Archivi del mese: dicembre 2011

Matilda e il Natale precario

E anche Matilda sta con Femminismo a Sud, con chi non ha paura di dire quello che pensa, con chi non ha paura di pensare.


Io sto con Femminismo a Sud

Dovrei scrivere della manovra economica, del governo e delle sue soluzioni che ingrassano i ricchi e smagriscono noi precari/e e poveri/e. Dovrei, certo. Poi però devo pensare che questo progetto, il progetto Malafemmina, è un pezzo di ispirazione nata nei corridoi virtuali di quella grande esperienza di rete e collettivo e lavoro e ricerca e umanità e scambio che è Femminismo a Sud.

E mi trovo in questi giorni sulla mia bacheca facebook a difendere qualcosa che appartiene a tutti/e e che per tutti/e lotta da un attacco feroce che arriva da un bel po’ di gente unita dallo stesso bisogno di offrirsi l’un l’altra supporto corporativo a suon di articoli in cui distribuiscono un bel po’ di fandonie contro Femminismo a Sud. Da queste parti sono tantissime le persone che vogliono bene a quel progetto e a quel collettivo e, per fortuna, non siamo le/i soli/e. Ma dato che il fango contro Femminismo a Sud pare destinato ad aumentare, ora che perfino le grandi firme di quotidiani nazionali su facebook rilascerebbero dichiarazioni contro di loro, bisogna che io racconti che da due giorni tento di discutere con un pezzo di Se Non Ora Quando, di cui fanno parte alcune delle giornaliste impegnate contro FaS, e in due giorni mi hanno dato della fascista, berlusconiana, finanche “troppo giovane”, perché quando non ci sono argomenti per difendere l’indifendibile si passa alle accuse gratuite e perfino il fatto che ti diano della “giovane” ovvero dell’immatura, togliendo peso e valore alle cose che dici, a me sembra un insulto.

Continua a leggere


In grigio

E’ in ritardo.

Come al solito, direi. Mentre io, come sempre, sono in perfetto orario.

E aspetto.

Mi sembra di aspettare da una vita, di passare il tempo nella malinconica attesa che, per una volta, una volta soltanto, lui arrivi in orario. Ma anche oggi arriverà in ritardo e il suo ritardo mi darà il tempo di pensare.

Di pensare che ho trent’anni, che sono qui, che aspetto. Di pensare che ho trent’anni e mi sembra di vivere di ieri, di oggi ma mai di domani. Di pensare che ho trent’anni e vivo di mezzi sorrisi e di speranze addormentate, di colori in scala di grigio che, a fatica, si ritagliano uno spazio nelle mie giornate.

Se solo lui arrivasse in orario.