Archivi categoria: Rete precaria

Io sto con Femminismo a Sud

Dovrei scrivere della manovra economica, del governo e delle sue soluzioni che ingrassano i ricchi e smagriscono noi precari/e e poveri/e. Dovrei, certo. Poi però devo pensare che questo progetto, il progetto Malafemmina, è un pezzo di ispirazione nata nei corridoi virtuali di quella grande esperienza di rete e collettivo e lavoro e ricerca e umanità e scambio che è Femminismo a Sud.

E mi trovo in questi giorni sulla mia bacheca facebook a difendere qualcosa che appartiene a tutti/e e che per tutti/e lotta da un attacco feroce che arriva da un bel po’ di gente unita dallo stesso bisogno di offrirsi l’un l’altra supporto corporativo a suon di articoli in cui distribuiscono un bel po’ di fandonie contro Femminismo a Sud. Da queste parti sono tantissime le persone che vogliono bene a quel progetto e a quel collettivo e, per fortuna, non siamo le/i soli/e. Ma dato che il fango contro Femminismo a Sud pare destinato ad aumentare, ora che perfino le grandi firme di quotidiani nazionali su facebook rilascerebbero dichiarazioni contro di loro, bisogna che io racconti che da due giorni tento di discutere con un pezzo di Se Non Ora Quando, di cui fanno parte alcune delle giornaliste impegnate contro FaS, e in due giorni mi hanno dato della fascista, berlusconiana, finanche “troppo giovane”, perché quando non ci sono argomenti per difendere l’indifendibile si passa alle accuse gratuite e perfino il fatto che ti diano della “giovane” ovvero dell’immatura, togliendo peso e valore alle cose che dici, a me sembra un insulto.

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Piango lacrime di serie B

Scritto da Meno e Pausa, una di noi:

Non capisco. Dico davvero. Sto qui a chiedermi perché sto consumandomi la vita appresso alla precarietà, alla ricerca di un lavoro mediamente soddisfacente, accontentandomi di fare cose malpagate e faticose, o cose malpagate, in nero, avvilenti e poco gratificanti, che posso farmele piacere giusto in virtù del fatto che ho senso dell’ironia e forza sulle spalle. Sto a chiedermi perché invece che aprirsi le porte mi si chiudono davanti, una per una, prima quella del contratto regolare, poi quella del diritto ad un lavoro retribuito, qualunque esso sia, poi quella di una pensione.

Io non ce l’avrò mai una pensione e sono a piangere miseria e a cercare una via d’uscita che se non fosse che ho cervello e un coraggio da leoni, o forse solo incoscienza, perché mi aggrappo ai sogni, già sarei morta di depressione, di suicidio.

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Sono precaria e sono in movimento!

Eccomi qua, a scrivere per la prima volta in uno spazio a cui sono legata ormai da molto tempo, un posto in cui hanno trovato rifugio molte storie, molte vite narrate da voci che mi hanno fatto sorridere e riflettere, immalinconire ed incavolare. Perché le parole fanno questo, ti restituiscono la bellezza di esistere e quando questa bellezza puoi condividerla con altri, allora senti quasi di appartenere a qualcosa, riesci ad individuare una radice fra i frammenti esplosi della tua esistenza.

La mia radice, quello che mi lega al progetto Mala Femmina, ciò che mi identifica in questa fase della mia vita è il mio essere una precaria. Una fra tante. Una delle tante.

Sono precaria. Sono in continuo movimento. Compongo e scompongo le mie esperienze, i saperi, le competenze. Adatto attitudini e capacità a quello che mi viene chiesto, se mi viene chiesto, quando mi viene chiesto. Maneggio tutto con cura, come fossero pezzi di un puzzle in cui ideare incastri sempre nuovi.

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