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Se sei precaria e ti propongono di fare l’imprenditrice: usa il dito medio!

Le mie giornate procedono più o meno allo stesso modo. Unica eccezione un cubo di donna con collo a scomparsa, telefonino con cuffie sempre attivo e tono da imprenditrice che mi ha ricordato il personaggio della “prosivendola”, uno dei libri del ciclo Malaussene (di mestiere: capro espiatorio) di Daniel Pennac.

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Il lavoro precario è fondato sull’intimidazione

E’ l’ora X. Il progetto per il quale sono stata assunta temporaneamente dall’Agenzia è finito. Ieri ho ricevuto ancora 500 euro che assieme alle altre 500 fanno 1000 in totale su 3000 pattuiti. Non ho nessuna certezza. Da un momento all’altro potrebbero dirmi di andare via o potrebbero rinnovarmi il contratto.

Tutto scorre come se nulla mi fosse dovuto. Una mia amica dice che il fatto che mi abbiano dato altri soldi significa che vogliono tenermi buona. Io conservo un pizzico della mia sana diffidenza, quella che mi preserva dalle brutte sorprese, e immagino che sia una rateizzazione non autorizzata che vorrebbe dissuadermi dal fare qualunque genere di vertenza.

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Ringraziare sempre per lo stipendio precario

E’ già trascorso un mese dal primo giorno di lavoro all’agenzia e ancora non ho ricevuto un euro di paga.

Sto lavorando tantissimo. Praticamente il progetto nel quale mi hanno coinvolto è tutto sulle mie spalle. A Dorotea la mondanità, al grafico e al creativo la creazione della campagna, al Signor C. gli attacchi di ansia.

Pr, addetto stampa, assistente di produzione? No. La sto proprio partorendo io questa cosa ed è un parto multigemellare in cui in effetti in tanti si comportano esattamente allo stesso modo. Gli unici con i quali ho un po’ di feeling fanno parte di quel sommerso mondo di tecnici, sarti, trasportatori, in poche parole facchini, che faticano anche più di me.

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