Sono precaria: le Snoq, mi rappresentano o sono di un ceto differente al mio?

Grande discussione con un pezzo delle Snoq (in corrispondenza del post liste e femministe), protagoniste donne che in questi giorni si sono divertite ad associare il termine pallottole all’antifascismo delle ragazze e dei ragazzi del collettivo di Femminismo a Sud. Mi sono sforzata di capire e infine ho anche esposto in termini personal/politici il mio punto di vista. Sapete cosa ha risposto Paola Tavella? Ha detto “Ronf”. E sapete cosa ha detto Marina Terragni? Più o meno che Snoq è trasversale e che loro stanno benone così (sul suo blog aveva scritto “la precaria antifascista, no!”). Non so, ma se io ti dico che tra pochi giorni non so come campare perché il mio lavorino precario sta per finire e se ti dico che un mio argomento preminente è quello che discute di precarietà, e lo vengo a dire a te Terragni, che hai scritto una cosa dedicata alla ministra Fornero dal titolo “La ministra più bella del mondo” e a tutte quelle che la pensano allo stesso modo, e mi si risponde più o meno con un “ronf” ho un gran problema a credere che queste donne, quelle di Snoq, abbiano a cuore i problemi delle donne, delle donne come me intendo. Non è me che rappresentano e mi chiedo: chi rappresentano allora?

Vi copio cosa ho scritto a loro e ditemi che ne pensate:

Parliamo di economia e poi ditemi cosa ci trovate di fantastico nella ministra fornero. Parliamo del provvedimento economico di questo governo. Parliamo delle ragazze manganellate in piazza perchè rivendicavano il diritto al proprio futuro e di altre donne, tutte moderate e reazionarie, che le demonizzavano invece che difenderle. Parliamo di cose serie e non di pretesti, perché io – quelle del gruppo Snoq – non le ho mai viste in piazza al mio fianco a lottare per diritti sacrosanti.

Non siete quelle che pensano che la fornero è la ministra più bella del mondo (ronf)? […] Non sono disposta a fare “unione” con le donne in virtù di un organo sessuale. Ciò che mi rende disponibile a fare alleanze non c’entra con la donnità. C’entra il buon senso e c’entra la condivisione di idee e principi. E in questo io sto benissimo tra donne, uomini, gay, lesbiche, trans, precarie, precari, migranti, straniere e stranieri, sex workers, manovali, fabbri ed estetiste, studenti e studentesse. Non faccio movimenti corporativi in nome di quello che ho tra le gambe. Non me la sento sorella una che dice cose che non mi rappresentano e come sta scritto in questo post (http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/12/07/le-femministe-professioniste-e-il-colonialismo-delle-rivendicazioni/) che linko e condivido, io odio essere invisibilizzata da un movimento (Snoq) che pretende di parlare a nome di tutte le donne e quindi anche a nome mio. I nodi che vengono al pettine. Di questo stiamo parlando di giorni, giusto? Io sono qui a beccarmi gli insulti. Ma voi a parte i ronf, e scusate se generalizzo, e le ricette di cucina per natale non è che avete risposto granchè. Quando volete, magari iniziando un nuovo thread, ne parliamo, così ce le diciamo quattro cose e ce le diciamo in modo serio e senza alibi di sorta. Siamo diverse, vorreste negarlo? Perchè il mio pensiero prevalente in questi giorni, rispetto a ciò che leggo qui, non è un casalinga pride ma è che dopo natale io finisco con uno dei mille lavori che ho e non so che cazzo fare per campare. Ce le hai tu – le avete voi – queste preoccupazioni? Le mie le condivido con una montagna di donne e uomini che mi sento tutti amici, perché i separatismi non mi sono mai piaciuti e perchè la giustezza non risiede nelle donne in quanto donne giacchè ho visto donne fare cose perfide ed essere il peggiore strumento del patriarcato e dell’economia liberista che si possa immaginare. Io sono una donna e non me lo prendo questo valore. Non me lo riconosco. Ho valore se ce l’ho e non perchè sono una mammifera, femmina, senodotata.

– A questo mi si risponde dicendo che bisogna stare tutte unite perché è un’emergenza e perchè bisogna mettere fine al risentimento. Mah! Così ho risposto:

Io non ho alcun risentimento. Sinceramente parlo di politica e di quello che mi può accomunare ad altre persone e non ci sto a subire l’omologazione o ad appiattire le rivendicazioni in nome di una presunta unità che salta, come vedi, quando ci sono questioni pregnanti che ci riguardano. Per me l’antifascismo declinato come si è detto (a partire da Femminismo a sud) o le lotte contro la precarietà sono cose che fanno parte della mia vita. Io non posso prescindere da queste. Non posso passare sopra la banalizzazione di un provvedimento economico legittimato da due lacrimucce il quale ha segato le gambe a me e a tante persone come me come se non ne avessimo già abbastanza. Questi non sono pretesti per disunire ma cose sostanziali. E l’emergenza evocata come alibi per stare tutte unite, in nome di una dignità che personalmente non ho mai sentito lesa dalla presenza di escort qui e là, ora non può più essere usata. Berlusconi è andato e le vostre piazze infatti non hanno funzionato. Il collante d’odio verso un solo uomo non c’è più. Quindi restano i temi veri, quelli che vanno affrontati tutti i giorni. Da donne che mi demoliscono e che mi criminalizzano o peggio mi sfottono se hanno una opinione diversa dalla mia, […] che razza di forza d’unità posso trarne? Nessuna. E siamo già divise, dunque forse è bene prenderne atto e partire affrontando i conflitti, ciascuna dando peso alle parole e ciascuna lottando per i propri obiettivi sapendo che la diversità, quella per cui dite tanto di combattere, è un cazzo di valore e non una cosa per la quale evocare le truppe antiterroristiche.

– Dopo una serie di altri sfottò e altre banalizzazioni è intervenuta una donna che ha parlato di amiche che sono state al FemBlogCamp la quale mi ha precisato che non tutte la pensano come le donne che fino a quel momento si erano espresse e che quanto ho scritto le interessava. Questo perché mi sembra giusto riconoscere che Snoq è fatta da tante anime e tra queste vi sono alcune con le quali ho poco da dividere e altre donne con le quali non ho alcuna difficoltà a parlare. Comunque la discussione sta tutta sulla loro pagina. Potete leggerla se vi pare.

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9 responses to “Sono precaria: le Snoq, mi rappresentano o sono di un ceto differente al mio?

  • Paolo1984

    io nel blog di marina terragni ogni tanto ci posto: a volte scrive cose per me condivisibili altre volte no (come del resto succede in molti altri blog). Sulla storia di Casapound ha preso una posizione che non ho condiviso

  • icittadiniprimaditutto

    Ciao, volevo chiederti se hai qualcosa in contrario se faccio il reblog dei tuoi post nel mio blog …

    • Malafemmina

      cosa intendi per reblog? la ripubblicazione? in quel caso direi che puoi pubblicare poche righe citando la fonte con link. vedo che ripubblichi anche le cose di menoepausa e sono certa che anche per lei sarebbe lo stesso. perché la ripubblicazione toglie indicizzazione ai titoli e quindi quando cercano un argomento sui canali di ricerca finiscono da te invece che da lei. cioè, togliere visibilità ad un blog che ti piace non va bene, secondo me. faresti bene a ripostare con titoli diversi, poche righe e un link per mandare i lettori sui blog che ti piacciono. grazie!

      • icittadiniprimaditutto

        I reblog dei post, sono di solito di poche righe, e appaiono nel mio blog con il link del blog che lo ha pubblicato, pertanto chi è interessato ai contenuti del post, per leggerlo deve andare sul blog di origine.
        Comunque se sei contraria non ci sono problemi eviterò di fare i reblog dei tuoi post, anche se li trovo interessanti e a mio avviso il reblog degli stessi nei mio blog gli darebbe maggiore visibilità.
        Cordiali saluti.
        P.C.

  • Francy

    Snoq è un movimento che non mi rappresenta.Secondo me è sbagliato dare spazio ad un individuo che, prima si diverte a picchiare una donna e poi ti prende per i fondelli tentando di farsi passare per pecorella smarrita. Mi sembra più un modo per deresponsabilizzare il carnefice che proteggere la vittima. Loro fanno questo.

  • ultimobacio

    Tu sei rappresentata da te stessa e da quante come te affrontano con sano umorismo la vita……i vari “ronf” lasciali perire sulla bocca degli indifferenti!!! ciao marco

  • ziacassie

    ci sono andata in piazza il 13 febbraio, ma il 14 scrivevo questo:

    http://wordpress.takeadream.com/?p=1351

    sono stata in piazza l’8 marzo, e il 1 maggio con le donne “anziane” quelle che avevano lottato per davvero, e c’erano 50 persone se va bene.
    Avrei voluto continuare forse a conoscerle queste donne, ma non riesco a capire.
    Probabilmente è un problema mio, capisco poco, sono intollerante, ma volevo condividere questo post. Vorrei condividere meno post e più piazze.

  • Lbo

    ciao. no, in quanto precaria non ti rappresentano, mettiti l’anima in pace.

    non so se hai presente cosa diceva Weber parlando dei politici “di professione”. a dire il vero neanche io ma una mezza idea ce l’ho: una cosa è fare aggregazione di piazza, un’altra è entrare negli ambienti in cui i numeri di queste aggregazioni vengono spesi.

    inizialmente ci saranno pure uone intenzioni, ma quando si comincia a “fare sul serio” bisogna rendersi presentabili, osservare galateo e protocolli, essere poco polemici eccetera.

    se no non parlicoi pezzi grossi, se non parli coi pezzi grossi non hai visibilità, se non hai visibilità gli altri poveracci come te pensano che sei solo un altro poveraccio e non ti si filano. una mezza esperienza in merito ce l’ho: parafrasando Marx (Groucho) quasi nessun poveraccio vorrebbe far parte di un’associazione dove si resta integri e quindi poveracci.

    da un certo punto di vista sperare che vada diversamente è velleitario. in un certo senso posso anche capirlo. in quanto precario hai accumulato magari esperienza ma anche molta più rabbia e la rabbia non fa prendere decisioni produttive.

    sia mai il ministro Fornero ti riceve magari non prendi il tè coi biscottini e non scambi le ricette dei dolci di Natale ma ti incazzi come una iena e la Fornero non può dirti “guarda ciccia che io sono ministro per tolleranza del PdL che mi ha delegata a fare il lavoro sporco quindi ho le mani legate, mica posso fare davvero politiche progressiste che forse vorrei fare. e vedi quanto ci soffro? piango pure, ma non mi dimetto per responsabilità. Lasciami fare e quando tra 30 40 anni i campi saranno concimati col tuo cadavere e quello dei tuoi simili vedrai che magari questa nazione la rimettiamo in sesto”.

    ci saranno brave persone ecc., ma in quanto precaria magari devi andare a lavorare un giorno a Montemario, un altro sulla Tiburtina e chissà quali cazzo di altri giri prima di portare le buste della spesa a casa al Trullo quindi non puoi, diciamo, andare in giro in bicicletta con lo scialle in cachemire e una baguette e Repubblica nel cestino. ok, immagine volutamente superficiale, ma che farebbe molto più marketing di un/a precario/a vecchio/a, brutto/a, puzzolente e che magari sa fare solo lavori poco creativi.

    in sostanza forse è meglio viaggiare paralleli, condividere il minimo comune denominatore ma non farsi grandi illusioni e non partecipare a collette, economiche, di tempo e di emotività.

  • Lbo

    chiedo scusa se insisto. copioincollo dalla “mission” della pagina facebook di snoq che hai linkato:

    “…Facciamo rete con tutte le giornaliste e le lavoratrici dell’informazione e della comunicazione che vogliono impegnarsi a costruire un nuovo modo di fare informazione sulle donne. E anche per lavorare con dignità dentro e fuori le redazioni.”

    sì, sono di un altro ceto. ossia, molte saranno del tuo stesso ceto, ma non se ne accorgono, forse perché hanno ammortizzatori sociali, diciamo così, molto più efficaci.

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