Progetti precari per il futuro

Se esiste una statura per i cervelli Lei ce l’ha alto. Ultraquarantenne, bella, di una bellezza fascinosa, non come le figure patinate, attraente, sensuale, intelligente, ironica. Conosciuta oggi a pranzo, mentre litigava con una specie di dessert che stava sventrando per ricavarne solo la ricotta e si fermava a dire “mo’ basta!”. Meridionale, quel tanto che basta a dire che le meridionali spaccano, con figlia al seguito, pure lei bella, intelligente, vent’anni di meno ma una copia della madre.

Due donne intelligenti allo stesso tavolo, che si scambiavano battute taglienti, si prendevano per il culo, prendevano in giro il mondo. Due precarie, manco a dirlo, l’una più precaria dell’altra.

Che ci facessero qui non so dirlo e neppure lo chiedo. Sarà questa specie di benedizione che mi fa arrivare ogni tanto qualche soggetto interessante giusto per rendere più accettabile il mio ciclo di schiavitù precaria.

La figlia ha quasi terminato gli studi e lavoricchia-icchia-icchia un po’ ovunque.

“Al momento faccio telefono erotico e devo imitare la voce di una trans brasiliana…”

“???”

“Si, perché rispondo a più linee, con voci diverse e parlate diverse ma sono sempre io, perciò…”

“Hai mai pensato a diventare una imitatrice professionista?” – rido e la prendo in giro.

“Potrei ma per ora mi esercito… devo perfezionarmi e quando sarà il momento mi darò al cabaret…”

La madre ride. Ridono entrambi, complici, fantastiche, con quel livello di complicità che può esistere soltanto tra madre e figlia, tra due donne intelligenti, che si conoscono a fondo e che apprezzano l’una dell’altra gli sforzi che fanno per vivere e rendersi autonome.

La madre ha finito gli studi da un pezzo, ha un curriculum lungo un chilometro, mille esperienze lavorative e un punto interrogativo per il futuro.

“Io ho il problema di essere troppo qualificata, troppo adulta, troppo troppo… Essere troppo qui non paga. Bisogna essere *meno*. E io non sono *meno*. Io sono *più*.”

E mi gira la testa perché madre e figlia giocano con le parole che rimbalzano da una bocca all’altra come se per loro le parole fossero palline da tennis. Spettacolari.

“E come fai?”

“Uh… guardo al futuro… potrei darmi al cabaret con mia figlia o potrei fare il telefono erotico pure io. Potrei darmi alla video chat erotica… hai mai fatto cose zozze davanti ad una web cam tu?”

“Fammici pensare? No, non credo, non pervenuto, ma è un’idea!”

“Ecco, è una esperienza. Ti apre le porte alla professione. Da lì capisci se puoi fare la porno star oppure no…”

Io rido perché il suo è un discorso semiserio, di quelli che di solito faccio io. So che sta facendo del sarcasmo, che usa l’ironia per parlare di cose complesse ed è quel cinismo ironico tra madre e figlia che mi affascina molto.

“Ma secondo te io potrei aspirare ad una carriera di quel genere?” – chiedo maliziosa.

“Secondo me tu potresti fare tutto! Che poi, se non ci sei passata effettivamente non lo sai, ma con le cose di sesso a distanza è tutto più semplice…”

“???”

“Si si. A distanza godono di immaginazione, sono precocissimi e non sporcano…” – ride e ride pure la figlia.

“Effettivamente…” – e io sono spiazzata perché in genere sono io quella che sorprende e scuote le conversazioni e invece ora c’è questa donna che si è pure riprodotta, accidenti a lei, che mi fa una concorrenza spietata e ha una risata magnifica.

“E tu che fai in questo posto dimenticato da Dio?”

“Eh… che ci faccio… me lo chiedo spesso anch’io… diciamo che lavoro…”

“Intrattieni gli ospiti?”

“Qualcosa del genere…”

“Vedi che lavorare a distanza è meglio? Tanto, vogliono sempre la stessa cosa. Tu fai finta di dargliela e loro pagano e tutti siamo felici e contenti.”

“E tu cosa fai?”

“Prima o poi scriverò un best seller…”

Eccola, Ce n’è un’altra, penso tra me e me, di precarie che inonderanno le librerie di libri ben scritti e che hanno imparato a usare le parole per qualcosa di diverso che non siano i curriculum.

“Ci sto pensando anch’io…”

“Ah si? E tipo, cosa?”

“Non so, una cosa di vampiri, la butto lì, così faccio un sacco di soldi e invento una casa per precarie scrittrici…”

“Vampiri?Ah beh, allora, basta che prendi una storia, metti un po’ di sangue e due dentoni ed è fatta. Semplice.”

“Infatti si…” – ridiamo.

“Io pensavo di darmi alle sceneggiature porno. Ho fantasia per le inquadrature e poi mi piacciono quei modi di dire, interno giorno, esterno notte, che di interno ed esterno nei porno c’è poca roba ma è bello uguale… ” – mi prende in giro e si prende in giro.

“Io faccio il sonoro. Posso doppiare tutte le voci, so fare quella da uomo, da gay, da trans, da donna…” – contribuisce la figlia.

“Perfetto… allora quando cominciamo?”

“Anche subito!” – per suggellare l’accordo mi offrono un bicchiere di acqua minerale. Cin cin e poi ciao ciao perché io torno al lavoro e loro vanno a prendere un po’ di sole in piscina.

Belle, sono belle. E le rivedo stasera. Grazie a santa precaria che mi manda queste persone così strepitose.

Buona giornata!

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