Archivio dell'autore: lapovi

Buon anno sorella.

Sorella mia,

ti scrivo come un Lucio Dalla un po’ storto a cavallo tra l’anno vecchio e quello che verrà. Avrei voluto donarti quel tempo per noi di cui parliamo da anni per ritrovarci senza frustrazione e malinconia, lontane da ogni cosa. Non posso farlo e tutto ciò che ho è l’occasione di accendere una sigaretta e scrivere questa lettera d’amore. Perchè questa è per te. Per tutte noi.

Questa lettera è una dichiarazione, socia mia di precariato e sorrisi inventati nella miseria. La mia dichiarazione. Parlo con te.

Parlo con i tuoi capelli scomposti e arruffati per quel parrucchiere che non incrociamo mai. Parlo con quei chili di troppo e con quella te stessa che sta dentro e finisci per odiare confondendola con il riflesso di uno specchio. Parlo con le tue sciarpe colorate, quelle che ti infagottano e fanno spuntare d’improvviso occhi di luce e ironia da strati di stoffa. Parlo con la tua camminata lenta, stanca o gaudente. Parlo con le tue lacrime e le tue battute.

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Ecco perchè (non) mi piace il Natale

A me piace il Natale. Perchè avercela con il Natale?
A Natale c’è sempre tanto lavoro ed io corro come una pazza, stando lontana dalle notizie squallide che avrei la tentazione di non sentire. Tutti sono indaffarati a Natale ed io seguo questa scia e mi affanno come gli altri: porto a casa la mia pagnotta approfittando del desiderio di pagnotta altrui.
Questa è una storia vera, la storia di una ragazza come tante, di una precaria come tante. La chiameremo Malafemmina, per comodità.
A Natale Malafemmina, libera professionista dei miei stivali, prepara cibo per tutti. Non per belli e brutti ma tendenzialmente per ricchi che, in barba alla crisi, hanno deciso di permettersi un qualche buffet benaugurale. E questi ricchi – cui piace dar sfoggio di sè presso amici o dipendenti di fascia alta – sono bravi a scegliere il servizio più sofisticato ed attento al miglior prezzo possibile. Hanno buon fiuto per gli affari e, anche se spesso Malafemmina cade nell’equivoco ruffiano del “come piace il mio lavoro!” scambiandolo per riconoscimento personal-professionale, quei clienti lì san bene di poter pretendere il mondo in cambio di una miseria. E’ per loro che Malafemmina lavora.
Quest’anno Malafemmina ha messo a segno X lavori per una cifra Y (non facciamo i conti in tasca alla gente che non sta bene). Mentre lei lavorava, sempre sulla base di accordi verbali giacchè le piace lo stile informale, ha sviluppato un certo prepotentissimo mal di schiena. Malafemmina ha fatto finta di nulla perchè il lavoro è tanto e non si può star dietro a certe quisquillie. Dopo una settimana di sonni mancati però ha deciso che in un mondo precario poche cose son importanti come la salute ed è finita da un dottore che per una cifra Z le ha diagnosticato lo spostamento di tre vertebre cervicali. Questo è ciò che lei ha capito in virtù delle sue conoscenze nell’interpretazione del linguaggio medico.

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Due righe fuori curriculum

Antonella è andata in sindacato. Come sempre andarci “per intero” è difficile. E’ successo a tutte: chi vuole solo gli ultimi soldi (dovuti) per tirare il fiato fintanto che si cerca altro; chi vuole quello che le spetta. Compreso qualche chiarimento su un contratto che così corretto non era.

Molti di noi hanno le braccia che ormai strisciano per terra. Alcuni non ne possono più e allora raccolgono le briciole. Altri non ne possono più e proprio per questo vogliono tutto.

Ariaora racconta di un’amica a cui hanno proposto un contratto a progetto per tre mesi. Tre euro e ottantasei centesimi l’ora (lo scrivo tutto, in lettere, perchè vale la pena soffermarsi su ciascun segno grafico così da dargli il tempo di entrare nel nostro cervello, nella nostra rabbia).

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