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Mia sorella, La chimicA sprovvista di tacco

Succede che torno a casa dopo una giornata di lavoro ingabbiata – la giornata – in una cappa di calore tale da farmi sudare le sopracciglia.

Succede che le sopracciglia sudano di continuo, non una volta ogni tanto, ma di continuo, dando al mio viso la simpatica sensazione di essere un pezzo di carne tritata in putrefazione.

Succede, quindi, che sento di essere particolarmente nervosa e poco aperta al confronto.

Succede, allora, che gironzolo su internet alla ricerca di qualcosa.

Non so cosa. Qualcosa.

Qualcosa che mi rilassi o che tiri fuori quel nocciolino di rabbia che stazione al centro del mio stomaco e che, nonostante il caldo, non riesce a sciogliersi e ad andar via.

Leggo qualcosa.

Prima di spiegare cosa, vorrei dire che ho una sorella.

E’ più piccola di me e ha il doppio dei miei ricci in testa, e quando l’ho vista per la prima volta, poche ore dopo la sua nascita, era così bella con le guance rosate e i ricci biondi, fitti fitti, appiccicati in testa che credevo fosse una pesca. Poi, ha iniziato a piangere e ho dedotto che, forse, una pesca vera e propria non lo era, ma continuava a piacermi. Vedevo in lei una luminosità che non rintracciavo né in me né negli adulti che mi stavano attorno.

Succede che col tempo, quella pesca luminosa diventa grande, una deliziosa adolescente poco attenta ai brillantini dell’ultimo ombretto Chanel e molto più interessata alle storie, le migliaia di storie che fanno capolino fra le sue mani, trasportate da libri di ogni dimensione.

Succede, poi, che splendida, luminosa pesca  diventa adulta.

Si risveglia donna, forte ed indipendente in una città straniera, a migliaia di chilometri da me e dai miei nocciolini di rabbia che il tempo e la distanza si sono preoccupati di moltiplicare.

Succede che questa donna di mestiere fa la chimica (ho scritto “LA” e non “il”).

E non la “chimica” con la “i” a forma di rossetto, come pubblicizza la campagna della commissione europea, ma la chimica con la “i” normale. La mia pesca luminosa va a lavoro in Doc Marten’s e jeans e, nonostante ciò, riesce a svolgere il suo lavoro nel migliore dei modi. Roba da non crederci!!! Ogni mattina mi sveglio pensando all’angoscia che deve provare mia sorella nel dover affrontare un’intera giornata di lavoro, in piedi, di fronte ad un tavolo sommerso di provette da analizzare e test da esaminare senza un sandalo col tacco dodici e il plateau di dimensioni quantomeno adeguate al tacco!!! È un pensiero che mi angoscia, lo giuro!

E che dire degli occhiali!!! Gli occhiali! Mia sorella – la chimica – porta gli occhiali da quando il suo occhio pigro ha iniziato a fare le bizze. Aveva meno di sei anni e per convincerla a tenerli su, la mia mamma doveva cantarle in continuazione una filastrocca che faceva più o meno così “cin cin dai… Noi siamo speciali, portiamo gli occhiali, dai vieni con noi…”.

Se mia sorella – la chimica – avesse saputo che gli occhiali sarebbero stato l’oggetto glamour da inserire sul CV, bè, credo che avrebbe risparmiato a mia madre un sacco di raucedine.


Sono precaria: le Snoq, mi rappresentano o sono di un ceto differente al mio?

Grande discussione con un pezzo delle Snoq (in corrispondenza del post liste e femministe), protagoniste donne che in questi giorni si sono divertite ad associare il termine pallottole all’antifascismo delle ragazze e dei ragazzi del collettivo di Femminismo a Sud. Mi sono sforzata di capire e infine ho anche esposto in termini personal/politici il mio punto di vista. Sapete cosa ha risposto Paola Tavella? Ha detto “Ronf”. E sapete cosa ha detto Marina Terragni? Più o meno che Snoq è trasversale e che loro stanno benone così (sul suo blog aveva scritto “la precaria antifascista, no!”). Non so, ma se io ti dico che tra pochi giorni non so come campare perché il mio lavorino precario sta per finire e se ti dico che un mio argomento preminente è quello che discute di precarietà, e lo vengo a dire a te Terragni, che hai scritto una cosa dedicata alla ministra Fornero dal titolo “La ministra più bella del mondo” e a tutte quelle che la pensano allo stesso modo, e mi si risponde più o meno con un “ronf” ho un gran problema a credere che queste donne, quelle di Snoq, abbiano a cuore i problemi delle donne, delle donne come me intendo. Non è me che rappresentano e mi chiedo: chi rappresentano allora?

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Io sto con Femminismo a Sud

Dovrei scrivere della manovra economica, del governo e delle sue soluzioni che ingrassano i ricchi e smagriscono noi precari/e e poveri/e. Dovrei, certo. Poi però devo pensare che questo progetto, il progetto Malafemmina, è un pezzo di ispirazione nata nei corridoi virtuali di quella grande esperienza di rete e collettivo e lavoro e ricerca e umanità e scambio che è Femminismo a Sud.

E mi trovo in questi giorni sulla mia bacheca facebook a difendere qualcosa che appartiene a tutti/e e che per tutti/e lotta da un attacco feroce che arriva da un bel po’ di gente unita dallo stesso bisogno di offrirsi l’un l’altra supporto corporativo a suon di articoli in cui distribuiscono un bel po’ di fandonie contro Femminismo a Sud. Da queste parti sono tantissime le persone che vogliono bene a quel progetto e a quel collettivo e, per fortuna, non siamo le/i soli/e. Ma dato che il fango contro Femminismo a Sud pare destinato ad aumentare, ora che perfino le grandi firme di quotidiani nazionali su facebook rilascerebbero dichiarazioni contro di loro, bisogna che io racconti che da due giorni tento di discutere con un pezzo di Se Non Ora Quando, di cui fanno parte alcune delle giornaliste impegnate contro FaS, e in due giorni mi hanno dato della fascista, berlusconiana, finanche “troppo giovane”, perché quando non ci sono argomenti per difendere l’indifendibile si passa alle accuse gratuite e perfino il fatto che ti diano della “giovane” ovvero dell’immatura, togliendo peso e valore alle cose che dici, a me sembra un insulto.

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