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Sono precaria: le Snoq, mi rappresentano o sono di un ceto differente al mio?

Grande discussione con un pezzo delle Snoq (in corrispondenza del post liste e femministe), protagoniste donne che in questi giorni si sono divertite ad associare il termine pallottole all’antifascismo delle ragazze e dei ragazzi del collettivo di Femminismo a Sud. Mi sono sforzata di capire e infine ho anche esposto in termini personal/politici il mio punto di vista. Sapete cosa ha risposto Paola Tavella? Ha detto “Ronf”. E sapete cosa ha detto Marina Terragni? Più o meno che Snoq è trasversale e che loro stanno benone così (sul suo blog aveva scritto “la precaria antifascista, no!”). Non so, ma se io ti dico che tra pochi giorni non so come campare perché il mio lavorino precario sta per finire e se ti dico che un mio argomento preminente è quello che discute di precarietà, e lo vengo a dire a te Terragni, che hai scritto una cosa dedicata alla ministra Fornero dal titolo “La ministra più bella del mondo” e a tutte quelle che la pensano allo stesso modo, e mi si risponde più o meno con un “ronf” ho un gran problema a credere che queste donne, quelle di Snoq, abbiano a cuore i problemi delle donne, delle donne come me intendo. Non è me che rappresentano e mi chiedo: chi rappresentano allora?

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Io sto con Femminismo a Sud

Dovrei scrivere della manovra economica, del governo e delle sue soluzioni che ingrassano i ricchi e smagriscono noi precari/e e poveri/e. Dovrei, certo. Poi però devo pensare che questo progetto, il progetto Malafemmina, è un pezzo di ispirazione nata nei corridoi virtuali di quella grande esperienza di rete e collettivo e lavoro e ricerca e umanità e scambio che è Femminismo a Sud.

E mi trovo in questi giorni sulla mia bacheca facebook a difendere qualcosa che appartiene a tutti/e e che per tutti/e lotta da un attacco feroce che arriva da un bel po’ di gente unita dallo stesso bisogno di offrirsi l’un l’altra supporto corporativo a suon di articoli in cui distribuiscono un bel po’ di fandonie contro Femminismo a Sud. Da queste parti sono tantissime le persone che vogliono bene a quel progetto e a quel collettivo e, per fortuna, non siamo le/i soli/e. Ma dato che il fango contro Femminismo a Sud pare destinato ad aumentare, ora che perfino le grandi firme di quotidiani nazionali su facebook rilascerebbero dichiarazioni contro di loro, bisogna che io racconti che da due giorni tento di discutere con un pezzo di Se Non Ora Quando, di cui fanno parte alcune delle giornaliste impegnate contro FaS, e in due giorni mi hanno dato della fascista, berlusconiana, finanche “troppo giovane”, perché quando non ci sono argomenti per difendere l’indifendibile si passa alle accuse gratuite e perfino il fatto che ti diano della “giovane” ovvero dell’immatura, togliendo peso e valore alle cose che dici, a me sembra un insulto.

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Centro per l’impiego alternativo cercasi

Siccome mi ci sento dentro al Progetto Malafemmina e siccome ho imparato ad amare queste Malafemmine che siamo come sorelle vere, di pelle e carne questa notte mi introduco (un po’ claudicante, lo ammetto) nel nostro spazio perchè ho bisogno di lanciare il nostro grido di guerra, per abbracciare Antonella fortissimo e per sentirmi utile e viva per lei e per tutte/i noi. Vi lascio quello che ho scritto d’istinto.

Questa sera ho due cose in mente.
Da un lato l’ultimo post di Antonella, il suo grido di dolore, l’asfissia di fronte all’ennesima necessità di ricominciare tutto da capo. La mancanza di forze, la stanchezza. Aria che manca. Ma chi ce la fa ogni volta a tirar fuori la grinta per ripartire da zero, mettendoci l’entusiasmo che ti richiedono, il bel sorriso di chi quel nuovo “a progetto” lo stava cercando proprio da una vita (ed è per quello che ha mollato il posto precedente, mica perchè il mondo è precario). Perchè quando ricominci da zero mica puoi essere te stessa. Mica puoi essere quel piccolo rottame che deve pagare l’affitto e le bollette, che si preoccupa per la famiglia, che non ce la fa più a rimettere insieme i cocci di quella speranza che per l’ennesima volta si è rotta. No. Devi averci la grinta di un lottatore di sumo, devi averci il fisico tonico e il sorriso patinato. Far vedere che non è per bisogno ma per passione. E pensa te che passione può mai averci uno per andare a vendere un ambaradan qualsiasi alle porte del vicinato per una provvigione inesistente (perchè questi son gli unici lavori che abbondano).
Comunque. C’ho in mente quell’atmosfera lì. Quell’aria che tante volte ho annusato. Le spalle un po’ più curve. E vorrei far qualcosa.

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