che devo pagare. Chissà mai che, a furia di lettere, un giorno non diventi scrittrice.

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